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Francesca è andata a Bruxelles

Insieme a Luisella Bosisio Fazzi – presidente del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e della FONOS (Fondazione Orizzonti Sereni), Fondazione titolare di Villa Luisa, una villa ottocentesca in provincia di Monza Brianza – e insieme anche a Clara Colli – coordinatrice della comunità alloggio che ha sede nella villa stessa -, Francesca – l’ospite più giovane della comunità, una ragazza ventitreenne con una disabilità intellettiva – è volata a Bruxelles all’inizio di dicembre 2010. Ha preso l’aereo, si è sistemata in albergo, ha sperimentato le rigide temperature della città internazionale e ha poi preso parte alla Conferenza che ogni anno la Commissione Europea indice in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. È stata una sua idea. La Bosisio Fazzi, in qualità di presidente della Fondazione FONOS, partecipa a delle riunioni di coordinamento che si tengono nella Villa e Francesca, nel tempo, ha avuto modo di conoscerla e chiacchierare con lei.

La Gran Place di Bruxelles«Francesca ha un carattere socievole e le piace parlare con le persone» ci racconta Clara Colli «e chiacchierando con Luisella è rimasta affascinata dalle frequenti esperienze internazionali della presidente. La sua voglia di viaggiare, conoscere luoghi e soprattutto persone nuove l’hanno portata a chiederle se ci fosse anche per lei un’occasione di andare a Bruxelles. Così, su sua proposta, abbiamo cominciato a ragionarci insieme».

Altri ospiti di Villa Luisa hanno fatto in passato esperienze simili?
«No, è la prima esperienza del genere della Cooperativa Solaris».

La cooperativa Solaris?
«Sì, io lavoro per conto della Cooperativa. È la Solaris che gestisce la comunità alloggio per persone con disabilità di Villa Luisa, di proprietà della Fondazione FONOS».

Quanti sono gli ospiti della comunità?
«Ci sono tredici persone che hanno dai venti ai cinquant’anni. Non ci sono solo persone con disabilità intellettiva ma anche motoria».

Al Centro Congressi Charle Magne di Bruxelles, quindi, il 2 e 3 dicembre 2010 sedeva anche l’intraprendente Francesca, ad ascoltare discorsi, confronti e dibattiti sulla mobilità all’interno della Comunità Europea e sulle difformità tra i vari Stati. E Francesca ha partecipato anche alla cena di gala tenuta alla mensa del Parlamento Europeo.

Le chiediamo com’è stato il viaggio aereo.
«Ah, mi piace volare» ci risponde «ma non era mica la prima volta. Comunque è stato bello».

E la città?
«Ho visto poco perché siamo stati soprattutto al Parlamento Europeo. Faceva freddo».

Il giardino interno di Villa LuisaCos’hai fatto, allora?
«Ho ascoltato, tanto. Tanti interventi, interessanti. Avevo le cuffie con la traduzione simultanea in francese, perché io so il francese e non l’inglese. Clara invece ascoltava la traduzione in inglese. E ho conosciuto tante persone, come il mio amico Rodolfo e sua moglie».

Capiamo subito che quello che interessa a Francesca sono soprattutto le persone.
«Alla cena con noi c’era anche una persona che parlava in modo strano perché era di lingua tedesca, una lingua che non conosco. Ho sentito parlare tante lingue diverse. Ho visto tantissime persone».

Al tuo ritorno cos’hai raccontato ai tuoi amici della Villa?
«Mi hanno chiesto com’è andata e ho detto bene. È andata bene e l’anno prossimo spero proprio di tornarci».

Vuoi tornarci anche nel 2011?
«Sì, così faccio altre avventure».

Chiediamo alla sua coordinatrice, Clara Colli, se il desiderio di Francesca verrà esaudito.
«È ancora presto per dirlo. Andare a Bruxelles non è semplice, l’organizzazione è complessa, bisogna dare la disponibilità molti mesi in anticipo e non sempre ci è possibile, ma spero che ci riusciremo. Questo tipo di esperienze rientrano nel progetto personale di Francesca, rispetto alla quale puntiamo soprattutto sugli aspetti socializzanti, che sono il suo forte».

Progetto personale?
«Sì, con ognuna delle persone della comunità alloggio lavoriamo su un progetto personale. Con Francesca cerchiamo di valorizzare opportunità di incontro e scambio interpersonale. Per esempio, in questo periodo sta svolgendo un tirocineo in un’edicola, e l’obiettivo principale non è lavorativo ma socializzante. Certo, sta anche imparando molte cose dal punto di vista del mestiere, ma quello che più ci interessa è darle la possibilità di incontrare altre persone oltre a quelle che frequenta qui a Villa Luisa. Per lo stesso motivo collabora anche con gli educatori di un oratorio qui vicino, insieme propongono delle attività ai bambini della zona».

E per lei, Clara, com’è stata l’esperienza di Bruxelles?Tra i disegni anche quelli di Francesca
«Francesca mi ha offerto una bella opportunità. Grazie a lei, alla sua idea, sono uscita anche io dalla mia routine e mi sono confrontata con persone provenienti da diverse zone d’Europa, dove la normativa e il sistema sociale sono a volte anche molto distanti dal nostro. Non mi capita tutti i giorni. Anche l’argomento della Conferenza, la mobilità in Europa, è stato istruttivo e molto pratico. In effetti è venuto fuori, ad esempio, che per spostarsi negli Stati occorrono documenti diversi e ci sono state testimonianze di persone con disabilità che viaggiano abitualmente per lavoro e che hanno fatto notare una serie di complicanze burocratiche dovute alla mancanza di un buon coordinamento generale, a livello di Comunità Europea. Anche noi, nel nostro piccolo, conviviamo con continue limitazioni dovute all’effettiva possibilità di mobilità. Abbiamo alcuni mezzi attrezzati ma tredici persone sono tante da spostare contemporaneamente e non per tutte le disabilità sono previste delle tariffe agevolate. Ascoltando gli interventi ho potuto inserire le nostre fatiche quotidiane all’interno di una riflessione più generale, dal respiro europeo».

La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità celebrata a Bruxelles è stata certo un’occasione di riflessione generale su temi importanti. Ma dopo aver parlato con Francesca abbiamo capito che giornate come questa non vogliono solo dire Associazioni, Federazioni, esponenti politici, documenti e dibattiti cruciali per l’organizzazione del nostro continente. Vogliono dire anche la determinazione di una ragazza di ventitré anni che desidera avere la sua parte nell’attuale processo di internazionalizzazione.