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I mille volti della discriminazione

Carrello del supermercatoAbito a Roma e da più di dieci anni mi prendo cura di una famiglia di amici composta da una madre anziana e da tre figlie con disabilità mentale (due anche sorde). Vista la nostra amicizia, mi permetto di “badare” ad alcune delle loro faccende domestiche: accompagnarle alle visite mediche, aiutarle a pagare le bollette ecc. Ho però sempre avuto un po’ di difficoltà nel fare la spesa perché non trovavo il tempo necessario (anch’io ho la mia famiglia e il mio lavoro quotidiano). E così, quando ho scoperto la possibilità di fare la spesa on-line sul sito della Coop, ho creduto di avere finalmente risolto il problema! Ho registrato dunque la mia cara amica Anna e ho iniziato a fare la spesa on-line.

Era molto comodo perché la spesa veniva consegnata nell’arco di due giorni, finché… non ho inviato il certificato di invalidità di Anna per usufruire della possibilità di non pagare le spese di consegna. A quel punto, improvvisamente, la consegna della spesa si è diradata: minimo quattro-cinque giorni, spesso una settimana e addirittura a volte mi sono trovata nell’impossibilità di inoltrare l’ordine perché tutte le fasce di consegna erano occupate.
All’inizio ho creduto che il servizio stesse andando sin troppo bene per la Coop, tanto che da parte di quest’ultima non si riuscisse a consegnare con la stessa velocità di prima. Ho continuato quindi a utilizzarlo per vari mesi, anche se non sempre era facile fare la spesa per la settimana successiva.
Un giorno, allora, ho voluto “fare una prova” e ho registrato la sorella gemella di Anna senza allegare l’invalidità. Miracolo! La consegna della spesa è avvenuta di nuovo nel giro di due giorni.
Ma allora?! Ingenuamente ho chiesto spiegazioni alla Coop e un dirigente mi ha candidamente spiegato che «le consegne degli invalidi – che non pagano le spese di consegna – seguono un percorso differenziato e non è possibile effettuarne più di un certo numero al giorno». Per questo, dunque, «le fasce di consegna si riempiono molto in fretta e bisogna attendere una settimana per ricevere gli ordini effettuati».

Credevo che i disabili potessero fare la spesa come i “normodotati”: mi serve una cosa, la ordino e mi arriva rispettando le precedenze. Invece il dirigente e tutti gli operatori della Coop mi hanno spiegato che «per i disabili non è così»: possono aspettare una settimana se finisce il latte o il sugo, devono prevedere cosa mangiare prima e dosare gli alimenti e i detersivi per non rimanerne senza.
Mi hanno anche spiegato che questa non è discriminazione – come sostengo io – ma che siccome i disabili non pagano la consegna, la Coop non ce la fa a sostenere la forte richiesta e “spalma” gli ordini dei “poveri handicappati” per venire incontro a chi invece la spesa la potrebbe farla anche con le sue gambe.
Scrivo “handicappati” perché in questo caso dalla disabilità si passa all’handicap. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, «l’handicap è la situazione oggettiva di difficoltà in cui viene a trovarsi il disabile nel processo di integrazione nella comunità». In altre parole questo vuol dire che Anna è disabile, ma quando fa la spesa alla Coop diventa handicappata.
Ma allora a questo punto l’agevolazione non la vogliamo proprio! I disabili non hanno bisogno della carità delle spese di spedizione per poi passare alla categoria B, C o che altro…

Voglio in conclusione ringraziare la Coop perché dopo tante parole e battaglie sui diritti dei disabili ci ricorda che non siamo tutti uguali: se sei così “fortunato” da non dover pagare le spese di consegna, devi fare andare avanti chi “sfortunatamente” è normodotato. Provare per credere!