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Un’ora e mezzo di controlli, per entrare nel centro dell’Aquila!

Un'immagine dell'aprile 2010 di Piazza Duomo all'Aquila1° aprile, ore 15.30. A quasi due anni dal terremoto del 6 aprile 2009, mi sono organizzato con l’amico e assistente Piergiorgio per andare nel centro dell’Aquila, in Piazza Duomo, a verificare dove piazzare un gazebo che sarebbe servito per la Giornata Nazionale UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Arrivato come di consueto al posto di blocco dell’esercito con la mia auto, sono stato fermato – come sempre – per la verifica del permesso, dei documenti e tutta la solita storia… ma questa volta non si è trattato della solita storia…
Mi dicono infatti che bisogna verificare il permesso e i documenti. Attendo, 5, 10, 20 minuti e comincio a innervosirmi. Poi torna il militare e chiede a Piergiorgio i documenti. Educatamente, ma con fermezza, chiedo se tutto ciò è normale, dico che quel che sta succedendo è una vergogna, che questa è la mia città e che io ho il diritto di andare in Piazza Duomo, come tutte le altre persone. Aggiungo che questo è un abuso di potere, ma non ricevo alcun tipo di risposta. Si allontanano, mi dicono da lontano di attendere, passano altri 5, 15, 30 minuti ed è ormai un’ora che siamo fermi lì. Ho una gran voglia di mettere in moto e di andare in Piazza Duomo, nella mia piazza, la piazza degli aquilani, ma mi controllo.
A quel punto arriva una volante, che parcheggia dietro di noi, dalla quale scendono due poliziotti, che a loro volta mi chiedono i documenti. Un po’ sgarbatamente, ma con sincerità – credo di averne avuto i motivi – ho risposto che i documenti li avevano i militari.  Allora mi chiedono il libretto e i documenti di Piergiorgio, li prendono e vanno in auto per controllare se per caso fossimo dei criminali… Passano così altri 20 minuti, finché un altro poliziotto mi riconsegna gentilmente i documenti e mi dice che posso andare dove voglio. Mi dice anche, però, che noi stavamo riprendendo con una telecamera il posto di blocco!
Sì, è vero, Piergiorgio aveva una telecamera in mano perché volevamo anche fare un video/documento a due anni dal terremoto, ma la motivazione del perché questo fosse proibito, l’abbiamo trovata incredibile: «Un regolamento interno dell’esercito impedisce di fare riprese a posti di blocco militari». Un regolamento interno dell’esercito, non la legge dello Stato Italiano!… Ma cos’è l’Aquila? Una zona di guerra? Esistono per caso anche “regole d’ingaggio per disabili terremotati”?

Sono arrabbiato, non è giusto che i militari, gli amati Alpini, che di mestiere non si dovrebbero occupare di ordine pubblico, debbano stare nei punti di accesso del centro, fuori della “Zona Rossa”, a controllare Cittadini come me! Lì ci devono stare i Vigili Urbani.
Purtroppo non sono il primo disabile e non è nemmeno la prima volta che a me stesso càpita, di essere fermato in questa maniera. Alla fine mi è andata bene, perché alle 17 – pur stressato e provato – sono arrivato in Piazza Duomo, dopo un’ora e mezza di attesa, mentre ad altre persone con disabilità la cosa è stata impedita e hanno dovuto tornare indietro.
Sono davvero stanco, i militari devono tornare in caserma. L’Aquila non è Tripoli o Kabul, è una città terremotata e noi Cittadini abbiamo il diritto senza patemi d’animo di andare dove vogliamo nelle zone messe in sicurezza. Tanto, quello che c’era da rubare nelle case è stato rubato e ora abbiamo solo il ricordo di com’era, la nostra città.
Però oggi l’Aquila è anche così, una città molto difficile da vivere in tutte le sue sfaccettature.