- Superando.it - http://www.superando.it -

L’aula scolastica come un carcere

Bimbo alla lavagna con aria corrucciata«Il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado – scriveva il comma B.3h della Tabella allegata alla Legge 143/04 – situate nei comuni di montagna di cui alla legge 1° marzo 1957, n. 90, nelle isole minori e negli istituti penitenziari è valutato in misura doppia». Una norma quanto meno discussa, che ha creato parecchie contestazioni, fino a portare, nel 2007 anche a una Sentenza della Corte Costituzionale (la 11/07), che aveva dichiarato illegittimo il doppio punteggio per le scuole di montagna, ma non per quelle delle isole minori o delle carceri.

Al di là del merito della questione – ancora aperta a ricorsi e controricorsi – chi avrebbe mai potuto immaginare che un giorno quella norma si sarebbe pesantemente incrociata con una brutta vicenda riguardante un alunno con disabilità?
Eppure è successo proprio recentemente ed è venuto alla luce nei giorni scorsi, quando l’insegnante di sostegno di un Istituto Tecnico Commerciale Pubblico di Bari si è recata dal provveditore agli Studi Giovanni Lacoppola, invocando l’applicazione di quella norma, riferita appunto a chi opera nelle carceri. Motivazione di tale comportamento? «La docente – leggiamo nella Cronaca di Bari della Repubblica.it – ha spiegato che per l’intero anno scolastico è stata costretta a insegnare chiusa a chiave con uno studente disabile autistico in un’aula diversa da quella della classe di appartenenza del ragazzo».
«Tutto sarebbe avvenuto – prosegue l’articolo – su precise direttive della preside dell’istituto, in accordo con i genitori dello studente. L’insegnante ha raccontato di aver dovuto lavorare chiusa a chiave in aula per evitare che lo studente si allontanasse, e di aver dovuto fare spesso altrettanto con il ragazzo dovendolo accudire e pulire perchè lui soffre anche di incontinenza. In più la docente avrebbe lavorato anche in orario extracurriculare, accompagnandolo in un centro commerciale e ai giardini pubblici. Al provveditore l’insegnante ha detto di non aver voluto dire nulla fino a quel momento per il timore di perdere l’assegnazione del posto, essendo una lavoratrice precaria».

«Una vicenda incredibile – è stato il commento del Provveditore – perché è inconcepibile che uno studente disabile venga trattato in questo modo. Invierò una lettera alla preside chiedendole una relazione sul caso e, se avrà il coraggio di confermare tutto quello che mi è stato raccontato dall’insegnante, dovrò segnalare la vicenda alla magistratura».
C’è “aria di Procura”, dunque, perché, come ha sottolineato lo stesso Lacoppola, «potrebbero ipotizzarsi reati di natura penale, come il sequestro di persona o la sottrazione di incapace». «E in ogni caso – ha aggiunto Lacoppola – farò mettere quanto prima sul sito del nostro Provveditorato una Circolare che invierò nello stesso tempo a tutti i Dirigenti Scolastici, per ricordare le norme da seguire quando si deve operare con studenti disabili. Da quando ho assunto l’incarico, di Circolari ne ho diramate diverse ai Dirigenti Scolastici su diritti e doveri e regole di comportamento, eppure ogni tanto spunta un caso incredibile come questo. Vedremo gli sviluppi».
Già, vedremo gli sviluppi e ci auguriamo innanzitutto che degli sviluppi ci siano, contando anche sulla puntuale vigilanza della FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dai cui esponenti il caso ci è stato segnalato. Ma possiamo davvero definire «incredibile» una situazione come questa, perpetuata per mesi e mesi in una grande città, sotto agli occhi di tanti insegnanti, famiglie e studenti e che probabilmente – senza la richiesta dell’insegnante di godere del doppio punteggio – non sarebbe nemmeno ora venuta alla luce?

Proprio qualche giorno fa, proprio dalla FISH Puglia, abbiamo ricevuto la notizia – cui abbiamo dato ampio spazio – della nascita del Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale (GLIR), uno tra i primi in Italia, come previsto dalle Linee Guida Ministeriali per l’Integrazione Scolastica degli Alunni con Disabilità. Lo abbiamo presentato, ovviamente, come uno strumento che potrà migliorare l’inclusione delle persone con disabilità nelle scuole. Leggendo però di casi come quello appena riportato, non possiamo fare altro che augurare caldamente “buon lavoro” a quella nuova struttura, perché di lavoro da fare ce n’è ancora parecchio. (Stefano Borgato)