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Riforma fiscale e dell’assistenza: il vero obiettivo è fare cassa

In primo piano dito puntato. Sullo sfondo viso sfuocato di un uomo«Quel Disegno di Legge non si può migliorare», era stata la conclusione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), convocata a un’audizione presso la Commissione Finanze della Camera, per esprimere la propria opinione sul Disegno di Legge Delega n. 4566 per la riforma fiscale e dell’assistenza, duramente criticato sia dal punto di vista formale e costituzionale che da quello del merito (se ne legga nel nostro sito cliccando qui).
E pesanti critiche sono arrivate anche dall’organizzazione Cittadinanzattiva, per la quale – sempre in sede di audizione alla Commissione Finanze della Camera – Tonino Aceti – che in Cittadinanzattiva è responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC) – si è espresso così: «Chiediamo lo stralcio immediato di quel Disegno di Legge Delega, perché è inaccettabile una riforma che scarica sulle tasche dei Cittadini più deboli il peso della crisi e dell’inettitudine della nostra classe politica».

«L’unico obiettivo di quel provvedimento – ha dichiarato ancora Aceti – è quello di fare cassa attraverso una drastica riduzione/azzeramento dell’assistenza erogata a tutti i Cittadini italiani, con particolare riguardo alle persone in condizione di maggiore fragilità e ai loro familiari. Il Governo, infatti, pretende di recuperare 40 miliardi di euro attraverso il taglio delle pensioni d’invalidità civile, accompagnamento e reversibilità, nonché attraverso la riduzione delle detrazioni fiscali, tra le quali ricordiamo quelle per le spese sanitarie».
Quella delineata dal Disegno di Legge, secondo l’esponente di Cittadinanzattiva, sarebbe dunque «un’assistenza che dovrebbe rivolgersi ai “soggetti autenticamente bisognosi”, capace quindi di erogare al massimo beneficenza».

«Se l’atto fosse approvato – ha concluso Aceti – verrebbe di fatto decretata la fine del welfare in Italia e l’unico responsabile di tutto ciò non potrà che essere il Governo, con la sua politica pluriennale e dissennata di tagli lineari alla spesa pubblica, in particolare nel settore sociale e sanitario (7 miliardi e mezzo di euro tra il 2013 e 2014), senza al contrario avere ancora varato alcun provvedimento volto a garantire la crescita economica del nostro Paese. Quindi il Governo o non ha ancora ben chiaro che senza crescita economica le risorse destinate all’assistenza saranno destinate a diminuire sempre più drasticamente o non è in grado di garantire tale crescita. Pertanto, anziché tagliare immediatamente l’assistenza ai Cittadini, il Governo dovrebbe iniziare a tagliare le indennità e gli stipendi degli organi elettivi a livello nazionale, regionale e locale, in modo tale da rifinanziare ad esempio il Fondo per la Non Autosufficienza che quest’anno è stato azzerato». (S.B.)