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Quel bambino con autismo escluso dal Centro Estivo

Molte pedine di scacchi nere, tra le quali una bianca: rappresenta la discriminazione«Ci dispiace, ma quest’anno il Municipio non ha i fondi necessari per coprire i costi dell’operatore di cui ha bisogno suo figlio per partecipare al Centro Estivo organizzato presso le strutture comunali del “Fulvio Bernardini”»: questa è la risposta che il Signor Bonanni ha ricevuto dalla Dirigente dell’UOSECS [Unità Organizzativa Socio-Educativa  Culturale e Sportiva, N.d.R.] del V Municipio  di Roma che ha in carico suo figlio (8 anni, affetto da sindrome autistica e riconosciuto invalido al 100%) e a cui, come ormai da qualche anno, ha fatto richiesta per l’operatore di sostegno, senza il quale il bambino non può prendere parte alle attività organizzate dal Centro Estivo.
Il bimbo, inoltre, è stato ritenuto dal Centro Estivo del V Municipio «non integrabile con gli altri» che frequentano il Centro stesso. «Non integrabile» perché, essendo affetto da sindrome autistica, ha bisogno di più attenzioni. Insomma, ha bisogno di sostegno. Ma proprio cose come l’integrazione sociale e la partecipazione ad attività ricreative sono alcuni tra gli elementi essenziali per il miglioramento di persone con disturbi dello spettro autistico.
Siamo di fronte, quindi, alla negazione di un diritto, un diritto per di più sancito dall’articolo 3 della Costituzione, che enuncia espressamente il dovere dello Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’uguaglianza dei Cittadini e che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.
Pertanto, sulla base della risposta ricevuta, il Signor Bonanni ha deciso di rivolgersi al proprio legale, per tutelare i diritti del figlio e una diffida è già partita nei confronti del V Municipio.

Vicende come questa fanno constatare che le Istituzioni – le quali dovrebbero tutelare i Cittadini – in realtà non si preoccupano della salute degli stessi. Quando chiudono le scuole, infatti, i ragazzi con disabilità rimangono totalmente a carico delle famiglie per tre mesi, sette giorni a settimana e ventiquattr’ore su ventiquattro.
Tutti noi Cittadini siamo chiamati a pagare le tasse, che servono anche all’assistenza di chi è in situazioni di fragilità. Spesso giornali, internet e televisioni riferiscono vicende di estremo disagio in cui si vengono a trovare persone con disabilità,  a volte con esiti perfino drammatici. In questi casi, le Istituzioni – quelle stesse che negano assistenza e sostegno alle famiglie che ne hanno bisogno – sono le prime a stigmatizzare e ad esprimere profondo rammarico. Ma riteniamo più utile che le Istituzioni stesse abbiano, in primo luogo, la piena consapevolezza del proprio ruolo e quindi dei servizi che sono chiamate a gestire e realizzare. E che sappiano, pertanto, che venendo meno a questi impegni, ai Cittadini non rimane che ricorrere, come ultima istanza, alle vie legali.
Dal canto suo, l’Associazione Autismo e Futuro – in questo caso come per altri in passato – intende adoperarsi per difendere tutte le famiglie che hanno un figlio con autismo e che subiscono vessazioni nei loro diritti da parte delle Istituzioni. 

Per ulteriori informazioni: comunicazione@autismoefuturo.it.