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Troppo frammentato, ma socialmente utile: il Non Profit secondo gli italiani

Realizzazioni grafiche che individua una serie di settori in cui è impegnato il Non ProfitDurante un incontro/dibattito recentemente organizzato a Roma dall’Istituto Italiano della Donazione (IID), sono stati presentati i risultati dell’indagine condotta dallo stesso IID e intitolata Non Profit, settore frammentato ma di certa utilità sociale: questa la percezione degli italiani, realizzata in collaborazione con l’Istituto GfK Eurisko.

La ricerca si compone di una parte quantitativa e di una qualitativa e da essa emerge innanzitutto che il numero dei donatori italiani (dai 15 anni in su) dal 2003 al 2010, dopo un picco del 31% registrato nel 2006 e nel 2007, diminuisce di anno in anno, registrando la peggior performance nel 2010 (24%), con una perdita di tre punti percentuali rispetto al 2009.
Dall’indagine quantitativa si ricava che questa diminuzione non è imputabile ai donatori regolari (coloro cioè che donano almeno una volta all’anno alla stessa Organizzazione Non Profit) che, al contrario, sono leggermente aumentati anche in periodo di crisi. Le cause invece sarebbero da ricercare nei cosiddetti donatori saltuari i quali, nel 2011, calano del 2% rispetto al 2008.
Un dato preoccupante è il fatto che solo il 17% degli intervistati ha sentito parlare di “Terzo Settore” e di questi solo il 66% ne conosce almeno approssimativamente il significato. Un risultato confermato anche dall’indagine qualitativa, dalla quale però emerge chiaramente come il termine “Non Profit” risulti più rappresentativo e di immediata comprensione.

«Molto interessante – sottolinea Franco Vannini, consigliere delegato dell’IID – è il dato che emerge interrogando gli intervistati sulla percentuale delle risorse destinate dalle Organizzazioni Non Profit al mantenimento della propria struttura: gli italiani pensano infatti che circa il 50% sia speso per stipendi, affitti e utenze varie, ma desiderano che questa percentuale scenda al 30%. In tal senso va rilevato che le Organizzazioni Non Profit efficienti – come i soci dell’IID – riescono a contenere le spese per la struttura, impiegando solo il 20% delle entrate, dimostrandosi così ancora più virtuose rispetto ai comportamenti auspicabili evidenziati dalla ricerca».

Indagando poi la rilevanza del Terzo Settore dal punto di vista economico, emerge che il 41% degli intervistati attribuisce ad esso una grande importanza, percentuale che sale fino al 74%, considerando anche coloro che ne danno un giudizio almeno positivo.
Considerevole è l’incremento di queste stesse percentuali, se ad essere messa sotto la lente è la rilevanza dal punto di vista sociale: il 68% degli intervistati, infatti, attribuisce al Terzo Settore un’importanza massima, percentuale che sale fino al 90%, considerando anche coloro che ne danno un giudizio più che positivo.
«Come da anni sostiene il nostro Istituto – sottolinea Maria Guidotti, presidente dell’IID – più della metà degli intervistati (55%) afferma che il Non Profit svolge un ruolo indispensabile nell’integrare i servizi offerti dallo Stato. Questo stesso dato aumenta fino a sfiorare l’80% se si aggiungono coloro che sono “abbastanza d’accordo” con questa affermazione. Al tempo stesso, però, non mancano le critiche a un settore percepito come eccessivamente frammentato (dato appoggiato fortemente dal 49%), troppo competitivo (46%), in cui si verificano spesso casi di truffe o imbrogli (45%), che si dimostra inefficiente, tanto da causare sprechi e dispersione di risorse (43%)».

Alla luce di tutti questi risultati, l’IID intende interrogarsi sulle sue capacità di rispondere alle esigenze di un Terzo Settore di sostegno al welfare nazionale. Oggi, infatti, l’Istituto si presenta come una realtà sempre più poliedrica, che dopo cinque anni si sta riposizionando all’interno del Terzo Settore italiano, per rispecchiare ancor più fedelmente le necessità di un sistema in continua trasformazione ed evoluzione, senza tuttavia abbandonare la missione originaria e le attività centrali, come accrescere il valore delle attività del Non Profit, rendendo le organizzazioni del settore un pilastro fondamentale, affidabile e di qualità per il sistema di welfare. In tal senso, durante l’incontro-dibattito di Roma è stata presentata anche la bozza della nuova Carta della Donazione – Edizione 2011 (il cui testo è scaricabile accedendo al sito dell’IID).
Sempre a Roma, infine, è stato presentato per la prima volta al pubblico il Progetto di Valorizzazione del Non Profit dei Territori, che si pone l’obiettivo di diffondere alti standard di eccellenza etica e gestionale nelle piccole Organizzazioni Non Profit, poiché anche queste ultime esercitano un ruolo fondamentale e indispensabile nel sistema di welfare nazionale. (O.P.)
 

L’Istituto Italiano della Donazione (IID)
Si tratta di un’associazione che grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità e onestà.
Il marchio IID concesso ai soci aderenti conferma che quell’organizzazione aderente mette tali valori al centro del proprio agire. All’interno dell’Istituto opera l’Osservatorio IID di Sostegno al Non Profit Sociale, nato al fine di sistematizzare l’attività di indagine e studio svolta dall’IID, con l’obiettivo di mettere a disposizione del Terzo Settore italiano dati e informazioni utili per l’elaborazione delle strategie e per le attività di gestione delle varie Organizzazioni Non Profit.

Per ulteriori informazioni: Settore Comunicazione e Sviluppo dell’Istituto Italiano della Donazione (IID), (Ornella Ponzoni), tel. 02 87390788, ornella.ponzoni@istitutoitalianodonazione.it.