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Non si dovrebbero pagare quelle telefonate per l’assistenza in treno

Treno con il mare sullo sfondoLeggendo un articolo riguardante la stazione di Rapallo (Genova), ho notato la dichiarazione della responsabile dell’Ufficio Stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato circa l’assistenza che viene prestata ai disabili.
La signora in questione informava che i disabili «possono usufruire di un numero per chiedere assistenza, telefonando dodici ore prima e prenotando così l’intervento». Quello che però non veniva detto – penso per pudore o forse per imbarazzo – è che si tratta di un numero a pagamento, come si legge anche negli annunci in stazione e sul sito di Trenitalia: «È possibile richiedere assistenza chiamando il Numero Unico Nazionale 199 30 30 60. […]  Attivo tutti i giorni, festivi inclusi, dalle ore 7 alle 21. Tariffe da rete telefonica fissa (IVA inclusa) – scatto alla risposta: 6,12 centesimi di Euro; tariffa conversazione al minuto 2,64 centesimi di Euro. Tariffe da rete telefonica mobile: il costo varia a seconda dell’operatore mobile».

Ora, mi domando, ma proprio non era possibile istituire un numero verde gratuito, invece che far pagare ai disabili un ulteriore balzello? Tra l’altro, nel nuovo Regolamento Europeo si legge, all’articolo 19, comma 2, che «le prenotazioni e i biglietti sono offerti alle persone con disabilità e alle persone a mobilità ridotta senza costi aggiuntivi» [si fa riferimento al Regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007, relativo ai Diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, entrato in vigore il 3 dicembre 2009 e di cui ci siamo occupati con il testo disponibile cliccando qui. Il Regolamento si può leggere integralmente cliccando qui].
Quindi, nel caso della richiesta di assistenza “a pagamento” siamo in presenza di un addebito del tutto illegittimo.

Trenitalia si è affrettata a usare il nuovo Regolamento per adeguare al minimo previsto (ma non obbligatorio!) le prescrizioni in termini di risarcimenti e rimborsi in caso di ritardo, ma non certo per applicarne le norme che vanno a vantaggio del passeggero, soprattutto quando questi è disabile.
Che dire, una grande tristezza e, se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore riprova della completa perdita di ogni risvolto e finalità sociale da parte di un’azienda che resta tuttavia a completo carico dello Stato.
Penso che come minimo il Ministero del Tesoro – azionista di riferimento del Gruppo FS – dovrebbe chiedere all’azienda di applicare il nuovo Regolamento Europeo in tutti i suoi punti, e non solo dove fa comodo, e inoltre di rendere gratuito e non a pagamento il numero di richiesta assistenza per le persone con disabilità.
Speriamo vivamente che il Governo, attraverso i Ministri competenti (Tesoro, Trasporti, Welfare, Sanità) possa attivarsi in questo senso e chiediamo quindi a tutti i parlamentari, di tutte le forze politiche, di impegnarsi in uno sforzo comune per ottenere questo risultato.
Chiediamo inoltre anche alla Regione Liguria di farsi portavoce di questa istanza e ci rivolgiamo quindi all’assessore ai Trasporti Vesco e al presidente Burlando perché si ponga rimedio a questa situazione di palese ingiustizia verso persone che già devono affrontare tanti problemi e si vedono ulteriormente penalizzate da norme illegittime.

*Coordinamento dei Pendolari Liguri. Una versione qui leggermente riadattata del presente testo è già apparsa nel blog Pendolari Liguri.