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Se non nella scuola, come sarà possibile nel resto della vita?

Disegno tradizionale di bambina in poltrona che legge un libroTormentati dal clima caldissimo e altrettanto umido di questa estate tropicale, ci siamo forse un po’ distratti, con la fine dell’anno scolastico, dagli eterni problemi della scuola italiana che onestamente appaiono, se possibile, “ingravescenti”, almeno per quanto attiene agli studenti con disabilità.
Concentrando dunque in pochi slogan il pensiero delle nostre famiglie con disabilità sul tema, ribadiamo:

– «Come gli altri, assieme agli altri: nella scuola, nella società, nella vita».
– Non è vero che nelle classi-polo° si sta più freschi!
– Se giustamente diciamo che bisogna demedicalizzare l’handicap, perché fare il contrario proprio a scuola?
– Meglio tutti gli insegnanti con una giusta formazione sull’handicap che un solo insegnante specializzato in una singola forma di disabilità.
– La presa in carico collettiva? Che la “fata morgana” diventi realtà e che la famiglia ne faccia parte a pieno titolo!

Buone vacanze alla scuola italiana e alle nostre famiglie.

*Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi).

°Genta allude argutamente alle cosiddette «scuole polo», di cui ha ampiamente scritto anche da queste pagine (ad esempio con il testo intitolato Quelle «scuole polo» di Genova attuano un’integrazione «a gambero», disponibile cliccando qui), affermando tra l’altro che: «La critica attuale non è rivolta ai risultati pratici di alcune “scuole polo”, ma all’insidioso concetto che possa essere vantaggioso anche per l’utenza concentrare gli studenti con disabilità in poche scuole magari ipertecnologiche (dal punto di vista degli ausili): noi riteniamo che non lo sia. Crediamo invece che sia sempre vantaggioso inserire lo studente con disabilità anche gravissima – debitamente supportato dall’assistente alla comunicazione e da ausili adeguati, dall’insegnante di sostegno per il necessario e da una presa in carico collettiva da parte di tutti gli insegnanti – in classi normali, attuando così una reale integrazione sociale che possibilmente continui poi per tutta la vita» (N.d.R.).