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A Merano e dintorni per una «fuga dalla realtà»

Dopo una settimana sul Lago di Molveno, dunque – rinomata località del Trentino ai piedi del Gruppo Dolomitico Brenta, nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta – partiamo finalmente per Merano, “perla” dell’Alto Adige. Scrivo finalmente perché Molveno, pur essendo un posto incantevole, offre poco in senso di accessibilità: molti esercizi pubblici, infatti, presentano ancora barriere architettoniche (in particolare negozi e bar) e le strade hanno spesso una pendenza troppo elevata anche per chi utilizza una carrozzina elettrica. Peccato, anche per i percorsi del parco a ridosso del lago (tutti in ghiaia), estremamente difficili da percorrere in carrozzina.

Un'immagine di MeranoLa partenza da Molveno è un poʼ complicata. Innanzitutto per la situazione meteorologica: alle 11 di mattina ci sono circa 8 gradi e noi siamo in t-shirt. Inoltre, il taxi che ci attende (della Cooperativa Taxi Trento) non è adeguato al trasporto della mia carrozzina, innanzitutto perché è dotato di rampe allungabili in alluminio con i bordi laterali troppo alti (sembra che per motivi di sicurezza le nuove rampe siano progettate così), per cui la mia sedia rimane incastrata e non può proseguire la salita. Dopo molti tentativi, quindi, risolviamo riempiendo le rampe di cartoni e di assi di legno. Inoltre, il taxi ha il tetto troppo basso, anche a causa della mia carrozzina Permobil che ha unʼaltezza di seduta piuttosto alta (55 centimetri). Sono costretto perciò a viaggiare per più di unʼora con la testa abbassata.
Purtroppo non è possibile richiedere unʼaltra auto perché oggi tutti i taxi adattati sono impegnati. Resta il fatto che a volte per i disabili basta una piccola distrazione (in questo caso non avere specificato di viaggiare con una carrozzina elettrica “grande”, ma comunque di dimensioni standard), per rischiare di incorrere in spiacevoli imprevisti, soprattutto quando si ha a che fare con i mezzi di trasporto.

Lʼarrivo a Merano è più confortevole. Lʼalbergo prenotato, il Kolping, non ci riserva sorprese, perché avendo consultato in precedenza il portale Alto Adige per tutti già conosco nei minimi dettagli le dimensioni del bagno, la disposizione dei mobili nella stanza, i corridoi, lʼascensore, il ristorante… insomma ogni particolare dellʼhotel. In realtà il sito Alto Adige per tutti è stato più di una semplice fonte informativa. Infatti, durante il soggiorno a Merano, è diventato, giorno dopo giorno, la nostra guida per le tante escursioni che abbiamo improvvisato, una sorta di “bibbia dellʼaccessibilità”.
Unʼora dopo lʼarrivo siamo già in giro per la città. Lʼalbergo si trova a circa un chilometro dalla Passeggiata Lungopassirio sulla riva destra del fiume, ovvero la principale strada pedonale, dove, tra fiori e opere composte di piante, è possibile rilassarsi sulle panchine allʼombra di un albero o al tavolino di un bar. Lungo la passeggiata si può inoltre ammirare il Kurhaus ed è disponibile una piccola terrazza sospesa sul fiume da cui osservare il flusso delle acque del Passirio da una prospettiva molto particolare.
Merano offre numerosi sentieri e giardini che oltre ad essere di conforto per coloro che desiderano passeggiare in tranquillità, vengono utilizzati anche come scorciatoie per raggiungere più rapidamente (anche in carrozzina) i vari quartieri della città.

