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La civiltà del basket per disabili

Locandina ufficiale dei Mondiali di basket in carrozzina di Birmingham 2010I  Mondiali sono stati vinti dall’Australia, l’Italia si è ben comportata arrivando alla semifinale. No, non sono impazzita, non vi preoccupate. Non sto parlando infatti dei Mondiali sudafricani vinti dalla Spagna di Iker Casillas, ma dei Mondiali di basket in carrozzina che si sono svolti alla National Indoor Arena di Birmingham [in Gran Bretagna, dal 7 al 17 luglio scorsi. Se ne legga cliccando qui, nel sito di BIC Italia, N.d.R.].

Il primo Mondiale della disciplina fu organizzato nel 1973 per il settore maschile e nel 1990 per quello femminile. Oggi conta molti appassionati in tutto il mondo. La finale maschile non ha deluso le aspettative. L’ha spuntata l’Australia del coach Ben Ettridge, che si è imposta sulla Francia col punteggio di 79-69 in un match combattutissimo.
Io ho saputo di questi Mondiali grazie alla mail di un amico. Mentre molti di noi si chiedevano perché Lippi non avesse convocato Cassano e Balotelli, la Nazionale Italiana del coach Malik Abes si imponeva a Birmingham per il suo gioco di squadra e per il valore dei suoi giocatori.
Bella sorpresa la nostra Nazionale! Una squadra che non ha le paure del calcio di mostrare il volto multietnico del Paese. Scorrendo i nomi troviamo infatti Vincenzo Di Bennardo e Damiano Airoldi, ma anche Amine Moukhariq e Mohamed Ali Sanna.

Il mio amico si lamentava però che nessun media ha dedicato spazio a questi Mondiali; «Tutto quello che ci riguarda, che riguarda la disabilità in Italia è invisibile, quasi tabù. Anche sui tagli selvaggi fatti dal governo si sono spese poche parole. E poi continuiamo a essere vittime di discriminazioni di tutti i tipi, dalle barriere architettoniche agli insulti. Che fare?».
Nonostante tanti ostacoli, il basket in carrozzina e gli altri sport stanno crescendo tra i giovani. L’Italia, nonostante le difficoltà, punta a vincere la finale del prossimo torneo. E speriamo vinca prima o poi anche la finale della civiltà.

*Scrittrice. Il presente articolo è apparso con lo stesso titolo nel quotidiano «l’Unità» del 21 luglio 2010 e viene qui ripreso per gentile concessione.