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Quelle strisce blu che continuano a far discutere

Parcheggi con le strisce blu«Provvedimento destinato a far discutere», avevamo scritto qualche mese fa, commentando la Sentenza n. 21271 del 5 ottobre 2009, prodotta dalla Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, secondo la quale, all’interno dei parcheggi con le linee blu, devono pagare anche le persone che espongono il contrassegno per disabili, indipendentemente dal fatto che siano tutti occupati i posti riservati ai disabili stessi.
Per l’occasione avevamo per altro sottolineato che «le Sentenze di Cassazione – cioè di grado superiore a quelle dei giudici ordinari – risolvono la fattispecie, il caso, ma vanno “maneggiate” con cautela e lette con attenzione, sapendo che non hanno comunque facoltà di modificare la normativa esistente, né di estendere automaticamente l’applicazione della Sentenza ad altri casi simili». Non a caso avevamo anche segnalato come i Comuni di Parma e Ancona, ad esempio, avessero già fatto sapere che avrebbero mantenuto la gratuità sul parcheggio delle persone con disabilità all’interno delle linee blu (il testo integrale cui ci riferiamo è disponibile cliccando qui).

Ebbene, al di là delle “autocitazioni”, di cui ci scusiamo con i Lettori, oggi altre accese discussioni le registriamo a Napoli, dove la Lega per i Diritti degli Handicappati ha espresso in questi giorni «una dura protesta contro la decisione dell’Amministrazione Comunale partenopea di far pagare anche alle auto con a bordo disabili e che espongono sul parabrezza l’apposito contrassegno H la sosta negli spazi con strisce blu».
«Il provvedimento – sottolinea in una nota il presidente della Lega Federico Minutillo – si rifà ad un’assai discutibile Sentenza della Corte di Cassazione ed è palesemente inopportuno in una città come Napoli, dove i parcheggi riservati ai veicoli delle persone con disabilità sono del tutto insufficienti e il più delle volte occupati da non aventi diritto, dove la mobilità è gravemente ostacolata dal permanere delle barriere architettoniche, dove i mezzi di trasporto pubblico sono tuttora inaccessibili a chi è costretto su sedia a rotelle».
«Pertanto – conclude Minutillo – la Lega chiede al Comune l’immediato ritiro della disposizione che penalizza ulteriormente la già scarsa qualità della vita dei disabili napoletani, vessati dall’endemica carenza qualitativa e quantitativa dei servizi offerti e sui quali incombe recentemente pure la scure dei rilevanti oneri economici derivanti dalla compartecipazione alle spese socio-sanitarie».

Dal canto suo anche l’ANIDA di Napoli (Associazione Nazionale Italiana Diversamente Abili), in un comunicato stampa, si occupa della questione, ritenendo da una parte «condivisibile» il principio espresso dalla citata Sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui «dalla gratuità della sosta deriva un vantaggio meramente economico e non in termini di mobilità». La persona con disabilità, infatti, «con seri e gravi problemi di carattere motorio», secondo l’ANIDA «non chiede assolutamente né mance né elemosine»; e d’altra parte ne va sostenuto «il sacrosanto diritto di poter parcheggiare l’auto quanto più vicino è possibile al posto che deve raggiungere, così come stabilisce l’articolo 11 del DPR 503/96 (Circolazione e sosta dei veicoli al servizio di persone disabili). A tal proposito, si ricorda anche la Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici 1030, che già nel lontano 1983 recitava: “L’auto privata è stata riconosciuta come indispensabile ausilio protesico per le persone con limitate o impedite capacità motorie”. Quindi il parcheggio risulta assolutamente in linea con il principio costituzionale sancito dall’articolo 3 della Costituzione per l’uguaglianza di tutti i cittadini».
Il problema principale, dunque, resta, secondo l’ANIDA, quello di parcheggiare e non quello «di non pagare», dal momento che la persona con disabilità «ha il sacrosanto diritto di parcheggiare senza che le vengano create situazioni di disagio, tensione, preoccupazione e conseguente agitazione».
«La Sentenza della Corte Suprema di Cassazione – conclude la nota – ha sollevato un enorme problema, che mette in luce ancora una volta l’impossibilità dei portatori di handicap e/o Diversamente Abili, di attendere con una certa normalità alla propria attività; certamente questo compito non può essere devoluto alla Magistratura, che in ossequio alla legge accerta la sussistenza o meno di una violazione, la questione è prettamente politica».

Da parte nostra non possiamo fare altro che ribadire quanto ricordato inizialmente, ovvero che le Sentenze della Corte di Cassazione non costituiscono un fondamento normativo, ma solo un’interpretazione – pur autorevole – di una norma esistente, che anche se si pone in contrasto con quei provvedimenti di esenzione dal pagamento sanciti da alcuni Comuni, non toglie assolutamente valore a questi ultimi, come riferito, ad esempio, per i casi di Parma e di Ancona. A Napoli le cose sembra stiano andando diversamente. (S.B.)
 

Della questione il nostro sito si era già occupato con i seguenti testi:
– La Cassazione, le linee blu e i Comuni che continueranno a non far pagare il parcheggio, disponibile cliccando qui
– Ma siamo sicuri che non sia un danno alla mobilità? (Franco Bomprezzi), disponibile cliccando qui.
– Parcheggi tra le linee blu: perché quella Sentenza è discutibile (Raffaello Belli), disponibile cliccando qui.