L'accesso a un vagone della linea ferroviaria Merano-MallesIl giorno successivo siamo pronti per fare il nostro esordio sul treno della linea ferroviaria della Val Venosta, che collega Merano a Malles [su tale linea ferroviaria si legga, in questo stesso sito, un altro recente contributo, disponibile cliccando qui, N.d.R.]. La strada del nostro albergo (Via Cavour) è in pendenza e così ci rechiamo alla fermata del bus “pianeggiante” più vicina, ovvero a Piazza Fontana. Le fermate principali di Merano hanno il marciapiede alto e in questo modo si riduce (o si annulla del tutto) la pendenza della rampa di accesso al bus.
Dopo pochi minuti, quindi, arriva il mezzo: lʼautista lo accosta il più possibile al marciapiede, apre la porta centrale e spegne il motore. Scende e si appresta ad aprire manualmente la rampa facendomi entrare. Lo spazio riservato ai disabili si trova proprio di fronte alla porta ed è capiente. I passeggeri sono tutti molto pazienti e l’autista dimostra di conoscere bene la prassi per il trasporto dei disabili. Il bus riparte. Cʼè da dire per altro che attualmente non tutti i bus di Merano dispongono di pedane per i disabili. Un autista mi ha confidato che verranno montate gradualmente anche sui mezzi non ancora accessibili. In ogni modo per alcune linee vengono impiegate sempre vetture attrezzate per il trasporto dei disabili, tra cui la Linea 4 che nei giorni successivi sarebbe diventato il nostro mezzo di trasporto primario.
Arrivati in stazione, ci avviciniamo ai binari da dove parte la citata linea della Val Venosta. Forse è stato proprio questo il motivo principale della mia scelta di trascorrere una vacanza a Merano. Mi aveva ispirato, infatti, lʼidea di soggiornare in città, ma allo stesso tempo di poter raggiungere in breve tempo paesini e sentieri delle Alpi immersi nella natura, improvvisando alcune escursioni, per poi ritornare in albergo, in piena autonomia, allʼorario desiderato.
Per quanto riguarda lʼaccessibilità complessiva della linea ferroviaria devo ammettere che è stato fatto un lavoro eccezionale, sicuramente unico in Italia, rendendo accessibili tutte le diciotto stazioni. E per accessibili intendo fruibili anche dalle persone con disabilità in carrozzina senza l’aiuto dell’operatore. La distanza (lo spazio vuoto) tra i vagoni e le banchine è stata ridotta al minimo in tutte le stazioni e quindi anche chi si muove con una carrozzina elettrica come la mia, con le ruote posteriori di 7 pollici, può entrare e uscire dal treno senza difficoltà (tranne nelle ore di punta, quando bisogna farsi largo tra le decine di ciclisti! Unʼimpresa che con lʼesperienza può essere anche divertente).
Si può salire tranquillamente anche in carrozzina elettrica sulla Funivia del Texel (Monte Tessa), a RablàLʼunico problema lʼho riscontrato nella stazione di Merano dove la distanza (il vuoto) è leggermente più grande e quindi è necessario lʼintervento di un operatore che pone una piccola rampa di alluminio tra il vagone e la banchina. Cʼè da dire anche che con i modelli di carrozzine che montano ruote leggermente più grandi il problema non sussiste. Nella stazione di Merano, poi, è disponibile anche una banchina che ridurrebbe ulteriormente la distanza con il vagone; ignoro il motivo per cui non venga sempre utilizzata.
Proprio al binario di fronte a quello del nostro treno ho modo di ammirare i nuovi vagoni utilizzati nella ferrovia della Val Pusteria (costruiti in Svizzera dalla Stadler). Essi montano delle piccole rampe che si estraggono automaticamente allʼapertura delle porte; con questo “piccolo” accorgimento si risolve definitivamente il problema delle banchine.

La prima tappa scelta è Castelbello. Il viaggio è breve, ma intenso: il panorama, grazie anche alle enormi vetrate e alla giornata soleggiata, è magnifico. Ho solo un po’ di difficoltà nel tenermi fermo sulla sedia a causa degli scossoni provocati dal treno nelle curve, soprattutto nei primi minuti di viaggio. In circa quaranta minuti arriviamo a destinazione e usciamo dal treno senza nessuna difficoltà. Qui cominciano le nostre passeggiate tra i campi di mele.
Visto il successo, nei giorni successivi ripetiamo lʼesperienza e raggiungiamo le stazioni di Rablà e Malles, ultima fermata della ferrovia della Val Venosta che si trova a circa 18 chilometri dal confine con lʼAustria. A Rablà tentiamo una nuova impresa, salire cioè sulla nuova funivia del Texel (Monte Tessa). La strada per raggiungere la stazione a valle è un po’ lunga, ma una volta a destinazione, rimaniamo piacevolmente sorpresi dall’accessibilità della struttura. Alla biglietteria mi avvisano che a monte non avrei trovato strade asfaltate, ma sentieri piuttosto inaccessibili e che allʼuscita dalla stazione mi avrebbe accolto una discesa ghiaiosa molto ripida. Decidiamo ugualmente di prendere la funivia, magari solo per goderci il panorama, per poi fare ritorno alla prossima corsa disponibile.
Entriamo. I movimenti della cabina sono impercettibili, ci ritroviamo in soli cinque minuti a 1544 metri di altezza. Grazie anche alla funzione basculante della carrozzina, riesco comunque a percorrere per alcune decine di metri I Giardini di Castel Trauttmansdorff a Meranoi sentieri e a raggiungere la vecchia funivia. Lʼindescrivibile scenario e lʼassenza di rumori mi tranquillizzano. La carrozzina è intatta, ma penso che la prossima tappa dovrà essere meno rischiosa…

Nei giorni successivi decidiamo di visitare anche i Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano. A dire il vero la parola “giardini” ci aveva fatto pensare ad uno spazio decisamente più contenuto rispetto ai 12 ettari di superficie, con 7 chilometri di sentieri e circa 5.800 varietà di piante che ci siamo trovati di fronte. Nonostante il caldo, siamo saliti fino in vetta, dove, al termine della Passeggiata di Sissi, abbiamo potuto ammirare il paesaggio dalla piattaforma panoramica (sospesa nel vuoto).
Tutti i sentieri sono percorribili senza problemi in carrozzina; così come il Touriseum, il museo del turismo presente allʼinterno del castello, che è accessibile tramite ascensore. Ma occorrerebbe più di una giornata per visitare per intero (e senza fretta) lʼintera struttura.

Ci sarebbero tantissime altre cose da raccontare su questa meravigliosa vacanza. “Meravigliosa”, almeno fino a quando non abbiamo messo piede sullʼEurostar di Trenitalia per il ritorno dove, tra aria condizionata e servizi igienici guasti, siamo subito tornati nella realtà…