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La lunga marcia dell’Europa per liberare tanti disabili da quegli istituti

Thomas Hammarberg, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'EuropaDesta sempre grande preoccupazione la situazione dei cosiddetti “istituti totalizzanti” ancora operativi in Europa, dove le persone con disabilità continuano ad essere segregate ed esposte a violazioni dei loro diritti e della loro dignità. Le più recenti e inquietanti segnalazioni sono arrivate dalla Bulgaria – come già denunciato da Giorgio Genta nel nostro sito (si legga cliccando qui l’articolo intitolato Quella strage nascosta in Bulgaria), dove recentemente il procuratore generale di quel Paese ha avviato una serie di indagini per accertare gli abusi e le morti sospette che avrebbero coinvolto centinaia di bambini e giovani con disabilità intellettive, internati in istituzioni pubbliche.
Su questo drammatico argomento ha riflettuto in questi giorni, in un messaggio pubblicato nel suo “blog ufficiale”, anche Thomas Hammarberg, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, il cui commento riportiamo integralmente, nella traduzione realizzata da Giuliano Giovinazzo (il testo originale in inglese è disponibile cliccando qui).

In Bulgaria, il procuratore generale ha avviato una serie di indagini penali concernenti 166 decessi e più di 30 casi di abuso su bambini, avvenuti all’interno di Istituti Statali per giovani con disabilità mentali. Si tratta di un segnale importante non solo per le autorità bulgare, ma anche per molti altri Stati, dove ragazzi e adulti vivono ancora in queste istituzioni di un’altra epoca.
Ancora oggi in Europa migliaia di persone con disabilità vengono tenute segregate in grandi istituti, spesso isolati. Non è raro che esse vivano in condizioni deplorevoli, abbandonate e sottoposte a gravi violazioni dei loro diritti umani. In troppi casi, poi, le morti premature non sono oggetto di indagini o addirittura non vengono nemmeno segnalate.
Letti-gabbia e altre restrizioni sono ancora in uso in un gran numero di Stati Membri del Consiglio d’Europa, per tenere le persone con disabilità “sotto controllo” e troppo poco è stato fatto per prevenire queste e altre forme di maltrattamento e di cura inadeguata in strutture lontane dagli sguardi dell’opinione pubblica. Si tratta di violazioni circondate da un quadro di vera e propria impunità.
In queste situazioni, le persone con disabilità sono messe sotto tutela e private della loro capacità giuridica. In un gran numero di casi vengono internate e derubate della loro libertà, a volte senza che queste decisioni siano soggette a un parere di tipo legale. Si tratta di una situazione inaccettabile. Infatti ogni internamento dev’essere eccezionale, breve, strettamente monitorato e deciso solo quando necessario a proteggere la vita e la sicurezza del paziente o di altri.

Il diritto alla vita indipendente
La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – certamente un documento storico – definisce una serie di standard che dovrebbero essere utilizzati per un percorso deciso verso un migliore trattamento delle persone con disabilità. Ed è proprio la Convenzione a mettere in discussione l’esistenza stessa di questi grandi istituti. Le persone con disabilità – incluse quelle con problemi di salute mentale o con disabilità intellettive – dovrebbero piuttosto vedersi riconosciuto il diritto alla vita indipendente e a partecipare alla propria comunità.
Questo stesso approccio viene ripreso nel Piano d’Azione del Consiglio d’Europa per la promozione dei diritti e la piena partecipazione delle persone con disabilità nella società, valido fino al 2015.
Va detto che in alcuni Paesi il tema della deistituzionalizzazione è stato effettivamente affrontato con serietà. In Albania, ad esempio, ho potuto constatare che il processo per trasferire le persone istituzionalizzate nella comunità e in sistemi di domiciliarità basati sulla famiglia ha dato alcuni risultati soddisfacenti.
Anche nella Repubblica di Macedonia e in Serbia sono stati adottati dei piani ambiziosi per queste riforme. E tuttavia, in virtù del fatto che in molti Paesi europei è ancora inesistente un sistema di servizi basati sulla comunità, ci vorrà ancora del tempo prima che i grandi istituti psichiatrici e sociali possano essere gradualmente eliminati. Per questo è ancora più importante che quelli tuttora operativi siano tenuti sotto regolare controllo.

Un monitoraggio rigoroso, effettivo e indipendente
Per concludere, si deve ribadire che le persone internate negli istituti psichiatrici e sociali sono estremamente vulnerabili. Tenendo in considerazione la loro limitata possibilità di comunicare con il mondo esterno, gli Stati hanno l’obbligo di istituire e supportare organismi di monitoraggio nazionali realmente indipendenti e di assicurare a questi organismi adeguate risorse.
Tutte le segnalazioni di maltrattamenti all’interno di ospedali psichiatrici devono dunque essere effettivamente indagate con rigore, per prevenire e rimediare a casi di tortura, trattamento inumano e degradante, o a punizioni nei confronti delle persone che ancora oggi, in Europa, vivono negli istituti.
Come ci ha indicato l’iniziativa del procuratore generale della Bulgaria, non possiamo accettare l’impunità per le violazioni dei diritti dei più vulnerabili.

*Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa.