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Sardegna: prima analizzare i bisogni, poi predisporre gli interventi

Particolare di carrozzina di fronte a una barriera su un marciapiede«È inaccettabile che la Regione non metta a disposizione le risorse necessarie a soddisfare le richieste di assistenza ai non autosufficienti gravi». Questa, sostanzialmente, la posizione espressa dai sindacati confederali (CGIL, CISL e UIL) e dei pensionati (SPI CGIL, FNP CISL e UILDP UIL), nel corso di un confronto avuto qualche giorno fa con l’assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali della Regione Sardegna Antonello Liori. Una posizione, questa, che rafforza ulteriormente la battaglia in corso da parte delle associazioni sarde di persone con disabilità e delle loro famiglie contro i tagli decisi dalla Giunta Regionale – tramite la  Deliberazione n. 55/33 del 16 dicembre scorso – ai progetti individuali per le persone con disabilità grave (Legge 162/98), da dieci anni vero “fiore all’occhiello” del welfare nell’isola. E il nostro sito sta seguendo da tempo la questione, che ha anche portato a una manifestazione a Cagliari cui hanno partecipato più di quattrocento persone con disabilità e di loro familiari, insieme a operatori, volontari e amministratori locali.

«Le argomentazioni avanzate da Liori – si legge infatti in una nota prodotta dalle organizzazioni sindacali – non soddisfano affatto le nostre aspettative. Il punto non è discutere di come dividere risorse insufficienti, ma trovare i fondi per garantire una risposta adeguata a tutte le richieste».
Nel corso dell’incontro si è detto che l’Assessorato intenderebbe rivedere i criteri di ripartizione, adducendo come ragione il fatto che la gestione delle pratiche è avvenuta senza un’analisi effettiva delle esigenze, ma esclusivamente sulla base delle risorse a disposizione. «Ma il punto di partenza – secondo i sindacati – dev’essere opposto, perché una politica sociale adeguata deve prima analizzare il bisogno dei cittadini e delle famiglie e poi predisporre un piano di interventi e finanziamenti conseguenti».
Occore altresì, continua la nota, «salvaguardare il principale pregio della Legge 162, ovvero quello di partire dalla personalizzazione del progetto di assistenza» e in tal senso «nessun taglio è possibile», perché «se qualcosa nell’attuazione della norma è andato storto, non devono pagare i più deboli, come sta avvenendo, ma bisogna trovare nuovi strumenti per soddisfare chi ha subito un danno a causa di scelte politiche e gestionali inadeguate».

«Chiediamo dunque all’assessore – concludono le forze sindacali sarde – di riqualificare la spesa sociale e sanitaria, tenendo conto dei diritti fondamentali dei cittadini. E ci aspettiamo che nei prossimi giorni ci venga inviata una proposta su questo aspetto e più in generale chiediamo un confronto non episodico, come è avvenuto sino ad oggi, sulle politiche sociali e sanitarie». (S.B.)

Di tali questioni il nostro sito si è occupato recentemente anche nei seguenti articoli:
– «Regalo di Natale» alle famiglie della Sardegna, disponibile cliccando qui.
– È inaccettabile il taglio di quei piani personalizzati in Sardegna, disponibile cliccando qui.
– Chiediamo una nuova fase per i progetti personalizzati in Sardegna, disponibile cliccando qui.
– Sardegna: contro quei tagli una mobilitazione ampia, spontanea, dal basso, disponibile cliccando qui.
– In Sardegna non bastano più le «misure tampone», disponibile cliccando qui.
– Sardegna: si tagli su ciò che si vuole, ma non su quei diritti essenziali, disponibile cliccando qui.
– Tutto il Terzo Settore della Sardegna a favore dei progetti personalizzati, disponibile cliccando qui.