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Non deve chiudere un Centro come quello dell’Auriga di Roma

Foto in bianco e nero di cavallo con bimbo affetto da sindrome di Down«Il 1° dicembre è iniziato un conto alla rovescia: il 31 dicembre il Centro che ho tanto sognato, fino a farlo divenire realtà, dovrà necessariamente chiudere i battenti o meglio issare la bandiera bianca». Incomincia così la triste e dura lettera scritta all’inizio del mese da Nicoletta Angelini, presidente dell’Auriga ONLUS, Centro di Attività Equesti Integrate nato a Roma nel 1993, organizzazione di eccellenza nel suo ambito, che rischia dunque di scomparire per sempre, segnando – come è stato scritto da chi ci ha segnalato la vicenda – «un’ennesima sconfitta per i ragazzi con disabilità, maturata nel silenzio delle Istituzioni».

“Centro di eccellenza”, dicevamo, e ciò è indiscutibile, ma si tratta anche di una definizione che fa scrivere ad Angelini, con grande amarezza: «Non riesco più a tollerare di sentire definire il Centro che dirigo come un Centro di Eccellenza, quando nel Centro i lavoratori non si riescono a garantire nei più elementari diritti e l’accesso ai servizi viene di fatto negato alle famiglie che perdono potere di acquisto». «E pensare – aggiunge la presidente dell’Auriga – che stavamo lavorando per aprire e inaugurare nel 2011 il primo Centro di Terapie e Attività con gli Animali di Roma e del Lazio, grazie alla sinergia consolidata con le ONLUS ANUCSS (Associazione Nazionale Utilizzo del Cane per Scopi Sociali) e AICOTE (Associazione Interdisciplinare COTErapie) e all’impegno della Cooperativa Sociale el Nath di provvedere alla gestione dello stesso. Un Centro pensato per offrire servizi di qualità che vedono, nella relazione uomo/animale, un’opportunità di educazione-riabilitazione-integrazione, opportunità sempre più evidenziata in tutti i contesti socio-sanitari e istituzionali».

Non usa poi mezzi termini, Angelini, indicando con chiarezza una serie di responsabilità: «Non riesco a trovare più giustificazioni al fatto – scrive – che si parli tanto di ippoterapia, ma non si faccia poi nulla di effettivamente concreto per inquadrarla in un contesto che dia dignità a utenti e operatori. Se fosse uguale per tutti i Centri, penso che potrei ancora sentirmi un “pioniere”, ma quando penso che in Italia ci sono persone che accedono all’ippoterapia attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, mentre ad altre viene detto che non possono usufruirne perché l’ippoterapia non è ancora riconosciuta, non ci sto».
Responsabilità individuate poi nelle politiche adottate dalla Regione Lazio per il settore («Non riesco a farmi passare la rabbia – denuncia la presidente – quando sento enfatizzare il valore della ricerca scientifica in questo campo e ricordo i 500 milioni di lire destinati all’uopo nel 1992 dalla Regione Lazio a un Ente che non li ha mai impiegati per questo»), ma anche nell'”indifferenza” del Comune di Roma, dal quale Angelini dichiara di non essere mai stata convocata, «pur avendone noi fatta più di una volta formale richiesta, per dare seguito al progetto Corsi di Equitazione e Volteggio per persone con disabilità che per alcuni anni è stato sostenuto a vantaggio di centinaia di bambini e adulti, con comprovata soddisfazione degli utenti». In sostanza, «è stata lasciata morire un’esperienza senza motivazioni e questo è disarmante. Non riesco in tal senso a comprendere come un Municipio, organo amministrativo di un’importante e grande fetta urbana, non solo non sfrutti le competenze presenti sul suo territorio a vantaggio della popolazione, ma si permetta il lusso di danneggiarle, persino sfidando la legge».

«Sono stufa – conclude Nicoletta Angelini – di sentirmi in difficoltà per i ritardi nei pagamenti ai fornitori perché, per non far prendere troppo freddo a qualcuno, mi vedo costretta a spostare ora qua, ora là, la piccola coperta ormai infeltrita. Sono umiliata quando non riesco a corrispondere puntualmente i compensi ai collaboratori che nonostante tutto lavorano con serietà e impegno, la maggior parte dei quali da più di dieci anni. Sono allibita quando vedo apprezzare realtà che operano ai limiti delle norme e svalutate quelle che operano con professionalità certificate. Sono orgogliosa dei risultati che vedo ottenere dai ragazzi e della maggiore qualità della vita che per ricaduta determinano in famiglia. Sono orgogliosa delle richieste sempre più numerose di persone che vogliono apprendere il nostro metodo di lavoro attraverso le opportunità formative da noi promosse e realizzate fin dal 1993. Sono orgogliosa di aver fino ad oggi garantito a tutti i cavalli e asini presenti nel Centro il rispetto del loro naturale ciclo vitale. Sono orgogliosa quando mi accorgo che i tanti semi gettati per diffondere una cultura della diversità e del benessere hanno cambiato e colorato un posto abbandonato, ora luogo di armonia e ricerca. Sono orgogliosa di aver sempre lavorato nella legalità e di volerlo continuare a fare. Ma sono dispiaciuta perché oggi non ho più risorse per sostenere tutto questo».

