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Ci risiamo: ancora i «falsi invalidi», mentre quelli veri sono in ginocchio…

Espressione di uomo tra il costernato e lo scoraggiato (con una mano sul viso)Ci risiamo. Si avvicina una manovra finanziaria di tagli e sacrifici e il Governo (stavolta con la voce e la faccia del ministro Brunetta) ritira fuori la “sforbiciata” alle pensioni di invalidità, troppe e male assegnate. I dati forniti ai giornalisti economici (di questo tema si occupano stranamente solo loro, non gli esperti di welfare) sono tali da indurre esecrazione e disgusto nell’opinione pubblica: 16 miliardi l’anno per pensioni e assegni di invalidità, una platea di 2 milioni e 700.000 cittadini, un punto del PIL. Insomma, chi non sarebbe d’accordo su un secco ridimensionamento di questi “privilegi”?

E così, senza giri di parole, stavolta si pensa seriamente di legare, ad esempio, l’indennità di accompagnamento (480,47 euro al mese per gli invalidi civili) al reddito. Quale reddito? Non si sa. Familiare o personale? Non si dice. Da quando? Boh. Non so se ce la faranno, perché questo è un tormentone di ogni legislatura, di ogni governo. Nessuno si preoccupa, in tempi non sospetti, di mettere mano seriamente ai criteri di certificazione dell’invalidità. Lì si dovrebbe intervenire, lo sanno tutti. E invece si agita lo “spettro furbesco dei falsi invalidi”. Nessuno però dice, ad esempio, che attualmente tutti i para-tetraplegici con invalidità certificata del 100% hanno (giustamente) diritto all’indennità di accompagnamento, mentre la misera pensione (256,67 euro al mese) salta se c’è un lavoro.

Un sistema più equo potrebbe prevedere misure economiche assai più forti per chi è davvero non autosufficiente e ha bisogno di assistenza continua. Ma per fare questo bisogna mettersi seduti con calma, studiare bene la questione, legiferare solo dopo aver pensato. Si agisce (o meglio, si parla) sotto la spinta della crisi economica, e il mondo della disabilità, quella vera, è messo in ginocchio: non solo non vedrà aumentare le misere pensioni, ma si vedrà togliere (se mai accadrà) una somma che serve appena a compensare le spese della vita quotidiana (colf, trasporti, mobilità personale). A me sembra una vergogna. E spero vivamente che non se ne faccia nulla.