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Tagliare i fondi sociali significa violare i diritti umani

Giampiero Griffo è uno dei «padri italiani» della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitàNon è stato un incontro facile quello che la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha organizzato a Genova il 25 maggio (I diritti alla prova deila crisi: se ne legga la presentazione nel nostro sito cliccando qui), per fare il punto della situazione a proposito delle possibilità reali di applicazione della Convenzione ONU sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità. L’intento della Federazione era quello di presentarne i contenuti alle istituzioni e di sondare il loro livello di attenzione concreto.
Anna Banchero, del Coordinamento Tecnico degli Affari Sociali nella Conferenza delle Regioni, è arrivata, ha presentato la sua relazione, e se n’è andata. Perché i margini per un dialogo non c’erano. Un dialogo, si intende, capace di mettere insieme le istanze dei soggetti coinvolti per costruire qualcosa insieme.
Banchero ha spiegato infatti che il documento presentato al Governo non è passibile di modifiche e i fondi da dedicare alle politiche sociali non ci sono. Si riescono a garantire i livelli essenziali, ma non è ipotizzabile niente di più.

Secondo Giampiero Griffo, componente del direttivo della FISH – che è stato l’interlocutore diretto di Banchero durante l’incontro – il problema alla base di questo atteggiamento è il pensiero che lo regge. Un pensiero, una visione, per cui i fondi pubblici vengono ripartiti secondo un criterio per il quale solo se c’è un avanzo, diventa possibile sostenere i processi di inclusione sociale. Come se l’inclusione fosse “un optional”, “un abbellimento”.
«In un quadro in cui si tagliano i fondi e si trasferiscono le competenze alle Regioni – spiega Griffo – ci siamo resi conto, e già lo temevamo, che da parte di chi ci governa non c’è alcuna consapevolezza degli elementi innovativi introdotti dalla Convenzione. Banchero ne ha parlato come fosse soltanto un pezzo di carta, dal momento che dopo averne sottolineato le belle parole che la compongono, ha aggiunto che le decisioni sono già state prese e il prossimo anno il fondo sociale verrà azzerato. Ma se la Convenzione parla di diritti umani e se veramente, come io credo, vale quello che in essa c’è scritto, allora azzerare il fondo sociale significa violare i diritti umani. Quelli che per Banchero sarebbero diritti legittimi, esigibili solo a determinate condizioni, per noi sono invece diritti soggettivi perfetti che valgono per ogni Cittadino, in ogni momento, e dai quali non si può prescindere. I fondi si devono trovare perché non è possibile fare altrimenti. Oppure i Cittadini violati nei loro diritti possono fare istanza in tribunale e a quel punto le Istituzioni sono obbligate da una sentenza a rispettarli. È vero che la legge italiana ragiona sulle risorse disponibili, ma è anche vero che guardando alle risorse di bilancio in generale i fondi ci sarebbero e tutto si gioca sulla loro destinazione. Non destinarli al sociale è una scelta ben precisa che è poi anche controproducente proprio dal punto di vista di quella crescita sociale che tutti auspicano: se i Cittadini con disabilità vengono a malapena assistiti e non viene avviato un processo di inclusione, essi non potranno diventare Cittadini Attivi, capaci con il lavoro, ad esempio, di contribuire al benessere comune».

Griffo – che è stato uno dei “padri italiani” della Convenzione ONU – è assai chiaro quando dice che fino a prima della Convenzione stessa, «noi persone con disabilità non eravamo parte della società, eravamo oggetto di solidarietà e assistenza. La Convenzione, invece, ci ha detto che siamo Cittadini come tutti gli altri e che i soldi pubblici sono anche nostri».
È nato nel 2005 a Genova, in occasione della pubblicazione di un libro di Mario Calbi, il Circolo di Studio sul Lavoro Sociale Oltre il GiardinoOggi, dunque, il lavoro principale che spetta alle associazioni e alle altre forze sociali interessate è quello di proporre alla comunità una ridefinizione degli obiettivi comuni. Sostenere le fasce escluse della società non può più essere un optional, ma un elemento portante del processo di sviluppo.
«Queste convinzioni vanno sostenute insieme da tutti quelli che le condividono, in modo da costituire un fronte unito che non può più venire ignorato», continua Griffo. «La presenza di Mario Calbi, in rappresentanza del Circolo di Studio sul Lavoro Sociale Oltre il Giardino, è stata in questo senso significativa. I valori che ci accomunano vanno valorizzati e sostenuti e spero che presto organizzeremo un tavolo dove incontrarci ancora e continuare a confrontarci».

