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Quando sulle barriere si parlano lingue diverse

Vitaliano Ferrajolo, presidente della Lega Problemi Handicappati di CasertaC’eravamo approfonditamente occupati, qualche tempo fa, del Progetto S.I.T.In. – Creazione di una rete integrata di servizi per un turismo inclusivo nella Provincia di Caserta, e l’avevamo fatto in particolare quando tale iniziativa aveva acquisito il prestigioso “Premio Turismo Italia Accessibile”, assegnato nel settembre del 2008 a Cecina (Livorno), nell’ambito della Borsa Europea del Turismo Associato (BETA) (se ne legga cliccando qui).
A promuovere S.I.T.In. era stata la Cooperativa Sociale Ability 2004 di Caserta, presieduta da Vitaliano Ferrajolo, responsabile anche della locale Lega Problemi Handicappati (LHP), e nata come costola e braccio operativo di quest’ultima, per creare uno strumento teso a rendere effettivo e concreto il diritto al lavoro delle persone con disabilità.
Tra i principali settori d’impegno di Ability 2004, vi era stato però – sin dall’inizio – anche il tentativo di rispondere alla domanda di turismo accessibile e inclusivo, intesa per altro nella sua più vasta accezione, comprendendo cioè quella componente che esprime esigenze speciali di comodità e agevolazioni nei confronti della pratica del viaggiare. «Esigenze – scriveva allora Ferrajolo – finora completamente disattese dal “sistema turismo” della Provincia di Caserta, focalizzato e concentrato dagli enti e dalle agenzie preposte soprattutto sul flusso di un turismo a misura di persona “normodotata” e che nella provincia ha come fulcro attrattivo la Reggia di Caserta e il suo parco, uno dei siti culturali italiani che riesce a catalizzare enorme interesse, da parte di un notevole flusso turistico nazionale e internazionale, tanto da essere posizionato tra i primi nella graduatoria dell’afflusso dei visitatori».
L’impegno riguardante la Reggia vanvitelliana aveva quindi portato ad ottenere importanti risultati, come un protocollo d’intesa articolato su numerosi punti, definito insieme alla Soprintendenza per i Beni Architettonici Paesaggistici Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Caserta e Benevento (se ne legga ancora, sempre nel nostro sito, cliccando qui).

Oggi, però, a tre anni di distanza, la situazione non sembra più essere così favorevole, a giudicare dal duro messaggio inviato il 30 gennaio scorso da Vitaliano Ferrajolo alla Soprintendenza. Un messaggio che costituisce un bell’esempio di come utilizzare il nuovo linguaggio dei diritti umani – fissato segnatamente dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – nel condurre una concreta battaglia per l’accessibilità.
«Con somma sorpresa, sconcerto, ma soprattutto con grande disagio – scriveva il presidente della Lega Problemi Handicappati – apprendo che codesta Soprintendenza ha repentinamente predisposto la chiusura del Servizio di accoglienza ai turisti con disabilità (in particolare destinato a non vedenti e sordi), denominato SAP, e ubicato presso la Fontana Margherita [della Reggia di Caserta, N.d.R.]. Tale provvedimento segue di poco quello dell’eliminazione dell’unica pedana di ingresso alla Soprintendenza che in tal modo diventa così inaccessibile alle persone disabili, in violazione ad un dettato normativo copioso e cogente. È incomprensibile questa presa di posizione, alla luce anche di un protocollo d’intesa [si veda sopra, N.d.R.] sottoscritto dall’Ente e finalizzato a valorizzare e migliorare la fruibilità del Monumento dal punto di vista dell’accessibilità, fiore all’occhiello in Campania!».
