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E la Maratona di Roma si è aperta con lo striscione «Si alzi chi può»!

Alex Zanardi ha vinto la Sedicesima Maratona di Roma nella categoria handbikeÈ con la Maratona di Roma del 21 marzo che la FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paratetraplegici) ha lanciato la sua Campagna di sensibilizzazione nazionale, culminante il 4 aprile con la Giornata della Persona con Lesione al Midollo Spinale, denominata Si alzi chi può. Di tale evento ci siamo già occupati (se ne legga ad esempio cliccando qui e qui) e continueremo a farlo. Qui diamo spazio proprio a quel grande avvenimento sportivo, con la bella testimonianza di Daniela Domenici e l’intervista concessa per il sito della FAIP a Giuliano Giovinazzo da Enzo Jamundo, responsabile del settore disabili della Maratona di Roma, oltre che vincitore della stessa nel 2003. (S.B.)

Il giusto spazio a quei formidabili atleti
di Daniela Domenici
Il giorno prima della sedicesima Maratona di Roma ci siamo fermati allo stand dove gli atleti disabili iscritti ritiravano il pettorale, per parlare un po’ con i formidabili volontari – disabili e non – addetti a quella distribuzione e abbiamo imparato da loro molte cose su disabilità e sport e non solo. Intanto, molti forse non sapranno – e non lo sapeva neanche la sottoscritta, nonostante un marito maratoneta che corre tra i “normalmente abili” – che questi formidabili atleti, che a Roma erano ottanta, sono divisi in dieci categorie a seconda della disabilità (paraplegici T53/T54, T46, tetraplegici T51, tetraplegici T52, ipovedenti T12/T13, non vedenti T11, handbike A, handbike B, handbike C, sordi) e che Roma è una delle poche maratone al mondo a consentire una così ampia partecipazione a tutte le categorie, dando tra l’altro iscrizione e pernottamento gratuito a tutti i maratoneti con disabilità e premi per i primi tre di ciascuna categoria.
La categoria più numerosa, con quarantadue partecipanti, è stata quella dell’handbike, naturalmente, e già si sa della vittoria, con netto distacco, di Alex Zanardi, che l’ha voluta dedicare al compianto Franco Ballerini, commissario tecnico della Nazionale di ciclismo, scomparso improvvisamente da poco, che lo aveva spinto nel 2007, per reagire alla sua disabilità, a dedicarsi all’atletica.
I volontari disabili con cui abbiamo parlato allo stand appartengono all’Associazione Paraplegici (AP) di Roma e del Lazio, che opera sul territorio da più di vent’anni: provate a visitare il loro sito (www.apromaelazio.org), per vedere quante attività interessanti svolgono. Alcuni dei loro atleti erano iscritti alla maratona e Giusi, la loro appassionata segretaria – anche lei “rotellata”, come si autodefinisce il giornalista Franco Bomprezzi, me ne ha fornito i nomi – che riporto di seguito perché voglio regalar loro un momento di gloria: Rosario Brizzi, Lelio Loccia, Massimo Milani, Antonio Spica, Giovanni Salati e Yong Lin, cinese.

Come la notte prima di un esame
a cura di Giuliano Giovinazzo
L’adrenalina alla vigilia di una gara, la soddisfazione per il successo di una iniziativa. Questo e molto altro, a colloquio con Enzo Jamundo, responsabile del settore disabili della Maratona di Roma.
Enzo Jamundo, vincitore della Maratona di Roma nel 2003, e responsabile del settore disabili di questo evento di rilievo internazionale dal 2004, comincio dal chiederti se hai ripreso il fiato dopo la gara del 21 marzo. E dal punto di vista dell’atleta, sei soddisfatto della tua prestazione quest’anno?
Enzo Jamundo, responsabile del settore disabili della Maratona di Roma, che ha vinto nel 2003«Certamente. La notte dopo una maratona, a meno di dolori particolari, si dorme sempre meglio che la notte prima. La sera antecedente ad un evento del genere è un po’ come il giorno prima di un esame universitario, l’adrenalina e l’emozione iniziano a salire ed è difficile controllarle. Sono contento della mia prestazione, non pensavo di chiudere la maratona in 2 ore e 5 minuti perché quest’anno il clima non ci ha consentito di allenarci come si dovrebbe, e quindi sono maggiormente soddisfatto».

Riconoscimenti sono arrivati unanimi, e non è retorica affermare che la Maratona di Roma gode di un’organizzazione davvero sensibile e efficiente, che dà anima ad un’iniziativa così positiva. Riguardo al settore degli atleti con disabilità, che tu coordini, come valuti questa edizione, per logistica e risultati?
«Quest’anno la presenza di un campione come Alex Zanardi ha spostato l’interesse dei media, e di tutti i partecipanti, dagli atleti normodotati agli atleti disabili; pertanto la valutazione di questa edizione non può che essere eccellente. Basti pensare che per la prima volta si è parlato, nei titoli dei TG, della maratona degli atleti disabili. L’unica nota negativa è che per il primo anno abbiamo avuto al via una sola donna, mentre nelle precedenti edizioni la lotta per il podio era aperta anche alle atlete con disabilità».

Rispetto allo specifico dei primi classificati, Alex Zanardi, che citavi, ha ricevuto un’accoglienza molto calorosa a Roma, e l’ha ricambiata con una prestazione che infrange un record già impegnativo.
«Come ti dicevo, la sua presenza è stata la “ciliegia sulla torta”, una torta fantastica che tutto il mondo ci invidia. Alex è un bravo ragazzo, un grande campione ed è una persona capace di veicolare messaggi molto forti con parole semplici che centrano il bersaglio. Per me è stata un’esperienza positiva conoscerlo ed è motivo di orgoglio averlo avuto a Roma».

La FAIP ha nuovamente dato il via alla Maratona di Roma, per lanciare la sua Campagna da questo evento, che si presta particolarmente per i valori e l’entusiasmo rilanciati nel suo contesto. Un coinvolgimento forse ancora più importante rispetto allo scorso anno, grazie soprattutto all’attenzione dimostrata dal presidente Castrucci [Enrico Castrucci, presidente della Maratona di Roma, N.d.R.], che ha visto inoltre la partecipazione dei rappresentanti della Federazione alla premiazione e l’istituzione di un premio FAIP per i tre atleti con disabilità più veloci. Da persona con lesione al midollo spinale come valuti la partecipazione della FAIP alla Maratona?
«Il ringraziamento maggiore va sicuramente al presidente Enrico Castrucci e a tutto lo staff dirigenziale che fanno della Maratona non solo un evento sportivo, ma un evento culturale. Per me è un onore, così come per gli altri dirigenti della Maratona, ospitare la FAIP. Avrei voluto che la partecipazione delle persone con lesione spinale fosse stata maggiore, ma mi rendo conto che la domenica mattina è un giorno di riposo… Il premio FAIP, consegnato ai primi tre classificati, è stato un segno tangibile di integrazione tra la Maratona e la FAIP stessa».

Un tuo pensiero sulla Campagna della FAIP in corso fino al 5 aprile?
«Credo sia importante che la Campagna sia ogni anno più incisiva. Il messaggio che si porta dietro deve avere il massimo della diffusione possibile, ed è questo il motivo che ha convinto tutti i dirigenti della Maratona ad aprire, per il secondo anno consecutivo, con lo striscione Si alzi chi può».

Da questa sedicesima edizione è già possibile trarre qualche spunto per il futuro, da mettere in pratica nella prossima edizione?
«Come ogni anno riflessioni e spunti per le prossime edizioni non mancano mai, ma ora ci godiamo questo meritato riposo».