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Cieco? No, grazie! ovvero Le mille forme della discriminazione

Manifesto in inglese contro la discriminazione«Oggetto: Siamo dispiaciuto. Gentile Maurizio Molinari, […] Ho dovuto aspettare delle voci dei miei responsabili. Visto che lei ci ha comunicato abbastanza tardi che è non vedente, perché avrebbe dovuto informarci magari quando ha fatto domanda, ci sono subentrati dei problemi, perché il nostro studio non è costruito per non vedenti. Qua ci potrebbero esserci dei problemi, dovevamo parlare con i tecnici, ma è semplicemente così che non abbiamo la possibilità per adattare lo studio perciò ci dispiace molto ma non la possiamo considerare per i colloqui, avrebbe dovuto dircelo quando ha fatto domanda, così potevamo evitare tutti questi in comprensivi. Le auguriamo buone cose per il suo lavoro».

Abbiamo citato letteralmente, pur nel precario italiano usato – che sarebbe certo il male minore – la risposta ricevuta da un giovane giornalista da parte di una radio che lo aveva selezionato per un colloquio di lavoro, prima di sapere che egli è cieco.
L’emittente è l’austriaca Radio Max, che vuole trasmettere anche in Italia e che cerca conduttori di madrelingua. L’annuncio appare anche sulla mailing list di un gruppo di giovani giornalisti, studenti ed ex allievi della Scuola di Giornalismo di Urbino e in tanti rispondono: sembra infatti un’ottima occasione in questi tempi di magra. Maurizio è uno di loro: scrive alla radio, manda il curriculum vitae e alcuni servizi audio fatti in passato. Evidentemente la sua voce piace perché viene convocato per il casting. Il colloquio è fissato per martedì 8 giugno. Maurizio prenota il biglietto per Vienna da Bruxelles, dove vive. Dalla radio, però, non arrivano indicazioni sul luogo e le modalità del colloquio, cosicché il giovane giornalista decide di scrivere per avere particolari e per segnalare che è non vedente, nel caso fosse previsto tra le prove un test scritto.
Ebbene, la risposta che riceve è quella in testa all’articolo. Maurizio scrive di nuovo dicendo che ha tutto il diritto di non comunicare il suo handicap, quando manda un curriculum per un colloquio di lavoro. E aggiunge: «Il fatto che io sia non vedente non dev’essere una discriminante né in positivo né in negativo per quel che riguarda un mio potenziale futuro lavorativo nella vostra radio». Precisa poi che ha lavorato in molti studi non attrezzati per non vedenti e non ha avuto problemi ad adattarsi. La richiesta è quella di poter sostenere il colloquio e di essere giudicato per le proprie competenze e non per il fatto di essere non vedente.

Il colloquio non lo ha fatto e non lo farà: parola del direttore dei programmi della radio. Maurizio dovrebbe leggere e-mail, usare il computer e attività simili. A giudicare dalle lettere in cui racconta la sua storia lo sa fare, ma a Vienna pensano che non sia così. Sì, Maurizio è cieco, dalla nascita. Maurizio parla anche quattro lingue, oltre all’italiano, usa i programmi di montaggio audio al computer, ha fatto volontariato internazionale in Corea del Sud, Palestina e Messico. Ma per fare un colloquio di lavoro per una radio pare non essere sufficiente…