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La goccia che fa traboccare il vaso

In primo piano dito puntato, sullo sfondo viso sfuocato di uomoPotremmo utilizzare le parole scritte con un'”educata rabbia” da Franco Bomprezzi sul suo blog di «Vita»: «…Mi fermo qui perché la mia indignazione è a livelli altissimi, e il mio scoraggiamento si muove in proporzione. Ormai è tutto chiaro: il pregiudizio culturale di un economista del tutto ignorante sul tema dell’invalidità e delle leggi vigenti sta smantellando una delle poche zone condivise di tutela delle fasce deboli della popolazione. E lo fa nel silenzio assordante dei media. E lo fa anzi con il consenso dei giornalisti economici altrettanto ignoranti e conniventi. E tutto questo avviene in un Paese civile che ha da poco approvato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità…».
O potremmo riferirci al botta e risposta virtuale tra il ministro Tremonti e la FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap), pubblicato da Superando. Ma ritengo che questa sia la famosa “goccia che fa traboccare il vaso” e che sia venuto il momento per le Associazioni di rivendicare il proprio ruolo “politico” e non partitico di tutela dei diritti e difesa della dignità delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Non è una questione di destra o di sinistra, di Governo Berlusconi o di Governo Prodi, è una questione di serietà, competenza e conoscenza di quello che significa essere una persona con disabilità e di cosa significa vivere con essa nel contesto sociale del nostro Paese. E in nome di questo ruolo credo che sia giunto il momento per la LEDHA di dire basta!
Basta alla vergognosa e ipocrita campagna di disinformazione sui “falsi invalidi”, orchestrata ad arte per preparare il terreno alla Manovra Finanziaria. Basta alle mancate e finte promesse (dove è finito l’Osservatorio Nazionale della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità? Dove sono finiti i LEA [Livelli Essenziali di Assistenza, N.d.R.] e i LIVEAS [Livelli Essenziali di Assistenza Sociale, N.d.R.], strumenti necessari per poter definire un quadro di diritti esigibili e un ambito di riferimento strutturale dove eventualmente operare scelte di riequilibrio della spesa socio assistenziale? Dov’è finita la riforma per l’accertamento dell’invalidità civile, dalle Associazioni più volte invocata?).
Quando in Italia si comincerà a considerare la spesa sociale non come un costo, ma come un investimento che porta non solo una maggior qualità della vita complessiva delle nostre comunità, ma che può ed è anche fonte di risparmi sui moltissimi sprechi che oggi vengono fatti per il solo fatto che si spende su argomenti di cui non si conoscono i contenuti e di cui, molto spesso, si tiene più conto degli interessi degli erogatori dei servizi che dei diritti e bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie?

La LEDHA e la FISH – di cui la LEDHA stessa è rappresentante nella Regione Lombardia – hanno sempre tenuto un atteggiamento laico e rispettoso dei ruoli istituzionali della politica. Qualsiasi schieramento politico abbia vinto le elezioni per noi diventa l’interlocutore principale con il quale collaborare per trovare soluzioni possibilmente condivise per la tutela dei diritti dei cittadini con disabilità e le loro famiglie e per garantire loro una qualità della vita dignitosa. Non ci siamo mai rifiutati di assumerci le nostre responsabilità anche criticando e dicendo «No» ad alcune rivendicazioni corporative di questa o quella particolare Associazione. Ma le misure contenute in questa Manovra Finanziaria (l’aumento all’85% per vedersi vedere riconosciuto l’assegno mensile di assistenza) non servono a combattere i “falsi invalidi”, ma penalizzano tutte quelle persone con disabilità intellettiva o cognitiva (ad esempio moltissime persone con sindrome di Down) che non hanno una disabilità così grave da poter avere il 100% di invalidità, ma hanno una disabilità sufficientemente grave da essere esclusi dal mondo del lavoro.
E di fronte a tutta questa insipienza, oltre che alle affermazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti («Questo è un Paese che ha 2 milioni e 7 di invalidi. Su 60 milioni di abitanti, escludendo i giovani e le persone che per definizione non sono così invalidi (salvo incidenti). 2.7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora competitivo… e un punto di Pil ogni anno vanno agli invalidi…»), l’unica risposta che possiamo liberamente e onestamente dare è: vergogna!

*Presidente della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità).

Sui temi trattati nel presente testo, suggeriamo anche la lettura – sempre nel nostro sito – di: Dunque sono i disabili a «bloccare la competitività»: complimenti Ministro!, disponibile cliccando quiTutte quelle persone con sindrome di Down che rischiano di restare senza reddito, disponibile cliccando qui; Manovra correttiva e persone con disabilità: un’analisi (Carlo Giacobini), disponibile cliccando quiNon è un Paese per disabili (Gabriella d’Acquisto), disponibile cliccando qui; Diamo i numeri, quelli giusti, però! (Franco Bomprezzi), disponibile cliccando qui.