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Parte il primo GLIR in Lombardia, dove quella Sentenza ha «lasciato il segno»

Bimba in carrozzina a scuola, con compagne di classeÈ stato l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia il primo a insediare ufficialmente, nei giorni scorsi, un GLIR (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale) per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, organismo previsto dalle Linee Guida Ministeriali prodotte nell’estate del 2009 (II Parte: L’Organizzazione, 1. Il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali: «[…] L’azione di coordinamento ed indirizzo di loro competenza [degli Uffici Scolastici Regionali] fa prevedere che: […] promuovano la costituzione di G.L.I.R. (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale), al quale demandare la realizzazione dell’obiettivo sopra individuato [l’integrazione]. Fermo restando l’attuale ruolo istituzionale dei G.L.I.P., appare opportuno che quest’ultimi, nella prospettiva della costituzione dei citati G.L.I.R., vengano intesi come organismi attuativi, in sede provinciale, delle linee di indirizzo e coordinamento stabilite a livello regionale»).

Coordinato da Francesca Bianchessi, dirigente tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale, il nuovo GLIR della Lombardia è formato da sei dirigenti scolastici, tre dirigenti della Regione Lombardia delle Direzioni Generali Istruzione, Famiglia e Sanità, dai rappresentanti dell’Unione delle Province Lombarde e dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani Lombardia e da due esponenti delle Associazioni delle persone con disabilità, facenti capo rispettivamente alla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, referente regionale della FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).
«Sarà proprio il GLIR – si legge nel sito di approfondimento della LEDHA PersoneconDisabilità.it – a doversi far carico di mettere a fuoco e affrontare le questioni oggi al centro del dibattito sul diritto allo studio e di valorizzare l’immenso patrimonio di esperienze e competenze oggi presenti nelle scuole lombarde».

E già dal primo incontro, avviato dal direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Giuseppe Colosio, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani, sono emerse questioni di grande peso, come quella della definizione su chi debba provvedere tra Province e Comuni al servizio di assistenza educativa nelle scuole superiori.
Particolare spazio, poi, ha avuto segnatamente anche il recente Decreto/Ordinanza emesso dal Tribunale Ordinario di Milano – e successivamente impugnato dall’Ufficio Scolastico Regionale -, provvedimento “epocale” che ha accolto un’azione collettiva di numerose famiglie – sostenute proprio dalla LEDHA – contro il taglio delle ore di sostegno agli alunni con disabilità, applicando per la prima volta la Legge 67/06 che tutela le persone disabili da ogni atto discriminatorio (se ne legga nel nostro sito clccando qui e anche in successivi articoli).
Qui la discussione ha assunto toni accesi, quando il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Colosio ha dichiarato che «è sbagliato puntare sull’aumento delle ore di sostegno per favorire l’integrazione scolastica dei bambini con disabilità». Infatti, ha aggiunto, «esagerando la medicalizzazione e la custodia, si rischia di ottenere l’effetto opposto. Evidenziando la disabilità si ottiene più emarginazione. Un’alternativa sarebbe quella di fornire più competenze in materia di disabilità agli insegnanti di italiano, matematica, scienze. Una misura che pone l’accento sul fatto che il bambino disabile fa parte della classe quanto gli altri e che quindi tutti gli insegnanti devono essere in grado di gestirlo».
Una questione, quella sollevata da Colosio, assai spesso dibattuta su queste pagine, rispetto alla quale ha risposto direttamente Giovanni Merlo, direttore della LEDHA, affermando «di essere del tutto d’accordo dal punto di vista culturale», ma di sperare anche che non si tratti di «una scusa per giustificare la riduzione di risorse che spettano di diritto ai bambini disabili».
In sostanza Merlo si è dichiarato favorevole a un dibattito sul modo in cui gestire le risorse – che non devono essere necessariamente destinate all’aumento delle ore di sostegno – «ma il punto di partenza per discuterne – ha ribadito – dev’essere che esse vengano stanziate. E questo non succede».
Infine, alle rassicurazioni fornite dal direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale di «non avere diminuito le risorse» e di avere anzi «aumentato con 554 posti in deroga il numero degli insegnanti di sostegno», oltre che alla sua affermazione riguardante la citata Sentenza del Tribunale di Milano, secondo cui «spesso le famiglie non capiscono o sono consigliate male da associazioni che vogliono attirare l’attenzione mediatica», Merlo ha ribadito semplicemente che «il problema rimane, non essendo sufficiente l’aumento degli insegnanti di sostegno. Se infatti non c’è stato un vero e proprio taglio, sono però aumentati i bambini con disabilità e le ore di sostegno sono rimaste le stesse, ciò che equivale a un taglio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@ledha.it.