Abruzzo: imboccare con decisione la strada della Vita Indipendente

Nel mese di marzo scorso, per la prima volta in Abruzzo, una Delibera di Giunta Regionale ha incluso l’opportunità di richiedere un progetto di Vita Indipendente, da parte di una persona con disabilità grave. Si tratta però solo dell’inizio di un percorso che tutti gli Ambito Sociali della Regione dovrebbero imboccare con decisione. Ed è proprio ai Direttori di questi ultimi che si rivolge con un messaggio il responsabile del Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo

Nicolino Di Domenica, responsabile del Movimento per la Vita Indipendente dell'Abruzzo È ormai da cinque anni che insieme ad alcune associazioni di volontariato – quali l’AIAS di Lanciano (Associazione Italiana Assuistenza agli Spastici), la UILDM di Pescara (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ATS Abruzzo Accessibile, l’AISM Provinciale di Chieti, quella Regionale e altre ancora – il Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo sta cercando di fare affermare anche nella nostra Regione la filosofia della Vita Indipendente.
Ebbene, l’8 marzo scorso, con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 149/10, sono state approvate le nuove direttive per i Piani Locali per la Non Autosufficienza (PLNA) 2010-2011 e per la prima volta in Abruzzo – grazie anche alle nostre battaglie nei vari convegni e incontri con i politici – al punto 2.6.2 (Assegnazioni per progetti) è stata inclusa l’opportunità, per una persona con disabilità grave, di richiedere un progetto di Vita Indipendente.

Si tratta di un beneficio sia economico che qualitativo per la vita di una persona con disabilità e della sua famiglia, perché assegnare un progetto di Vita Indipendente significa dare la possibilità alla persona stessa di gestire personalmente la propria disabilità, di scegliere direttamente l’assistente personale che lo aiuterà a fare ciò che farebbe se non avesse la disabilità, proprio come tutti possono fare nella vita quotidiana.
Questo modo di dare assistenza – che viene definita anche “assistenza in forma indiretta” – è molto in uso da anni in alcune Regioni italiane ed è scontato che questa forma viene considerata la più efficace, perché gestita direttamente dalla persona disabile, oltreché – fatto non certo secondario – risultare la meno costosa. Infatti, dal confronto tra l’attuale servizio di assistenza sociale erogato oggi in Abruzzo e volgendo lo sguardo all’intera situazione italiana, si evince che un progetto di Vita Indipendente, oltre a garantire la custom satisfaction [“soddisfazione dell’utente”, N.d.R.], viene a costare circa la metà, semplicemente perché vengono annullati sia i costi di gestione, sia gli ulteriori esborsi relativi ad eventuali servizi sociali integrativi. Se paragoniamo poi l’assistenza che viene fornita dagli istituti di ricovero, il risparmio – sempre rispetto a un progetto di Vita Indipendente – arriva addirittura al 200-300% in meno e in alcuni casi tra i più gravi al 900%! Dati, questi, che marciano di pari passo con l’obiettivo fondamentale della Vita Indipendente, che è quello di garantire il più possibile la permanenza della persona con disabilità grave nel proprio nucleo familiare.

Scrivo questo, rivolgendomi a tutti i Direttori degli Ambiti Sociali Abruzzesi, affinché divulghino questa nuova filosofia  di assistenza, in modo tale che ci si possa adoperare inizialmente per avviare e successivamente per consolidare, questi progetti di Vita Indipendente, verificandone l’effettiva efficienza, la soddisfazione da parte dell’utente e naturalmente il grande risparmio economico che ne deriverebbe alla cittadinanza.
Per cercare di far comprendere ancora meglio questo concetti, voglio portare un esempio concreto. Prendiamo un giovane disabile abruzzese che voglia frequentare oggi l’università. Che cosa accade? L’università deve mettere in atto una serie di azioni affinché egli possa frequentare la facoltà di proprio interesse. Certamente la prima cosa che dovrà fare – oltre naturalmente a non fargli vivere problemi di accessibilità – sarà quella di affiancargli un assistente che lo aiuterà ad esempio a prendere appunti, a spostarsi negli ambienti universitari e così via. Spesso però, o quasi sempre, quell’assistente non corrisponderà alle esigenze  del giovane con disabilità e l’università dovrà cambiarlo e cambiarlo ancora, fino a quando entrambi non riusciranno a entrare in sintonia. Se invece quel giovane usufruirà di un progetto di Vita Indipendente, egli potrà già recarsi all’università con il proprio assistente – che per altro avrà a disposizione per un monte ore decisamente superiore – e per l’ateneo sarà quindi un normale studente, senza altre necessità che non l’accessibilità, con un grande risparmio di costi.
Va segnalato infine che nella citata Delibera dei nuovi PLNA è stato ripristinato anche l’assegno di cura (punto 2.6.1) in favore delle famiglie più bisognose che si prendono completamente carico e cura di un congiunto disabile grave. Questa forma di finanziamento – va ricordato – non è cumulabile con un progetto di Vita Indipendente.

Questo mio messaggio, dunque, vuole essere una richiesta di aiuto per diffondere l’attuazione dei progetti di Vita Indipendente, affinché si garantisca anche nella nostra Regione il diritto di scelta, ragionando in termini di efficacie e di economicità, in modo tale che l’Abruzzo possa un giorno finalmente definirsi una “Regione Civilizzata” anche in questo settore.

*Responsabile Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo. Componente del Consiglio dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di Lanciano (Chieti). E-mail: nicolino.didomenica@tiscali.it.

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