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Quei bastoni elettronici per ciechi

Il piccolo museo degli ausili per non vedenti dell'ADV, ovvero vent'anni di storia dei rilevatori di ostacoli per non vedenti, fabbricati in Italia, Germania e GiapponeÈ recente la notizia, pubblicata da un quotidiano locale, di un’iniziativa dei Lions Club del Distretto di Trento, diretta a formare due istruttori che insegnino ai ciechi a usare un bastone elettronico francese già approdato a Verona qualche tempo fa e di cui non si era più sentito parlare. Sono state necessarie otto ore al giorno di lezione per cinque giorni – da parte di un trainer francese – per insegnare a interpretare le vibrazioni ricevute come risposte dall’impatto dei raggi infrarossi sugli ostacoli posti fino a 15 metri di distanza. Il costo, fra strumento e formazione, ammonta a 2.500 euro a persona.
Evidentemente il tradizionale bastone bianco, ausilio primario per la mobilità di chi non vede, “successore” del ramo d’albero usato dai nostri avi non vedenti nella preistoria, è considerato troppo semplice nella nostra era tecnologica, anche se è telescopico o smontabile e fosforescente di notte.

Purtroppo i Lions – istituzioni veramente benemerite e che hanno come mission elettiva proprio gli interventi a favore dell’autonomia dei non vedenti – non sempre si informano preventivamente presso gli esperti in ausili elettronici e quindi sponsorizzano talvolta iniziative già dichiarate fallite da decenni, in teoria e nei fatti.
Risale ad esempio alla metà degli anni Ottanta una torcia elettronica che segnalava con una vibrazione gli ostacoli, avvalendosi degli ultrasuoni. Nei primi anni Novanta, poi, è stato lanciato sul mercato un sistema basato anch’esso sugli ultrasuoni e con risposta variabile a seconda della distanza dell’ostacolo: è stato abbandonato dopo alcuni mesi di infruttuose sperimentazioni.
Quindici anni fa si contavano almeno tre tentativi di segnalazione degli ostacoli, che avevano provato anche altre modalità tecniche, come le riflessioni di frequenze radio ultracorte e di raggi infrarossi. Inoltre in Canada si era cercato di lanciare un bastone che forniva informazioni differenziate a seconda che gli ostacoli si trovassero in basso, a mezza altezza o a livello della testa, ma anche oltreoceano è stato un flop totale. Ugualmente promesse come “ausili risolutivi”, infine, furono – a partire dal 1995 – varie versioni di occhiali sonori, prodotti sia in Italia che in Russia, che davano anche indicazioni stereofoniche del lato da cui provenivano i rimbalzi delle onde trasmesse.

Alcuni di questi strumenti – come si può vedere nella foto qui a fianco – fanno parte del piccolo museo degli ausili per non vedenti raccolti in quarant’anni di vita dall’ADV (Associazione Disabili Visivi), specializzata appunto in ausili per l’autonomia dei non vedenti e degli ipovedenti, sia nel settore della mobilità che in quello dell’accessibilità alla cultura e all’informazione mediante gli ausili informatici. Orbene, nessuno di quelli sottoposti a test di funzionalità ha avuto il benché minimo successo.
I canaletti LOGES, a fianco del semaforo, hanno il doppio scopo di indirizzare il non vedente verso l'attraversamento pedonale e di fargli individuare il palo semaforico e il relativo comando per l'attivazione del segnalatore acusticoLa ragione di tutto ciò e dell’insistenza con cui si continuano a riproporre ausili tecnicamente più raffinati – ma sostanzialmente e funzionalmente identici a quelli già falliti – non può avere che due giustificazioni: o la mancanza di un’indagine preventiva sulle sperimentazioni già effettuate, oppure il fatto che gli scienziati e i tecnici sperano sempre che i progressi dell’elettronica giustifichino i nuovi tentativi. Quello che però non hanno capito è che il problema non sta nella maggiore o minore direzionalità del fascio di energia proiettato o nella precisione nella valutazione della distanza degli ostacoli e tanto meno nella miniaturizzazione dei componenti, ormai più che soddisfacente. Si tratta invece dell’impossibilità del nostro cervello di analizzare in tempo reale e in situazione dinamica le informazioni acustiche che derivano dalla combinazione di due movimenti: quello del sistema elettronico e quello dei bersagli che i fasci di energia emessi vanno a colpire.
In altre parole più semplici, questi sistemi di oggi – e così anche la grossa torcia a ultrasuoni di venticinque anni fa – avrebbero  una qualche utilità teorica se un cieco dovesse muoversi fra le bancarelle di un mercato, ma in piena notte, quando non c’è in giro nessuno o quasi. In questa situazione, infatti, potrebbe evitare di andare a toccare con il bastone le bancarelle e individuare invece i corridoi aperti fra di esse. Ma in una situazione reale, di normale affollamento del mercato o di un qualunque marciapiede, gli impulsi che provengono a decine, non solo dagli ostacoli fissi, ma anche dalle persone che gli vengono incontro e lo scansano o da quelle che lo superano e si incrociano davanti a lui, provocano una tale babele di suoni o di vibrazioni che lo obbligano a fidarsi solo dei contatti fisici della punta del suo bastone bianco.
Non è un caso che la visione, il meraviglioso sistema informativo che permette a chi ci vede di camminare in mezzo alla gente o di guidare un’automobile, utilizzi milioni di recettori e non soltanto un singolo forellino, come nei ricevitori dei vari bastoni elettronici, apparsi come meteore luminose e subito scomparsi nel buio del dimenticatoio.

E adesso apprendiamo che anche a Udine è prevista un’iniziativa simile a quella di Trento. Non possiamo esimerci dall’esprimere tutta la nostra gratitudine per la disinteressata generosità dei Lions, ma riteniamo nostro dovere notare come siano stati sicuramente da loro molto meglio investiti quei fondi destinati a dotare alcuni semafori degli utilissimi segnalatori acustici per non vedenti, nei quali, come previsto nella normativa di omologazione, il segnale viene attivato mediante la pressione di un tasto posto sul palo semaforico, in modo che non si rechi disturbo alla cittadinanza più di quanto non sia strettamente necessario e non si contribuisca all’inquinamento acustico.
Peccato anche qui che per la mancanza di qualcuno che provvedesse a fornire ai Lions un’informazione esaustiva, non siano stati finanziati anche quei pochi metri di canaletti LOGES in gomma [LOGES sta per “Linea di Orientamento Guida e Sicurezza”, N.d.R.], da incollare sul marciapiede affinché il cieco possa individuare il palo e premere il pulsante. Certamente potrebbe essere lo stesso Comune a finire l’opera, anche perché il completamento dei semafori acustici con i segnali tattili a terra è previsto pure nel bando del Ministero dei Lavori Pubblici, e tuttavia trascorrono i mesi e gli anni e quei semafori acustici rimangono muti e inutilizzati. E pensare che si dice che viviamo nella società dell’informazione!

*Presidente Nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi ONLUS), coordinatore per l’Universal Design della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).