I sogni di una carrozzina

«Cosa ne sarà della mia carrozzina – aveva detto Roberto Di Simone a Claudio Allia – quando non ci sarò più?». E Allia, fotografo freelance per passione ha realizzato la mostra “Sogni di una carrozzina – Wheelchair Dreams”, per far riflettere l’opinione pubblica, con una serie di splendide immagini in bianco e nero, tutte dedicate a Di Simone, presidente dell’attiva associazione etnea Aldebaran. L’esposizione si chiuderà il 19 dicembre prossimo

Il manifesto della Mostra di Catania«Sono una carrozzina. Una come tante, ho le ruote, un telaio e un sedile come tante e faccio esattamente ciò che tutte le altre fanno. Ma io mi sento un po’ speciale e vi spiego il perché. Vivo da anni con il mio amico Roberto e la sua vita speciale rende speciale anche la mia. Dovreste provare anche voi a essere sempre un po’ più speciali. Osservando meglio il presente e sognando il possibile, sempre pronti ogni mattina a correre, scalare e a solcare la nostra vita. Anche se dovesse essere tutta in salita. Avreste solo a guadagnarci».
Con queste splendide parole tratte dall’introduzione di Francesco Turrisi al catalogo, vogliamo iniziare questa nostra riflessione sulla mostra Wheelchair Dreams – Sogni di una carrozzina, inaugurata nei giorni scorsi al Palazzo della Cultura di Catania, in Via Vittorio Emanuele e aperta fino al 19 dicembre.
L’esposizione si compone delle bellissime foto che Claudio Allia ha dedicato a Roberto Di Simone, alla sua amatissima carrozzina e ai suoi sogni da cui nasce anche il nome del sito www.wheelchairdreams.com.

Di Simone vive da molto tempo sulla sua carrozzina per una grave forma di polio infantile ed è l’infaticabile e attivissimo presidente di Aldebaran, un’associazione di Catania che esiste da quasi quarant’anni e che vuole rappresentare e tutelare tutte le persone con disabilità, superando i confini delle varie associazioni legate alle singole patologie, perché i bisogni sono uguali per tutti.
Allia, autore delle straordinarie foto della mostra, tutte in bianco e nero, oltre che essere fotografo freelance per passione, con un curriculum artistico di grande spessore, è musicista e medico oftalmologo, professione, quest’ultima, che lo ha portato in contatto con Roberto, suo paziente, il quale un giorno gli ha confidato: «Qualche volta penso con grande malinconia a cosa ne sarà della mia carrozzina quando io non ci sarò più». Da queste parole è nato in lui il desiderio di creare delle immagini in cui la protagonista fosse proprio la carrozzina e, naturalmente, anche Roberto, suo inscindibile compagno.

Sono foto che fanno riflettere, che fanno anche male, che ti insinuano il dubbio che Roberto voglia mettersi a nudo per provocare una reazione in chi le osserva.
In quasi tutte Claudio ha posto una valigia accanto alla carrozzina, come simbolo della voglia di viaggiare, di andare oltre, di volare; in alcune sulla carrozzina c’è un manichino, talvolta senza testa, che simboleggia il corpo immobilizzato di una persona disabile.
Nelle didascalie che accompagnano le foto del catalogo, Roberto scrive queste parole, riguardo all’usanza degli Spartani di buttare giù dalla torre coloro che nascevano storpi: «Questa pratica oggi naturalmente non è più in uso, solo perché l’imbarbarimento si è raffinato. Gli spartani ti eliminavano fisicamente e in un colpo solo si risolveva il problema, oggi ti riservano la quotidiana morte civile».

Da segnalare in conclusione che gli incassi della mostra saranno interamente devoluti al Progetto Tegolina di Aldebaran, per la realizzazione di una casa-famiglia, una struttura abitativa multifunzionale per persone con disabilità.

Per approfondire consultare i siti raggiungibili cliccando qui e qui.
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