La lettera non è passata nel silenzio: è stato infatti avviato un Comitato di Genitori e Amici dell’Auriga e lanciata una petizione in internet, con firme e anche palline per un “albero di Natale virtuale”.
E le Istituzioni? Che qualcosa si stia muovendo lo farebbe pensare la lettera inviata il 22 dicembre scorso da Vittorio Casasanta, presidente della Consulta Cittadina Permanente sui Problemi delle Persone Handicappate al Sindaco di Roma Gianni Alemanno, all’assessore ai Servizi Sociali Sveva Belviso e ad altri esponenti delle Istituzioni Municipali. Vi si scrive tra l’altro che «l’Auriga Onlus è da sempre impegnata, in particolare, anche se non esclusivamente, in attività rivolte al sostegno delle persone con disabilità bambini ed adolescenti, adulti e anziani, e delle loro famiglie, promuovendone l’integrazione sociale ed il benessere psicofisico. Attraverso il Metodo delle Attività Equestri Integrate, praticato nel Centro in cui opera, L’Auriga propone un modello di integrazione sociale basato sul riconoscimento delle singole istanze e necessità, cui rispondere attraverso l’integrazione con cavalli e asini, in ambito socio-sanitario e riabilitativo (Ippoterapia, Onoterapia), educativo e ludico-sportivo-ricreativo. Rappresenta una realtà di eccellenza sia dal punto di vista professionale che tecnico organizzativo e logistico».
«L’équipe del Centro di Attività Equestre Integrato – conclude la lettera della Consulta – annovera Medici, Terapisti della Riabilitazione, Educatori e Istruttori e Veterinari; la struttura è accessibile e ben collegata con mezzi pubblici. I risultati raggiunti con Metodi assolutamente innovativi e da più parti testimoniati, rendono opportuno e necessario il presente riconoscimento».

C’è molto sostegno, dunque, intorno all’Auriga, e non è poco, pensando ad esempio a testimonianze sentite come quella pubblicata dal quotidiano romano «Il Messaggero», a firma di Irene Gironi Carnevale, la quale – preannunciando di volere inviare quotidianamente il suo messaggio al Sindaco di Roma, finché non otterrà una risposta («come cittadina ne ho diritto») – scrive tra l’altro: «Sono la mamma di un ragazzo autistico che da tre anni frequenta con ottimi risultati il Centro di Attività Equestri Integrate L’Auriga. Il Centro si trova in condizioni talmente difficili che sarà costretto a chiudere. Se questo avvenisse per noi famiglie di ragazzi diversamente abili, che da anni lavorano ottenendo risultati preziosi con L’Auriga, sarebbe un dolore immenso e un grande problema perché verrebbe vanificato l’impegno di anni di lavoro da parte dei nostri figli e dello staff del Centro, tutto personale qualificato che in questi anni si è impegnato con affetto e grande professionalità per migliorare la qualità di vita dei nostri figli. Come può immaginare non è semplice trovare percorsi di crescita per i nostri figli diversamente abili e la realtà dell’Auriga è stato ed è per noi un punto di riferimento prezioso. La prego, non ci abbandoni, non lasci che il Centro muoia nell’indifferenza e nel silenzio delle Istituzioni. Noi genitori e il personale del Centro cerchiamo da sempre di dare voce a chi non ha la possibilità di far sentire la propria, lottiamo quotidianamente per cercare di dare ai nostri figli spazi di “normalità” che per la maggior parte delle persone sono scontati e automatici. Faccia sentire ai nostri ragazzi il sostegno e la solidarietà del grande cuore di Roma».

Non è poco, certo, poter contare su tali attestazioni di stima e solidarietà. Al momento, però, mancano ancora – purtroppo – le risposte concrete che consentirebbero di pensare a una soluzione. E ad oggi vale sempre lo sconsolato messaggio di Nicoletta Angelini, che afferma: «il 6 gennaio faremo la conta e sarà consolante sapere di non aver lottato da soli».
Ma attendiamo ancora e promettendo di continuare a seguire la vicenda, ci auguriamo che anche questa nostra piccola testimonianza di visibilità possa contribuire a qualche risultato positivo. (Stefano Borgato)

Il sito dell’Auriga ONLUS, ove si può approfondire tutta la vicenda, oltre che aderire alla petizione di sostegno, è raggiungibile cliccando qui. Per ulteriori informazioni: tel. 06 33612710, info@lauriga.it.