«Mi preme sottolineare – proseguiva Ferrajolo – come l’Italia e l’Unione Europea abbiano emanato, negli ultimi anni, normative che pongono i diritti di inclusione dei disabili a diritti soggettivi perfetti, la cui violazione rientra nella fattispecie di discriminazione e quindi di violazione dei diritti umani (si veda Legge 67/2006; Legge 18/2009)». Infatti, «se l’eliminazione di uno scivolo esistente configura un’evidente discriminazione diretta (Legge 67/06, articolo 2, comma 2), anche la chiusura di un servizio che sia di supporto alla disabilità, per le motivazioni addotte (risparmio di energia elettrica – sic! – ) (articolo 2, comma 3), evidenzia una motivazione non sostenibile poiché carente nel merito: si può pensare di risanare un bilancio di un Ente risparmiando sul consumo di 2 lampadine e 1 pc? È evidente che le motivazioni sono ben altre, anche se a noi ignote!».
«Già Tribunali di diverse Magistrature italiane – aggiungeva ancora Ferrajolo, rifacendosi soprattutto a un recente pronunciamento del Tribunale di Milano (se ne legga cliccando qui) – hanno condannato la Pubblica Amministrazione che negava servizi adducendo motivi di budget ristretto, non ritenendo questo un motivo sufficientemente valido per sopprimere un servizio rispetto ad un diritto di cittadinanza pieno (cfr. Tribunale Milano Sezione I, Decreto/Ordinanza del 10.1.2011). Né di minore rilevanza, inoltre, potrebbero essere gli effetti dal punto di vista patrimoniale sul bilancio della stessa Soprintendenza che denunce di violazione di tal genere potrebbero generare!».
Cecina (Livorno), 25 settembre 2008: la premiazione a Vitaliano Ferrajolo per il Progetto «S.I.T.In.- Creazione di una rete integrata di servizi per un turismo inclusivo nella Provincia di Caserta»«Al di là di ogni polemica – concludeva il presidente dell’LPH, chiedendo il ripristino urgente della rampa di accesso e la riapertura del Servizio SAP – il taglio indiscriminato e orizzontale che lo Stato sta perseguendo, purtroppo provoca solo gravi conseguenze all’inclusione dei disabili, limitandone la piena partecipazione sociale, con vessazioni di nessuna utilità nel risanamento di bilancio, e ci dispiace dover ritornare sempre su situazioni involutive che ritenevamo superate. Lo Stato e le sue Istituzioni non possono porre sempre e soltanto questioni ragioneristiche di gretti numeri alla base di un risanamento di bilancio, poiché l’indice di valutazione benefici/costi deve essere considerato non solo per i costi, ma soprattutto per i benefìci che produce ai cittadini, in termini di autostima, partecipazione, dignità, opportunità, benessere, parametri questi che nessuno strumento contabile potrà mai monetizzare».

Qualche giorno dopo, anche se in forma indiretta, tramite un comunicato stampa del 4 febbraio, è arrivata la risposta della Soprintendenza, con una precisazione e una comunicazione.
Innanzitutto, rispetto al SAP, vi si scrive che «tale servizio, ubicato presso locali nel Parco della Reggia vanvitelliana, in prossimità della fontana Margherita, è stato solo temporaneamente sospeso a causa della precaria condizione strutturale di detti locali, che non consentono una corretta fruizione in quanto necessitano di lavori di manutenzione straordinaria nonché di procedure di igienizzazione e derattizzazione. Nell’attesa il servizio di accoglienza continua ad essere offerto nell’area all’ingresso del Parco Reale, adiacente l’ufficio dell’EPT [Ente Provinciale per il Turismo, N.d.R.], dove, a partire dalla prossima settimana, saranno a disposizione dei visitatori con disabilità l’apposito veicolo a trazione elettrica in  dotazione all’Associazione Ability ed altre attrezzature». Infine, «durante il periodo in cui i locali all’interno del Parco saranno interessati da lavori di manutenzione necessari, sarà disponibile un’ulteriore postazione presso i locali della attuale biglietteria che sarà trasferita in altra sede».
