Questo silenzio che sa di terra bruciata

Quando i tagli assumono le dimensioni del dimezzamento entro un anno, prende il sopravvento la paura che nessun servizio alla persona, conquistato in anni di faticose battaglie, rimanga indenne. E che la qualità della vita, e della coesione sociale, risulti drammaticamente impoverita e offesa. Parlarne sarebbe doveroso, ma il silenzio che si avverte attorno sa di deserto e di terra bruciata

Immagine di territorio desertificatoQuando riusciremo a riemergere dai marosi delle continue emergenze, dei disastri mondiali, delle guerre, delle migrazioni di massa, delle rese dei conti in Parlamento e nelle aule di giustizia, quando insomma saremo in grado di osservare il panorama sociale del nostro Paese al netto dei quintali di carta e di immagini che hanno spostato di peso il baricentro dell’attenzione pubblica, allontanandolo dalla realtà quotidiana, dai progetti di vita, dalle relazioni umane normali e per certi versi anonime, quando e se riusciremo in questa impresa titanica, il cui orizzonte temporale ancora stento perfino a immaginare, ci renderemo improvvisamente conto della fragilità e dell’esiguità delle risorse economiche rimaste sul bagnasciuga, al chetarsi delle onde, al ritrarsi dell’alta marea.
Conchiglie in forma di spiccioli, monetine di bilancio sparse in mille destinazioni e rivoli, parcellizzate fra Enti Locali affamati e incattiviti, con Regioni intere a mediare i bisogni e i diritti, drenando quel poco che arriva da Roma, e cercando di riequilibrare, ove possibile, spesso quasi solo con il conforto delle parole, ché dei finanziamenti del passato resterà soltanto un tenue ricordo nostalgico.
Apprendo infatti che è assai probabile, a breve termine, una mobilitazione delle associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, persino in Lombardia, terra di welfare tenace, nonostante tutto, e di abitudini oneste, relativamente sparagnine.
Non stiamo parlando di black bloc, o di avanguardie rivoluzionarie, ma di associazioni di persone moderate, concrete, abituate a mediare e, spesso, ad accontentarsi e lavorare comunque, traduzione terragna del concetto di sussidiarietà. Ma quando i tagli assumono le dimensioni del dimezzamento entro un anno, la paura prende il sopravvento. La paura che nessun servizio alla persona, conquistato in anni di faticose battaglie, rimarrà indenne. E la qualità della vita, e della coesione sociale, risulterà drammaticamente impoverita e offesa.
Parlarne sarebbe doveroso, ma il silenzio che si avverte attorno sa di deserto e di terra bruciata.

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