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Qualità non fa ancora rima con accessibilità

Persona con disabilità in ombra, su un bagnasciugaÈ per necessario rispetto del diritto di replica che diamo spazio alle “ricadute” di quanto segnalato qualche giorno fa dal nostro sito, con il testo di Pierpaolo Schiaroli, intitolato Accessibili ai disabili? Non sembra proprio (lo si legga cliccando qui). Si tratta della lettera inviata alla nostra redazione da Dianella Gori, titolare dell’Hotel Cannes di Bellaria, sulla Riviera Romagnola, albergo chiamato in causa da Schiaroli, che aveva raccontato le disavventure vissute all’interno di esso con il figlio in carrozzina, segnalando anche, a suo dire, l’immotivata presenza della struttura nella sessione Hotel per disabili di InfoAlberghi.
Dando poi spazio anche alla successiva, ulteriore lettera inviataci da Pierpaolo Schiaroli, facciamo nostro il suo intento di volere a questo punto ritenere chiusa la questione.

«Egregio signor Schiaroli, rimango alquanto sorpresa per la sua lettera/esposto nei confronti del nostro Hotel. Sorpresa e dispiaciuta soprattutto per la versione approssimativa che lei espone nella stessa, facendo un quadro non corrispondente alla realtà dei fatti, così come si sono svolti e di come sono oggettivamente. È necessario perciò che io precisi quanto segue.
Parto subito dalla sua affermazione, ovvero che “l’Hotel Cannes non è affatto adatto ai disabili”. È vero e io stessa glielo avevo comunicato durante il nostro contatto telefonico. Ho visto che sul portale InfoAlberghi.com ci vengono attributi servizi specifici che non abbiamo; è un errore non per colpa nostra. Le assicuro che ho già protestato e l’ho fatto correggere. Non esistono simboli che possono trarre in inganno né sul nostro sito hotelcannes.it, né sull’insegna all’entrata. Se altrove sono rilevabili, spero di no, saranno rimossi. Ma voglio andare con ordine ed entro nel merito delle sue contestazioni.
Lei telefona qualche giorno prima del 20 agosto e chiede la disponibilità di due camere per quattro persone per due notti, aggiungendo che uno dei due figli è in carrozzina. Io le dico subito che come struttura non abbiamo, nelle camere, bagni attrezzati per persone disabili. Dichiarazione che, a fronte di specifiche richieste, faccio sempre per informare correttamente delle caratteristiche del nostro hotel. Tant’è vero (si ricorderà signor Schiaroli!) che lei mi risponde: “Questo non è un grande problema”. Aggiungo, nella nostra conversazione telefonica, che non ho a disposizione le due camere richieste, ma solo una camera comunicante. Lei al momento non conferma, mi richiama nella stessa giornata e mi dice che le va bene anche la camera comunicante.
Purtroppo, al suo arrivo, il giorno 20 agosto, la camera comunicante non si era liberata perché la famiglia che la occupava ha avuto la figlia ammalata, dovendo così posticipare la partenza. Di fronte a questo evento non previsto, ho provveduto a mettere a disposizione due camere (come da lei inizialmente richiesto!): una all’interno dell’hotel (camera con letto matrimoniale); e una nella villetta confinante con accesso autonomo.
Lei afferma che “all’ingresso dell’albergo c’è un gradino alto circa 20 centimetri”. Non è vero perché non vi è alcun gradino, ma un marciapiede in granito di 8 centimetri (misura precisa), per superare il quale abbiamo un piccolo scivolo alla bisogna installato. È vero che dalla porta del bagno della camera in hotel la carrozzina non ci passava, ma le abbiamo messo a disposizione l’uso esclusivo del bagno nel corridoio del piano.
Questi i fatti come si sono svolti. Mi consenta però di aggiungere altri aspetti che ritengo determinanti nel valutare la vicenda:
a) L’Hotel Cannes, sorto nel 1964, non è una struttura, pur adeguata negli anni con continui investimenti e migliorie, e aderente al Consorzio “Piccoli Alberghi di Qualità”, attrezzata per persone disabili. Infatti nel nostro sito hotelcannes.it non viene certo esposto il simbolo del servizio specifico, così come è ben chiaro in tutte le dichiarazioni presentate all’Autorità Amministrativa.
b) L’albergo ospita da sempre persone con handicap e non ha mai riscontrato lamentele sia perché informiamo con scrupolo dei limiti architettonici della nostra struttura e sia perché cerchiamo di sopperire con soluzioni idonee alle necessità dei nostri ospiti. Testimoni di ciò sono le numerose famiglie con ragazzi disabili che ci frequentano, ma soprattutto istituti pubblici (uno di Torino e uno svizzero di Bellinzona) che hanno utilizzato e utilizzano la nostra struttura.
c) Nella vicenda in questione, io le avevo fatto subito presente di come eravamo strutturati e anche nel suo caso abbiamo cercato di fare del nostro meglio per non arrecare alla sua famiglia disagi: il bagno ad uso esclusivo, la possibilità di parcheggiare di fronte all’albergo spostando altre auto e ogni altra attenzione che potesse essere utile. Probabilmente è stato insufficiente e ce ne dispiace.
d) Vedo su internet che lei spesso si lamenta delle sistemazioni alberghiere e che gli hotel frequentati sono carenti dei servizi per disabili. Ha le sue ragioni, non ne dubito. Conosco anch’io, in tanti anni che faccio questo mestiere, le insufficienze dell’organizzazione alberghiera italiana. Però, signor Schiaroli, e qui sta il punto per ciò che mi riguarda, io l’avevo ampiamente informata dello stato delle cose e, insisto, abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare.
e) Infine, lei chiede che ci sia vietato di esporre il simbolo di accessibilità. Richiesta legittima, ma noi non abbiamo mai esposto tale simbolo né fatto richiesta per averlo. Se c’è stata una cattiva informazione sul portale, le assicuro che non è dipeso dalla nostra volontà. E sono sicura che in futuro l’errore non si ripeterà. Bastava però una sua lettera diretta o una sua comunicazione appena arrivato in hotel. Invece ha preferito altri mezzi. Probabilmente avrà la sue buone ragioni. Ma almeno racconti con equilibrio lo svolgimento dei fatti. Grazie. Spero che questa mia esposizione sia servita ad evitare una rappresentazione deformata della vicenda e per un corretto approccio su ciò che è avvenuto.
Dianella Gori – Hotel Cannes».