La comunicazione riguarda invece «la pedana per disabili già installata temporaneamente a cura della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione all’ingresso degli uffici della Soprintendenza», rimossa, secondo il comunicato stampa, «poiché versava in pessime condizioni, presentandosi del tutto inadeguata all’uso a cui era destinata, a causa della scivolosità e precarietà della struttura, procurando diversi infortuni a coloro che la utilizzavano. A breve sarà sostituita con specifica attrezzatura fornita da una ditta specializzata, costituita da un particolare tipo di sedia mobile con ruote flessibili, sicuramente meno invasiva sotto il profilo della tutela monumentale».

Nello spazio  di poche ore, non ha tardato ad arrivare la risposta, tutt’atro che soddisfatta, da parte di Vitaliano Ferrajolo, che ribatte punto per punto quanto scritto dalla Soprintendenza.
«L’acquisto di “un particolare tipo di sedia mobile con ruote flessibili, sicuramente meno invasiva sotto il profilo della tutela monumentale” – dichiara – per dare una risposta al bisogno di mobilità delle persone disabili, se potrebbe apparentemente sembrare di riuscire a coniugare le esigenze di “estetica e tutela del bene” con l’accessibilità, è quella meno “opportuna ed idonea” a garantire sicurezza, facilità d’uso e gradimento da parte dei diretti fruitori!». Infatti, «il turista o il cittadino qualunque che ha un’impedita deambulazione necessariamente si sposta sulla propria carrozzina, in genere personalizzata e non vuole – ma, nella gran parte dei casi non può, perché è impossibilitato a farlo autonomamente e deve essere preso in braccio da qualcuno (chi?) – trasbordare dalla propria carrozzina per essere trasferito su quella che servirebbe per superare i gradini di ingresso, superati i quali, poi, dovrebbe essere ricollocato sulla propria… e tutto questo dovrebbe ripetersi per ridiscendere nel cortile! Non solo questa procedura è complessa e di difficile pratica, ma va a cozzare contro quel principio di dignità e di pari opportunità degli individui cui tutte le Istituzioni, a parole, anelano, con mortificazioni inutili, ingiuste e ingiustificate».
La Fontana Margherita nella Reggia di CasertaSi passa poi a citare quello che in ambito di barriere nei luoghi di interesse culturale è diventato un vero e proprio “punto fermo”, ovvero le Linee Guida prodotte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con Decreto del 20 marzo 2008 (visionabili cliccando qui), le quali, ricorda Ferrajolo, «sottolineano bene come si debba tener conto del benessere delle persone, guardando anche elle esigenze in materia di sicurezza! E senza dubbio in caso di emergenza la rampa è quella che garantisce la migliore via di fuga rapida e sicura per tutti. Testualmente (pag. 17): “una rampa progettata con accuratezza sia nella forma che nei materiali e ben integrata architettonicamente con lo spazio circostante, costituisce un percorso alternativo per tutti e non una corsia riservata a pochi “sfortunati”; al contrario i servoscala sono praticamente inutilizzati in quanto sono le stesse persone con disabilità a non voler usare strutture destinate solo a loro, che costituiscono elemento discriminatorio e quindi a sua volta emarginante e spesso di difficile gestione, per non parlare della loro pericolosità in situazioni di emergenza”. E ancora (pag. 18): “il tema dell’accessibilità […] deve costituire un modo di “pensare” la progettazione di qualsiasi spazio o oggetto per l’uomo, che tenga conto delle esigenze di una notevole fascia di utenza, la più ampia possibile, evitando soluzioni e strutture “speciali”. E prescrivono che (pag. 30) “considerando le diverse soluzioni possibili, anche alla luce delle più recenti proposte provenienti dallo specifico settore degli apparecchi elevatori, è possibile individuare essenzialmente quattro diversi sistemi di superamento dei dislivelli: la rampa, l’ascensore, la piattaforma elevatrice ed il servoscala”. E infine (rampe, pag. 31): “ne consegue la raccomandazione di limitare la rampa a dislivelli contenuti (entro m. 1,5), affiancando, quando possibile, anche una scala, soprattutto quando lo sviluppo longitudinale della rampa è più esteso». In definitiva (pag. 35): “si sconsiglia quindi vivamente l’applicazione di servoscala, da considerare come ipotesi estrema, da impiegare esclusivamente nei casi in cui non sia praticabile alcuna altra soluzione. Incompatibili con le istanze della tutela appaiono poi i cosiddetti montascale, costituiti da meccanismi d’ausilio da applicare al di sotto della sedia a ruote, dotati di elementi cingolati o ruote in grado di percorrere i gradini cui potrebbero facilmente arrecare danni. Le stesse apparecchiature, del resto, presentano forti limiti per l’impossibilità di un impiego autonomo da parte delle persone con disabilità e per i notevoli problemi di sicurezza connessi al loro uso [grassetti nostri nelle citazioni dal Decreto, N.d.R.]».
