In quale modo si intende riconoscere il diritto allo studio?

Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità non significa solo trascurare la legislazione scolastica, ma vuol dire anche discriminare quegli studenti e non rispettarne i diritti umani: per la prima volta in Italia – come avevamo recentemente riferito – lo ha riconosciuto il Tribunale di Milano, accogliendo un ricorso presentato dai genitori di diciassette studenti con disabilità e dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), in collaborazione con LEDHA Milano e con l’Associazione Avvocati per niente. Proprio alla luce di quell’importante risultato, la stessa LEDHA ha inviato ora una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico della Lombardia, chiedendo in quale modo intendano affrontare e riconoscere il diritto all’istruzione delle persone con disabilità

Bimbo alla lavagna con espressione corrucciataIl Tribunale Ordinario di Milano ha stabilito, per la prima volta in Italia, la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione delle ore di sostegno a studenti con disabilità [su tale Decreto/Ordinanza, emesso il 10 gennaio scorso, si legga ampiamente nel nostro sito, al testo intitolato Tagliare il sostegno è discriminazione, cliccando qui, N.d.R.].
Il ricorso era stato presentato dai genitori di diciassette studenti con disabilità e dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), in collaborazione con LEDHA Milano e con l’Associazione Avvocati per niente.

Alla luce di questo importante risultato, la LEDHA ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, al direttore generale dell’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia Giuseppe Colosio e, per conoscenza, ai membri dell’Osservatorio sulla Condizione delle Persone con Disabilita, per chiedere in quale modo intendano affrontare e riconoscere il diritto all’istruzione delle persone con disabilità.
«Il ricorso – sottolinea Gaetano De Luca, avvocato della LEDHA che ne ha seguito l’iter – è stato promosso utilizzando la poco conosciuta Legge 67/06, che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri, ma anche un esplicito richiamo alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
«Si è deciso dunque – aggiunge De Luca – di utilizzare il diritto antidiscriminatorio, con l’obiettivo di far finalmente emergere come un inadeguato e insufficiente supporto al processo di inclusione scolastica costituisca prima di tutto un’ingiustificata e grave discriminazione, oltre che una chiara violazione della legislazione scolastica. Pertanto, la strada giuridica intrapresa è stata molto diversa dall’esperienza giudiziaria fatta sino ad ora da altri genitori, poiché si tratta di un approccio giuridico e culturale che sino ad oggi non era mai stato utilizzato».

Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità significa quindi non rispettare i loro diritti umani e partendo da tale presupposto, il presidente della LEDHA Fulvio Santagostini ha chiesto di sapere, nella sua lettera aperta al Ministro e al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Lombardo, «in che modo, già a partire da quest’anno, si intenda affrontare la grave situazione che vede nella sola Lombardia la mancanza di più di 2.000 cattedre di sostegno, in modo da garantire il rapporto di 1 insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità, tutelando nei fatti il diritto allo studio previsto dall’articolo 24 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
«Dare a un alunno qualche ora di sostegno in più, quando non gli si offre altro – ha scritto Donatella Morra, rappresentante del Gruppo LEDHA Scuola, in un articolo apparso in Personecondisabilità.it [sito gestito anch’esso dalla LEDHA, N.d.R.] – non vuol dire “restituire le scuole speciali”. Tutt’altro! Discriminazione diretta si ha quando non si fanno leggi antidiscriminatorie, discriminazione indiretta (più sottile e insidiosa) si ha quando le leggi ci sono, ma non si applicano, come avviene in Italia, in cui una buona legislazione per l’inclusione scolastica è troppo spesso disattesa o incensata solo a parole». (Ufficio Stampa LEDHA)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@ledha.it (Elisa Paganin, Silvia Ferrario).
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