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Se la lotta ai «falsi invalidi» penalizza quelli veri

Realizzazione grafica di calcio a un omino in carrozzina«Un dovere morale: aiutare chi è rimasto indietro», diceva uno degli immensi manifesti della campagna elettorale che portò il Cavaliere a vincere nel 2001. Dieci anni dopo, però, pare essere rimasto poco di quell’impegno.
Il Disegno di Legge Delega sulla Riforma Assistenziale [n. 4566, N.d.R.], accusa Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), è disastroso «nei contenuti, nella forma, nelle finalità e nei metodi». Per capirci: «Grazie ai tagli agli enti locali una persona su tre perderà i servizi sociali. E grazie alla riforma assistenziale un’altra su tre perderà l’indennità di accompagnamento».
Tutta colpa della scoperta di falsi ciechi che guidano l’automobile e dell’antico adagio che «per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno»? Mettiamola così: la scoperta di una certa quota di truffatori (da colpire con durezza, sia chiaro) viene usata per tagliare drasticamente gli aiuti ai disabili veri.

Ma di quanti soldi parliamo? Al momento le persone gravate da handicap e non autosufficienti, spiega l’architetto Vincenzo Gallo, già assessore alla Disabilità del Comune di Cosenza e padre di un figlio disabile, «percepiscono una pensione di invalidità di poco più di 250 euro mensili, se hanno un reddito personale annuo inferiore a 15 mila euro. In più le persone non autosufficienti con grave disabilità godono di una indennità di accompagnamento, pari a poco più di 450 euro mensili, senza limiti di reddito, e di alcune detrazioni fiscali (per ausili, per la badante, per le famiglie con figli disabili, ecc). Questi sostegni, benché coprano solo in piccola parte il costo sostenuto dalle famiglie che assistono persone con grave disabilità, sono ora a rischio».
Cecilia Carmassi, responsabile per le Politiche sociali del Partito Democratico, va oltre. E attaccando la scelta del Governo di ridurre gli aiuti agli «autenticamente bisognosi», definizione che, tolti di mezzo i truffatori, è piuttosto impalpabile, si spinge a dire che «non è concepibile una riforma che ha l’obiettivo di tagliare il 40 per cento delle risorse per l’assistenza. O è una provocazione oppure è istigazione al suicidio».

La polemica contro il Governo non è nuova. Già tre anni fa un gruppo di padri e madri di ragazzi disabili, i «Genitori Tosti», invitarono a indagare meglio sui veri sprechi. A cominciare da certi appalti firmati dalle ASL: «Un paio di scarpe su misura 32, con forti rigidi e plantari, viene pagato dal servizio sanitario 860 euro, una follia! Dei tutori per posizionare in maniera corretta le gambe o i piedi di un bambino con tetraparesi vengono pagati 700 euro l’uno». E gli spreconi, concludevano, sarebbero i genitori?

C’è una tabella, però, che taglia la testa al toro. L’ha pubblicata «il Sole 24 Ore». Dice che (dati Eurostat) l’Italia spende rispetto alla media europea molto di più per le pensioni, più o meno lo stesso per il totale del welfare, ma molto meno per i non autosufficienti: l’1,6 contro il 2,1 per cento.
Ma davvero avranno il coraggio di tagliare ancora lì, senza aver prima tagliato l’assistenza integrativa ai deputati, ai senatori e ai loro familiari?

*Testo già apparso in «Corriere della Sera.it», con il titolo La lotta ai falsi invalidi penalizza quelli veri e da noi ripreso per gentile concessione dell’Autore e della Redazione di «Corriere della Sera.it».