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I robot al servizio dell’inclusione e dell’autonomia

Un disegno creato a suo tempo per l'Associazione Scuola di Robotica di Genova dal grande Emanuele «Lele» LuzzatiStimolare la creatività dei bambini con disabilità e favorire il superamento delle differenze attraverso la costruzione di robot in grado di interagire con l’ambiente e con i loro piccoli inventori. L’idea è della Scuola di Robotica, associazione non profit genovese a metà tra scienza e solidarietà, che utilizza la robotica nella sua veste forse meno conosciuta, quella educativa, organizzando laboratori per le scuole.
Come farli l’Associazione lo spiegherà a HANDImatica 2010, la mostra-convegno sulle tecnologie per la disabilità in programma dal 25 al 27 novembre a Bologna presso l’Istituto e la Fondazione Aldini Valeriani (via Sario Bassanelli, 9) [se ne legga nel nostro sito la presentazione generale, cliccando qui, N.d.R.]. Qui la Scuola di Robotica condurrà due incontri per maestri e professori delle scuole primarie e secondarie, uno dedicato specificatamente all’autismo (25 novembre, ore 15), l’altro sull’integrazione scolastica (26 novembre, ore 10).

«La robotica – spiega Emanuele Micheli, giovane ingegnere del Consiglio Direttivo dell’Associazione – è un insieme di talenti e discipline; è tecnica, informatica, elettronica, ma è anche design, creatività e narrazione; è la scienza della collaborazione per eccellenza e da qui siamo partiti per ideare i nostri laboratori». In questi ultimi i bambini vengono coinvolti nella costruzione in team di piccoli robot. Si parte dall’ideazione, che può prendere spunto dall’arte (come le “macchine inutili” di Bruno Monari) o più spesso dalla fantasia: così, c’è chi vuole un robot «che balli e pulisca», qualcun altro «che lo aiuti e lo faccia divertire». Dagli schizzi e dalla stesura dei manuali di uso, si passa poi all’assemblaggio, in cui si utilizzano i mattoncini hi-tech del Lego WeDo, con i loro sensori e snodi motorizzati che vengono programmati al computer per eseguire semplici movimenti (alzarsi, muoversi, accendere luci), in risposta alle azioni dei bimbi.
«I bambini con autismo in genere sono attratti dalle tecnologie – continua Micheli – e per loro è rassicurante vedere che a un’azione corrisponde una reazione». Ma non c’è il rischio che durante il laboratorio il bambino con autismo si chiuda ulteriormente in se stesso e si relazioni solo con il robot? «No – secondo Micheli – perché sin dall’ideazione i bambini sono chiamati a collaborare tra di loro e con gli insegnanti. E poi inseriamo il robot in una narrazione, in modo da stimolarli ulteriormente a interagire con l’ambiente esterno».

La collaborazione è al centro anche dei laboratori per l’integrazione scolastica, in cui i bambini, con e senza disabilità, si aiutano l’un l’altro nel progettare i robot. «Dal prototipo al montaggio – conclude il consigliere della Scuola di Robotica – tutti i bambini collaborano tra di loro. Ognuno lo fa secondo le sue abilità, c’è chi disegna, chi si occupa della programmazione. In questo modo imparano a riconoscere le intelligenze e i talenti degli altri compagni». (Ufficio Stampa Agenda)

Per ulteriori informazioni: Scuola di Robotica, tel. 348 0961616, info@scuoladirobotica.it.
Il programma completo di HANDImatica 2010 è disponibile cliccando qui. Per ulteriori informazioni: Fondazione ASPHI ONLUS, tel. 051 277823-5, handimatica@asphi.it; Ufficio Stampa Agenda, tel. 051 330155, ufficiostampa@agendanet.it.