Quella battaglia che non ha mai fine

Ma non è sorprendente che ancora oggi, anno di grazia 2010, il “Palazzo” sia inadempiente nell’applicazione di leggi che poi si dovrebbe pretendere venissero rispettate dai normali cittadini? È disarmante dovere scrivere ancora e sempre di barriere architettoniche, eppure altro non si può fare quando una giovane donna con disabilità viene eletta in un Consiglio Regionale che risulta poi inaccessibile…

Donna in carrozzina ai piedi di una scalinataPartiamo dalla notizia buona o da quella cattiva? Ovvio, da quella buona. Anna Petrone, 35 anni, di Salerno, è stata eletta in Consiglio Regionale in Campania. Segni particolari: una sedia a rotelle. Impegnata nella UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), praticamente da sempre. Fa parte del Gruppo Donne nato all’interno di quella stessa Associazione, ha sempre dimostrato grande capacità di analisi, ma anche qualità organizzative e di presenza all’interno della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e non solo. Insomma, una persona giusta al posto giusto, eletta nelle file del Partito Democratico nel momento della sconfitta politica in Campania, anche se non per questo il suo ruolo sarà meno importante.

E qui veniamo alla notizia cattiva, per quanto prevedibile. Il Consiglio Regionale della Campania non è accessibile alle persone con disabilità. Già, e non credo che sia l’unica sede politica “barrierata”, anzi. Ricordo che anche la Camera dei Deputati era un tripudio di barriere, prima dell’elezione di due parlamentari in carrozzina, tra l’altro bipartisan. Leggo che adesso stanno facendo i lavori di adeguamento del palazzo prima che inizino le sedute del nuovo Consiglio. Bene. Ma è davvero sorprendente che ancora oggi, anno di grazia 2010, il “Palazzo” sia inadempiente nell’applicazione di leggi che poi si dovrebbe pretendere siano rispettate dai normali cittadini. Basti pensare alle recenti elezioni, seggi nelle scuole, piene di scale, scaloni, gradini. O ai tribunali, quasi sempre inaccessibili (e i magistrati non se ne accorgono neppure). Per non parlare di tanti uffici aperti al pubblico, perfino nei servizi sociali e sanitari.
D’altronde anche il mondo dell’informazione non fa eccezione, e questo spiega una totale insensibilità al problema: sono rarissime le redazioni di giornali, settimanali, televisioni, prive di barriere. E questo lo posso testimoniare per esperienza diretta nel corso dei decenni.
È disarmante dovere scrivere ancora e sempre di barriere architettoniche. Perciò forza Anna, tocca anche a te combattere e vincere questa battaglia che non ha mai fine.

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