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Vita Indipendente: le preoccupazioni dell’Abruzzo

Foto in bianco e nero di uomo visto di profilo, con espressione pensierosaEra il 1963 quando il Molise – caso unico in epoca repubblicana di una Regione italiana nata dalla divisione di un’altra – si staccò dall’antico “Abruzzi e Molise”, diventando la ventesima Regione del nostro Paese.
Un distacco che curiosamente in questi giorni – anche considerando che il riferimento politico di entrambi i Governi Regionali è lo stesso (il centrodestra) – assume un’evidenza quasi simbolica, almeno sul fronte della Vita Indipendente delle persone con disabilità. Mentre infatti il Molise presenterà il 12 novembre la nuova Legge denominata Interventi regionali per la vita indipendente – accolta con grande soddisfazione anche da Domenico Costantino, presidente del Movimento per la Vita Indipendente regionale (se ne legga cliccando qui) – in Abruzzo la direzione sembra essere tutt’altra, come ci segnala Nicolino Di Domenica, responsabile del Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo, da tempo impegnato nella battaglia per una norma simile anche nella sua Regione.
Tra i suoi numerosi interventi, ripresi anche dal nostro sito, poco più di un anno fa Di Domenica aveva scritto ad esempio: «Nella nostra Regione il problema dell’assistenza non è mai stato affrontato come avremmo voluto. In Abruzzo, infatti, l’assistenza alle persone  con grave disabilità viene affidata, solitamente, alle cooperative ed è quindi tramite queste ultime che i Comuni gestiscono il servizio in forma diretta. Ciò che invece chiede il Movimento per la Vita Indipendente è che il servizio venga gestito direttamente dalla persona disabile con progetti studiati su misura, vale a dire in forma indiretta». «Ci auguriamo – aveva concluso – che le promesse fatte vengano mantenute e che si inizi anche nella nostra Regione a sperimentare forme diverse di assistenza, come è avvenuto, ormai da molti anni, in altre Regioni italiane» (il testo integrale è disponibile cliccando qui).

Oggi dunque, prendendo spunto da un intendimento quanto mai opportuno, quello cioè di voler approvare anche per l’Abruzzo una legge sulla dislessia, Di Domenica si rivolge direttamente a Nicoletta Verì, presidente della Quinta Commissione Consiliare per gli Affari Sociali e la Tutela della Salute, ricordandole «l’impegno preso più di un anno e mezzo fa con il Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo, per promuovere una Legge Regionale sulla Vita Indipendente, all’insegna dell’assistenza autodeterminata delle persone con disabilità». «Lei infatti – continua Di Domenica, che è anche componente del Consiglio dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di Lanciano (Chieti) – ci aveva promesso in vari incontri il suo sostegno, per realizzare un Tavolo Tecnico su questo argomento. Svariati solleciti, da parte nostra, si sono succeduti nel tempo, ma purtroppo stiamo ancora aspettando».

«Ma che possa trattarsi di una legge “scomoda”?»: è questo il dubbio avanzato dal responsabile del Movimento per la Vita Indipendente abruzzese, che aggiunge: «Naturalmente ci rendiamo conto che una legge sulla Vita Indipendente, almeno in apparenza, potrebbe ledere alcuni interessi, facenti capo, ad esempio, agli istituti e alle cooperative. Ma ci rendiamo anche conto che un provvedimento del genere farebbe risparmiare molti soldi pubblici, per cui siamo convinti che nessuno si permetterebbe di “giocare” con la vita e l’autodeterminazione dei disabili e con un risparmio pubblico, soprattutto di questi tempi».
E tuttavia alcuni segnali restano preoccupanti. «Questo inspiegabile ritardo – sottolinea Di Domenica – la totale assenza nelle Linee Guida del Piano Sociale Regionale 2011-2013 di accenni a questa legge, alcuni interventi per disabili previsti dal Piano, come “favorire la promozione di strutture intermedie di assistenza, a ciclo semiresidenziale diurno, che supportino il disabile nell’acquisizione dei livelli funzionali di autonomia e socializzazione, anche in integrazione con il SSN [Servizio Sanitario Nazionale, N.d.R.], nonché che allevino le famiglie nella gestione dei carichi assistenziali”, senza considerare per niente la possibilità di “voucher” autogestiti, e alcuni altri appunti fondamentali sull’integrazione, che ci riserviamo di fare in sede di definizione – sempre che vengano concretizzate le promesse di concertazione e di “sussidiarietà” abbondantemente presenti nelle stesse Linee Guida – ci lasciano alquanto perplessi».

«In ogni caso – conclude Di Domenica – siamo certi trattarsi solo di nostri timori infondati e che i fatti concreti ci rassicureranno. Infatti, qualunque iniziativa a favore della disabilità è benvenuta, purché sia fatta con il fine sovrano della cura, dell’autonomia, dell’integrazione e della parità di diritti e opportunità che riguardano ogni cittadino a rischio di esclusione».
Un auspicio che naturalmente facciamo nostro, consapevoli però che solo le concrete attuazioni dei prossimi mesi potranno far capire se veramente la Regione Abruzzo vorrà approdare a una legge simile a quella che il Molise sta festeggiando in questi giorni. (Stefano Borgato)