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Fondi sempre più scarsi? Che paghino anche le famiglie dei disabili!

Uomo pelato con le mani sul volto, in segno di disperazioneDesidero esprimere, anche a nome delle Associazioni aderenti al Comi.Vi.H. (Comitato Vicentino Handicap), i migliori complimenti a tutti i Sindaci dei Comuni della Conferenza dell’ULSS 6 di Vicenza, per avere finalmente trovato, dopo tanto impegno, la “soluzione” alla scarsità di risorse dedicate ai servizi a favore delle persone con disabilità.
All’unanimità, infatti, a dimostrazione che non vi è distinzione di ideologia politica o – per essere più qualunquisti – a conferma che “sono tutti uguali”, hanno deliberato che le famiglie dei disabili debbano compartecipare economicamente al costo dei servizi ad essi dedicati, e se questo potrebbe anche andar bene per i servizi residenziali – ovvero quando la famiglia non c’è più e la persona viene accolta in una comunità alloggio – quella di far pagare parte dei servizi diurni risulta davvero essere una celta scellerata.

A tutt’oggi la normativa vigente non consente ai Comuni di chiedere soldi alle famiglie per il mantenimento di tali servizi e tuttavia, nell’ultima seduta della Conferenza dei Sindaci, questi ultimi – informato il presidente della Conferenza Regionale Permanente Alberto Toldo e in accordo con Remo Sernagiotto, assessore alla Programmazione e ai Servizi Socio-Sanitari della Regione Veneto – hanno deciso di modificare la Legge Regionale 30/09, introducendo la priorità di accesso e creando di fatto le liste di attesa anche per le persone disabili. A giustificazione di ciò è stato addotto il fatto che per gli anziani ciò avviene già.
Ma come si può paragonare una persona con disabilità ad una anziana? Sanno questi signori di cosa stanno parlando? Lo status di anziano, infatti, presuppone l’aver vissuto una vita fatta di relazioni, di esperienze, del godimento del frutto del proprio lavoro, bene o male del godimento  di una pensione, dell’aver creato una famiglia e dell’aver pianificato il futuro dei propri figli. La disabilità, invece, incide negativamente su tutti gli equilibri di una famiglia, quelli economici, sociali culturali e così via.
Uno dei genitori, ad esempio – quasi sempre la madre – deve rinunciare a inserirsi nel mondo del lavoro, mentre l’altro spesso rinuncia alla carriera. I fratelli e le sorelle, poi, subiscono il dramma di una vita diversa. Senza mai dimenticare che con quei pochi soldi erogati dallo Stato sotto forma di pensioni e indennità, a stento si riesce a dare, al proprio congiunto con disabilità, alcune delle cose che la vita gli ha negato. Per non parlare, poi, delle disabilità che coinvolgono la sfera comportamentale. Tutto diventa un costo, persino creare relazioni sociali e attività che puntino all’integrazione sul territorio.

E bravi i nostri Sindaci, ottima scelta! Quando la nave affonda, se le scialuppe non sono sufficienti per tutti, si decide di sacrificare sempre i soliti: gli ultimi.
Se però si introduce la filosofia che chi ha un problema sociale debba provvedervi in prima persona, non si capisce perché – con la propria fiscalità – i disabili e le loro famiglie debbano contribuire a pagare servizi che per questi ultimi rimarranno totalmente inutilizzati (la scuola, l’università, i trasporti ecc.).
Certo, non ho la presunzione di sapere quale altra soluzione si sarebbe potuta adottare, ma di sicuro non è così che si dà un bell’esempio di amministrazione. Si sappia, comunque, che ogni singolo euro tolto alle persone con disabilità implica di fatto una limitazione all’esercizio di quei diritti costituzionali e di quei princìpi morali di cui tanto noi italiani spesso andiamo orgogliosi.
Se poi non si è in grado di trovare soluzioni diverse da quella che intendono adottare i nostri bravi Sindaci, allora se ne stiano a casa e lascino ad altri la possibilità di provvedere a ciò; è facile, infatti, amministrare quando le risorse sono abbondanti, ma è quando queste scarseggiano che si ha l’opportunità di dimostrare al proprio elettorato di essere diversi, avendo il coraggio di fare anche scelte difficili.

Pertanto le Associazioni aderenti al Comi.Vi.H. hanno deciso di mettere in atto ogni azione finalizzata a informare l’opinione pubblica circa le politiche adottate dalla Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 6 di Vicenza, in materia di servizi dedicati alle persone con disabilità.

*Presidente del Comi.Vi.H. (Comitato Vicentino Handicap).

Il Comi.Vi.H. (Comitato Vicentino Handicap) è un coordinamento di Associazioni che operano nell’ambito della disabilità. Nato nel 2002, esso opera sul territorio dei Comuni aderenti alla Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 6 di Vicenza.
Tra gli scopi statutari, vi è quello dell’affermazione dei dirittti delle persone con disabilità, l’opera di sensibilizzazione verso le Istituzioni e verso la società civile, per lo sviluppo di una cultura di inclusione e integrazione in tutti gli ambiti della vita di un Cittadino.
Le Associazioni aderenti sono: AIAS San Bortolo Vicenza (Associazione Italiana Assistenza agli Spastici); ANFFAS Vicenza (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale); Associazione Autismo Triveneto Vicenza; Associazione Genitori Cooperativa Margherita Sandrigo (Vicenza); Associazione Familiari Cooperativa Il Nuovo Ponte Vicenza; Associazione H81 Insieme Vicenza; Associazione Genitori Cooperativa Primavera ’85 Vicenza.