Un'immagine aerea del litorale di Bellaria, sulla Riviera Romagnola«Avrei preferito evitare, ma mi vedo costretto a replicare – e non lo farò ulteriormente, perché ritengo chiusa la questione – alle affermazioni della signora Gori dell’Hotel Cannes. Che la mia lettera sia un po’ approssimativa è un’opinione della signora Gori, a me sembra alquanto precisa e puntuale nel riportare i fatti: comunque, chi vuole può mettere a confronto le due lettere e valutare quale sia quella approssimativa.
Detto che non ho la registrazione della telefonata e che quello che affermo io potrebbe avere lo stesso valore di quello che afferma la signora, faccio nuovamente presente quanto segue:
– premesso che ritengo alquanto improbabile che l’hotel non fosse a conoscenza di quanto riportato nel sito di InfoAlberghi (ma questi non sono problemi miei), per quanto riguarda i loghi di accessibilità per disabili invito la signora Gori a recarsi all’inizio della via dove si trova il suo albergo: quello che ho visto io e che possono vedere tutti (a meno che nel frattempo non sia stato rimosso), che cos’è?;
– la cosa di cui mi sono maggiormente preoccupato (dati i precedenti con un altro albergo, ma dove alla fine siamo stati trattati ben diversamente) è stata quella che ci fossero porte di dimensioni maggiori di 60 centimetri e ho avuto ampie rassicurazioni al riguardo: la conclusione è stata che i maggiori problemi li abbiamo avuti con le porte;
– il bagno comune che mi ha messo a disposizione non era affatto ad uso esclusivo, tanto è vero che al nostro rientro, la sera, la chiave di tale bagno era sulla porta di esso e non nella nostra camera dove l’avevo lasciata io;
– per lo scivolo per il marciapiede di 8 centimetri (oppure 20, dipende dal metro che si usa: fatto sta che mio figlio riusciva a superarlo con difficoltà nonostante il mio aiuto e chi va in giro in carrozzina sa bene quanto possono essere alti i marciapiedi per essere superati più o meno autonomamente), avrei dovuto fare richiesta in carta da bollo? Visto che voi eravate lì, non potevate “metterlo a disposizione”?
– Capisco che
la signora Gori non possa ricordare esattamente tutto ciò che avviene in albergo, ma dovrebbe ricordare che sia io che mia moglie abbiamo protestato all’arrivo per tutte le questioni che ho riportato nella mia lettera: forse lo abbiamo fatto troppo educatamente, tanto da vederci rifiutare anche un piccolo sconto.
Infine, non ho capito come fa la signora ad affermare che io mi lamento spesso delle sistemazioni alberghiere e via dicendo: infatti, il solo albergo di cui mi sono lamentato è stato il suo!
In conclusione: io ritengo di aver raccontato i fatti esattamente come sono avvenuti e non ho nulla da rimproverarmi né da recriminare. Chi vuole, può andare a verificare di persona. Io il mio scopo l’ho raggiunto o almeno spero: legga attentamente le conclusioni della mia lettera, cara signora Gori, così forse capirà quali sono le mie motivazioni, ovvero che nessun altro si trovi nelle mie stesse condizioni.
Pierpaolo Schiaroli».

Come dicevamo all’inizio, riteniamo di avere esaurito a questo punto il nostro compito informativo, dopo avere concesso il doveroso spazio alla questione, lasciando ai lettori il giudizio e unendoci semmai anche noi al signor Schiaroli nell’invitare, chi lo vorrà, «a verificare eventualmente di persona».
Solo un paio di annotazioni, la prima delle quali per dare effettivamente atto all’Hotel Cannes che, come scritto dalla signora Gori, ora esso non fa più parte dell’elenco di “Hotel per disabili” proposto dal sito InfoAlberghi (lo si veda cliccando
qui).
La seconda considerazione fa riferimento invece al fatto che quella struttura di Bellaria – come segnala con orgoglio la stessa titolare – fa parte del Consorzio “Piccoli Alberghi di Qualità”, strutture della Riviera Romagnola «in cui si vive – come leggiamo nel
sito dedicato – una speciale atmosfera fatta di ambienti caldi, familiari e personalizzati e che per generazioni di turisti italiani e stranieri da sempre rappresentano un punto d’incontro. Qui, infatti, avvengono scambi d’idee e valori tra chi ospita e chi è ospitato e nello stesso tempo fare amicizia è estremamente naturale e spontaneo». Ebbene, quando arriverà il giorno in cui si potrà pretendere che tra i requisiti “di qualità” di quei “piccoli alberghi” vi sia anche l’accessibilità? E quando finalmente succederà che tutti possano «fare amicizia in modo estremamente naturale e spontaneo», anche le persone con ogni tipo di disabilità? (S.B.)