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Una manifestazione a Roma, per salvare quelle migliaia di posti di lavoro

Dito puntato in primo piano e sullo sfondo, sfuocato, il volto di un uomoDunque, facciamo un rapido “riassunto delle puntate precedenti” o meglio riprendiamo quanto avevamo scritto alla fine di ottobre (nell’articolo Non è possibile contrapporre le vittime di terrorismo e criminalità ai disabili, che si può leggere cliccando qui).
In tale occasione avevamo riportato le dichiarazioni dalla deputata Amalia Schirru, ovvero che «il Decreto Legge 102/10 (articolo 5, comma 7), convertito nella Legge 126/10, rischia di provocare effetti devastanti, in materia di assunzioni obbligatorie delle persone con disabilità, riservando, nelle aziende con più di cinquanta dipendenti, l’1% del totale agli orfani e ai superstiti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, che andrebbero a occupare i posti riservati ai disabili dalla Legge 68/99».
Forte dunque di questa convinzione e intravedendo la quanto meno «inopportuna contrapposizione tra persone che tutte vivono quotidianamente una condizione di fragilità», la stessa deputata Schirru, insieme ad altri parlamentari, aveva presentato già nel mese precedente, in Commissione Lavoro della Camera, un’Interrogazione a Risposta (n. 5-03384, Seduta n. 367), chiedendo «un’esplicita interpretazione» di quell’articolo di legge, «al fine di precisare che i diritti dei familiari delle vittime del terrorismo non debbano pregiudicare lo stesso diritto per i disabili».
Ebbene, la risposta del Governo era arrivata in ottobre, da parte di Laura Ravetto, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per i Rapporti con il Parlamento, che aveva affermato: «Considerata la recente approvazione delle nuove disposizioni sul collocamento delle vittime del terrorismo e del dovere e rilevata altresì l’opportunità di verificarne il concreto impatto che esse possono avere sull’impianto della disciplina speciale prevista in favore delle persone con disabilità, la questione è stata portata all’attenzione di un apposito Tavolo tecnico per l’attuazione della normativa a favore delle vittime del dovere, istituito presso il Segretariato Generale – Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo – della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che avrà il compito di trovare le soluzioni più idonee a garantire l’uniforme applicazione e l’operatività della disciplina in materia di collocamento obbligatorio. In questa prospettiva il Governo, nelle sue diverse componenti, è sicuramente disponibile a svolgere un ruolo attivo per sostenere ogni possibile iniziativa che conduca alla soluzione della vicenda, con l’obiettivo di scongiurare inopportune contrapposizioni tra persone che, seppure a diverso titolo, vivono quotidianamente una condizione di fragilità [grassetto nostro, N.d.R.]».

Una risposta, quest’ultima, solo in apparenza rassicurante, come ben dimostrano i fatti di questo inizio d’anno, che hanno portato a un sit-in di protesta – cui ha partecipato anche una delegazione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) -, organizzato a Roma davanti al Ministero per i Rapporti con il Parlamento.
Infatti, la Proposta di Legge n. 3720, presentata anch’essa da Amalia Schirru (Interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili, 21 settembre 2010, disponibile cliccando qui), non ha ancora avuto il via libera in Commissione Lavoro della Camera e quindi, a questo punto, diventa sempre più concreto il rischio che le persone con disabilità vedano ridotta la propria quota riservata, come da Legge 68/99, in corrispondenza ad esempio dell’uscita dei bandi per la copertura dei posti disponibili nella Pubblica Amministrazione, prevista per il prossimo mese di febbraio.
«La modifica sostanziale introdotta dalla Legge 126/10 – sottolinea l’Agenzia «Redattore Sociale» – si concretizza specialmente in due punti: non solo nel diritto di precedenza all’assunzione di orfani e vedove in luogo delle persone con disabilità, ma anche nella sostanza della quota di riserva per la disabilita. La norma, infatti, va a “toccare” la quota riservata alla disabilità, diminuendola, e aumentando quella riservata a orfani e vedove, andando ben oltre l’1% previsto dalla Legge 68/99. Un vero e proprio “scippo fra poveri”».
«Nonostante gli impegni e le ripetute rassicurazioni dei rappresentanti del Governo, – commentano in una nota Amalia Schirru e Augusto Battaglia, responsabile del Partito Democratico per la non autosufficienza – ad oggi non vi è ancora il via libera all’approvazione in Commissione Lavoro della Proposta di Legge n. 3720, che ripristina la quota riservata dalla Legge 68/99 ai lavoratori con disabilità. Se vogliamo quindi evitare che con la prossima uscita dei bandi per la copertura dei posti disponibili nella Pubblica Amministrazione si perdano migliaia di posti di lavoro e se, come necessario, vogliamo che la legge venga approvata da Camera e Senato entro i primi giorni di febbraio, occorre una forte mobilitazione».
«Alle quote di riserva per gli imminenti bandi di assunzione nella Pubblica Amministrazione – conferma la FISH in una nota – circa 10.000 posti, le persone con disabilità saranno ammesse solo dopo gli orfani e i superstiti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, il cui numero è ben superiore alle persone con ddisabilità candidate a lavorare. La soluzione, dunque, non può che essere la rapida approvazione della Proposta di Legge n. 3720 che fornisce un’interpretazione autentica del comma 2, articolo 1 della Legge 407/98 [“Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, N.d.R.], in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili».

La manifestazione del 18 gennaio, pertanto – abbinata anche a una campagna di mail nei confronti del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi e del Governo, per far sì che vengano mantenuti gli impegni – ha voluto essere un monito all’Esecutivo, perché venga attribuita alla Commissione Lavoro della Camera la funzione legislativa – per la quale necessitano ancora i pareri delle Commissioni Tesoro (V) e Finanze (VI) – consentendo così alla citata Proposta di Legge di essere approvata, senza transitare per l’Aula (oltreché al Senato) e senza mettere a rischio i posti riservati alla disabilità.
«L’azione di pressione sul Ministro del Lavoro – sottolinea il presidente della FISH Pietro Barbieri – sul Governo, sui Parlamentari, dovrà proseguire al di là dell’iniziativa di oggi, prima che sia troppo tardi per migliaia di persone con disabilità ancora escluse dal mondo del lavoro. C’è bisogno di una simultanea azione di tutto l’associazionismo e delle voci più attente». (S.B.)