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Lazio: quel Decreto sui ticket va revocato, sia per i minori che per gli adulti

In primo piano dito puntato, sullo sfondo faccia sfuocata di uomoIl Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha annunciato nei giorni scorsi un proprio ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio contro il recente Decreto del Commissario ad Acta per l’Emergenza Sanità nella Regione, Elio Guzzanti, secondo cui dal 1° aprile le persone con disabilità – minori compresi – dovranno pagare un ticket sui trattamenti di riabilitazione e mantenimento a loro indispensabili, dopo le indicazioni giunte al commissario dal Tavolo Nazionale formato dai Ministeri della Salute e dell’Economia.
Sulla stessa linea anche CODICI (Centro per i Diritti del Cittadino), così come pesanti critiche sono arrivate dal mondo politico laziale, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. «Ribadiamo ancora una volta – ha dichiarato ad esempio il consigliere regionale Augusto Battaglia – la nostra contrarietà al decreto del Commissario di Governo che impone ticket alle prestazioni riabilitative dei disabili. Abbiamo chiesto più volte al Commissario di revocare il Decreto che impone un ulteriore inaccettabile balzello a famiglie già duramente provate dal carico assistenziale e dai pesanti oneri che la presenza di un disabile comporta. Diamo dunque pieno sostegno al ricorso, augurandoci che il TAR possa abrogare con una sua rapida decisione un Decreto a nostro avviso anticostituzionale perché lede il diritto alla salute delle persone con disabilità che hanno diritto invece a cure gratuite e a progetti di vita personalizzati per una piena integrazione sociale».
Dal canto suo Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio, ha rincarato la dose, dichiarando che quel Decreto «non solo non va peggiorato, ma va revocato».

A dare visibilità alla notizia – finora passata relativamente “sotto traccia” – è stata nei giorni scorsi l’edizione romana del quotidiano «la Repubblica», che ha spiegato la sostanza del Decreto del commissario Guzzanti, dopo il via libera del Governo. «Il provvedimento – ha scritto in tal senso Cecilia Gentile – prevede una quota di compartecipazione per i pazienti adulti pari al 30% della tariffa complessiva. Dunque, per le attività riabilitative in regime residenziale, cioè con il ricovero in strutture sanitarie, il ticket da versare sarà di 35,64 euro per la prestazione che richiede un impegno definito “elevato” e di 29,44 euro per l’impegno “medio”. Per gli interventi in regime semiresidenziale il ticket sarà di 18,73 euro (impegno “elevato”), 14,98 (impegno “medio”) e 13,11 (impegno “lieve”). Ora, secondo le indicazioni arrivate sul Tavolo Nazionale formato dai Ministeri della Salute e dell’Economia, queste quote vanno estese anche ai minori».
A supporto viene poi citato un passaggio del Parere proveniente il 2 marzo dal Tavolo Nazionale, ove si osserva «che la quota di compartecipazione non è applicata ai minori – come recita il Parere stesso – e ciò non è coerente con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 29 novembre 2001 [“Definizione dei livelli essenziali di assistenza”, consultabile cliccando qui, N.d.R.] che non esenta i minori dal pagamento della compartecipazione».

Concludiamo quindi come avevamo iniziato, ovvero con le posizioni espresse dal Movimento Difesa del Cittadino, tramite il suo presidente Antonio Longo («le famiglie che hanno un bambino con handicap sono già state pesantemente colpite dai tagli per gli insegnanti di sostegno. Adesso dovranno accollarsi anche questi ticket vergognosi»), restando naturalmente in attesa dei prossimi sviluppi. (S.B.)