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In Sardegna non bastano più le «misure tampone»

Sono stati in tanti a manifestare a Cagliari il 19 gennaio, contro i tagli ai piani personalizzati delle persone con disabilità (foto di ABC Sardegna)«Legacoopsociali Sardegna prende positivamente atto dell’impegno annunciato alle associazioni della disabilità dall’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori e fino all’esito promesso, esprime vicinanza agli utenti interessati, alle loro famiglie, alle operatrici e agli operatori che per effetto dei tagli operati vedranno ridotte le risorse poste a disposizione dei singoli progetti».
Lo dichiara in una nota Vincenzo Porcu, coordinatore regionale di Legacoopsociali Sardegna, riferendosi alla risposta proveniente dalla Giunta Regionale alle istanze espresse con forza nelle scorse settimane dal movimento delle persone con disabilità, che ha portato anche – il 19 gennaio scorso – a una manifestazione a Cagliari contro i tagli ai piani personalizzati per le persone con disabilità grave (Legge 162/98), cui hanno partecipato più di quattrocento persone con disabilità e di loro familiari, insieme a operatori, volontari e amministratori locali (se ne legga nel nostro sito cliccando qui).
«Intendiamo cominciare il cammino – sono state le parole dell’assessore regionale alla Sanità – verso una rivisitazione complessiva dei criteri e dei parametri per i finanziamenti dei piani personalizzati della 162».

E tuttavia – con toni analoghi a quelli usati su queste pagine (se ne legga cliccando qui) da Alfio Desogus, presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – il presidente di Legacoopsociali Sardegna ritiene che non bastino più risposte parziali e limitate nel tempo.
«Si deve rilevare – annota infatti Porcu – che in Sardegna, da troppi anni, il governo dei processi di riordino e riqualificazione delle attività di riabilitazione globale, di inserimento lavorativo dei disabili, di sostegno all’integrazione scolastica degli alunni e degli studenti disabili e della stessa assistenza personalizzata appare contraddittorio e, talvolta, maggiormente determinato dai vincoli di bilancio che dalla scelta di qualificare le politiche e i servizi. Una condizione, questa, che, in taluni casi, rischia di pregiudicare l’ordinaria prosecuzione di interventi essenziali, compresi quelli rivolti ai bisogni dell’utenza in età evolutiva».
Per intervenire dunque su questa complessa condizione, «non sono sufficienti “misure tampone”, sollecitate dalla necessità di dare risposta a questo o quel, pur pienamente legittimo, gruppo di pressione, ma occorre un impegno articolato sulla condizione della disabilità e della non autosufficienza».
A tale scopo, Legacoopsociali richiede l’apertura di «un approfondito confronto con l’Assessorato Regionale alla Sanità e all’Assistenza Sociale e il pieno coinvolgimento delle Associazioni cooperativistiche nei tavoli tecnici e politici di discussione delle politiche sulla disabilità».

Altro punto irrinunciabile
, secondo il presidente di Legacoopsociali Sardegna,è che venga finalmente avviata, da parte della Giunta e del Consiglio Regionale, «la discussione del Piano Sociale Regionale, realizzando con essa il più alto livello di integrazione nelle risposte oggi parcellizzate e non coordinate ai bisogni della popolazione disabile e non autosufficiente, sotto il profilo della riabilitazione, dell’assistenza personalizzata, dell’integrazione scolastica e dell’inserimento lavorativo».
Proprio da questo, conclude Porcu, si dovrebbero «far discendere le decisioni di finanziamento, sulla base delle risorse già disponibili e da incrementare, impegnando la Regione Sardegna non solo a non scaricare sulla condizione dei disabili i tagli alla spesa sociale apportati anche quest’anno con la Legge Finanziaria dello Stato per il 2010, ma anche a rilanciare un nuovo welfare, nell’interesse di tutta la comunità regionale». (S.B.)

Si ringrazia l’Ufficio Stampa della FISH Sardegna per la collaborazione.