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Le parole non servono più

In primo piano dito puntato, sullo sfondo faccia sfuocata di uomo«La vita indipendente e la libertà non si conquistano solo con le parole: servono strumenti e servizi», lo dichiara con durezza Davide Cervellin, già presidente della Commissione Handicap di Confindustria, in una nota che nell’imminenza della Terza Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità di Torino, punta il dito sui mancati interventi e finanziamenti da parte dell’attuale Governo in ambito di disabilità.
In tal senso Cervellin centra la propria attenzione soprattutto su un tema già sollevato anche recentemente da queste colonne, dove egli stesso aveva scritto: «È davvero grave che il Decreto sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e sulle forniture protesiche e tecnologiche per la salute delle persone con disabilità – già firmato dal precedente ministro della Salute Livia Turco e non pubblicato, dopo ulteriori lunghe discussioni che si protraggono in un confronto serrato a partire dal 1999 tra Regioni e Ministero, associazioni professionali di categoria (Federottica, associazione degli audioprotesisti, quella dei tecnici ortopedici), medici specialisti, associazioni dei disabili e aziende produttrici e distributrici – non sia ancora pronto per diventare legge [il testo integrale che contiene questa citazione è disponibile cliccando qui, N.d.R.]».
Oggi Cervellin, che è anche presidente della Società Tiflosystem, rincara la dose, sottolineando come «giri sulle scrivanie ormai da dieci anni un fascicolo di carte riguardante una norma per regolamentare la fornitura delle protesi e degli ausili, per realizzare al meglio la qualità della vita di noi handicappati. Ma nulla: il sottosegretario Francesca Martini, che di questa materia forse non riesce a comprendere molto, non è riuscita a trovare la stesura definitiva che accontenti innanzitutto le persone disabili e poi le aziende produttrici e le Pubbliche Amministrazioni».

In questo contesto, assai scarsa è la fiducia dell’ex presidente della Commissione Handicap di Confindustria sui risultati concreti che si potranno ottenere a Torino. «Così ancora una volta – dichiara infatti – a Torino, il 2 e 3 ottobre, si farà una grande parata, sciorinando buoni propositi, parlando di Convenzione dell’ONU ed elencando chissà quali meraviglie, senza però di fatto risolvere nulla. È proprio miope la politica, poiché non sa vedere che in questo momento di difficoltà economica, rispondere ai bisogni delle persone disabili è una risorsa per mettere in movimento “l’economia buona” e un’occasione per migliorare la qualità della vita di tutti».
«Ai nostri milioni di disabili in Italia – conclude polemicamente Cervellin – non rimane dunque che la “prigionia” nelle loro case o restare rinchiusi nei “moderni cottolenghi”. Già, perché dopo tante parole spese, convegni, seminari e conferenze sull’integrazione, sull’inclusione, sul diritto di cittadinanza per tutti, eccole lì, le persone disabili, nelle moderne residenze socio-assistenziali, nei villaggi della speranza, nelle residenze magnolia, nelle case bucaneve, nei centri ataltantis o betulla. Nomi di fiori, di piante, ma la sostanza resta la marginalità sociale, la ghettizzazione, come accadeva in passato, ciò che nel nuovo Millennio avremmo voluto vedere cancellato per sempre». (S.B.)