Ebbene, considera Ferrajolo, «da misurazioni effettuate, anche per altri accessi alla Reggia, il dislivello da superare è di circa di cm. 130, rientrando quindi nelle raccomandazioni ministeriali per poter ripristinare la rampa, anche con un percorso diverso dal precedente». «E d’altronde – prosegue – sulla questione invasività e accessibilità, codesta Soprintendenza nulla ha eccepito che la pedana “sottratta” all’ingresso della Soprintendenza fosse stata soltanto trasferita – senza alcun intervento – all’ingresso dell’ascensore della Reggia, per accedere alla SSPA [Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, N.d.R.] e al concessionario, così come nulla ha eccepito in termini di invasività per l’installazione di servoscala all’EPT e al museo: insomma, eliminare la rampa della Soprintendenza adducendo motivo di “invasività estetica e sicurezza”, con tutto il rispetto, ci pare non coerente con quanto esistente e con le Linee Guida Ministeriali!».

«La nostra decennale esperienza di vita vissuta con e per la disabilità – conclude il presidente della Lega Problemi Handicappati, rivolgendosi direttamente al Soprintendente – ci permette di sostenere con certezza che gli ausili che codesta Amministrazione vorrebbe acquistare per superare le barriere architettoniche, al di là della difficoltà di utilizzazione, al di là della precarietà della sicurezza, sono soggetti a manutenzioni, rotture e incuria di custodia del personale che, in definitiva, producono molti costi e nessun beneficio! Una rampa non solo costa meno, ma nel tempo comporta limitatissimi costi di manutenzione! Il nostro è un appello accorato: non proceda all’acquisto di questa famigerata “sedia mobile con ruote flessibili”!».
«In merito infine al Servizio SAP – annota Ferrajolo -, che offriva postazioni multimediali ai turisti, da qualche anno ristrutturato ed ora chiuso per “una verifica strutturale, anche per economizzare i costi di gestione” (?), ci si chiede come si potranno offrire gli stessi servizi “nell’area all’ingresso del parco Reale, adiacente l’ufficio dell’EPT”! Senza considerare che presso la struttura ora chiusa era dislocato l’unico vero servizio igienico degno di essere considerato tale, veramente accessibile e pulito… Ma soprattutto non è dato di comprendere se il SAP è un Servizio che sarà riaperto al pubblico! A questo punto contiamo, al di là di tutto e proprio in virtù del protocollo congiuntamente sottoscritto sulla fruibilità della Reggia, di sforzarci nel collaborare per tener aperto un confronto costruttivo».

Linguaggi ancora troppo diversi tra quello della Soprintendenza e quello di Ferrajolo – che è poi lo stesso della Convenzione ONU e di tante altre leggi nazionali e internazionali? Forse sì, ma la strada su cui insistere, per arrivare a un vero cambiamento culturale, non può che essere quella scelta dallo stesso presidente della Lega Problemi Handicappati di Caserta. (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni: Lega Problemi Handicappati ONLUS, tel. 0823 327794, vife58@yahoo.it.