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Se la disabilità rischia di trasformarsi in condanna capitale

Uomo con le mani sul volto in espressione di disperazioneSanremo, dunque, non è solo fiori e neppure solo canzoni o casinò, ma anche carcere e una persona con disabilità grave che in quel carcere muore.
Fernando, 27 anni, affetto da sindrome di Prader-Willi**, con gravissimo ritardo mentale, muore – pare – per infarto cardiaco, probabilmente collegato alla sua obesità estrema. Colpisce particolarmente il quasi assoluto silenzio degli organi d’informazioni su di un fatto di tale gravità.
Pertanto, sorgono spontanee alcune domande: come mai era reclusa una persona con un età mentale paragonabile a quella di un bimbo di tre anni? Come mai era reclusa in un carcere una persona in uno stato di salute gravissimo, per di più affetta da una patologia rara? Come mai nessuno si è accorto del pericolo incombente, soprattutto i sanitari preposti a tale compito?

Nel sistema carcerario italiano – che secondo la legge deve tendere al reinserimento sociale del detenuto – non c’è posto per le persone con disabilità (circa cinquecento risulterebbero i detenuti con disabilità grave): questo però non significa che debbano essere eliminate fisicamente, significa che se davvero sono punibili per dei reati, occorre poterlo fare in una struttura compatibile con la loro disabilità. E soprattutto occorre che la disabilità non si trasformi in una condanna capitale.

Saranno ora avviati accertamenti di responsabilità? Vogliamo sinceramente sperarlo, nonostante le notizie che riceviamo ogni giorno minino sempre più la nostra fiducia nella società. E non tanto per la punizione di eventuali colpevoli (cosa pur giusta e doverosa), ma soprattutto per evitare che altri ragazzi in difficoltà abbiano a subire una simile sorte.

*Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi). 

**Rara e complessa patologia di origine genetica, la sindrome di Prader-Willi è caratterizzata da alterazioni del comportamento e da disturbi di vario tipo, tra cui la più caratteristica è l’iperfagia, ovvero la spinta ad alimentarsi in modo del tutto incontrollato. In Italia vi è la Federazione fra le Associazioni Italiane per l’aiuto ai soggetti con sindrome di Prader Willi e loro famiglie (APW).