Proprio il citato Mario Calbi sottolinea a sua volta l’importanza dell’incontro di Genova. «La FISH – commenta – àncora fortemente la propria visione ai diritti umani e questo elemento, unito alla valorizzazione della diversità personale in un quadro di uguaglianza dei diritti, mi sembra l’atteggiamento migliore che si possa avere».
Chiediamo quindi a Calbi quale sia il ruolo delle “belle parole” rispetto alla concretezza dei fatti e la sua risposta è secca: «Un ruolo concreto» afferma. «In questo momento storico in cui stiamo tornando indietro e alcune conquiste che parevano assodate tornano a essere messe in discussione, affermare princìpi fondamentali di uguaglianza è un fatto pratico fondamentale. Il livello concreto di una società complessa discende sempre dal sistema di valori su cui ci si trova d’accordo e oggi bisogna prima di tutto agire per modificare il quadro di valori. È l’azione più concreta che si possa fare. Sono convinto che in questo momento la battaglia sui diritti sia più che mai strategica perché la battaglia di oggi prima ancora che sul trovare i fondi è incentrata sulla destinazione delle risorse».
È una questione politica, quindi? «Certo. E prima ancora culturale. Perché solo se pensiamo che una società debba essere organizzata a partire dai diritti, anche lo sviluppo economico può venire definito a partire da questo presupposto fondamentale».

A Genova Calbi è stato assessore comunale ai Servizi Sociali per dieci anni, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, ed è poi rimasto in Consiglio Comunale fino al 1993. Gli chiediamo quindi un commento sul welfare della Liguria. «In Liguria abbiamo lavorato bene negli anni in cui si stava bene. Abbiamo accumulato servizi di qualità soprattutto nell’ambito dell’inserimento lavorativo, in cui abbiamo addirittura primeggiato in Italia. Così ora che i fondi diminuiscono, riusciamo ancora a reggere bene in virtù di quello che c’era già. Ma le risorse stanno finendo anche da noi e il prossimo anno inizieranno i problemi. L’aspetto positivo è che c’è un fronte unito tra le Istituzioni e le parti sociali. Da noi le Istituzioni hanno scelto di non tagliare i fondi sociali, una scelta forte perché in questo contesto storico è significato spostare la destinazione da altre voci altrettanto fondamentali».
Ma secondo lei l’arrivo della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha portato delle conseguenze nella sua Regione? «Io dico che abbiamo lavorato nella direzione indicata dalla Convenzione fin dagli anni Settanta. Abbiamo fatto tutto quello che si è potuto nei limiti del possibile. Solo che ora la FISH ci provoca, dicendoci che bisogna abbattere anche quei limiti».
Insomma, che futuro ci aspetta? «Le elezioni amministrative che si stanno concludendo con questo fine settimana sono fondamentali. I Cittadini hanno l’occasione di scegliere se intraprendere un percorso in cui dovremo cercare di resistere o invece un percorso nella direzione dell’affermazione dei diritti».

Calbi ci ha raccontato infine che a Genova una loro recente mobilitazione ha aperto un dialogo con gli Enti Locali, che si sono resi disponibili al ragionamento condiviso. Anche la FISH intende agire a livello nazionale nello stesso modo e questo è un altro elemento di aggregazione tra la Federazione e il Circolo Oltre il Giardino.
«Dopo la manifestazione del 19 maggio a Milano – spiega Griffo -, in cui eravamo in mille e abbiamo ottenuto la disponibilità del presidente della Regione Lombardia Formigoni [se ne legga cliccando qui, N.d.R.], intendiamo continuare su questa strada. Insieme anche alle organizzazioni del Terzo Settore che gestiscono i servizi, abbiamo indetto una mobilitazione generale per il prossimo 23 giugno, in tutta Italia e soprattutto a Roma, per dare forza alle nostre ragioni, sia rispetto alla scelta del Governo di non finanziare il fondo sociale – come non fosse un suo dovere -, sia rispetto al comportamento delle Regioni che a loro volta non si stanno assumendo le proprie responsabilità».