Riconoscersi tra persone è un’opportunità per tutti

«Vogliamo presentare noi stessi, le nostre esperienze di vita, le nostre aspettative e la nostra profonda volontà di essere utili agli altri e vogliamo farlo in primo luogo con i giovani delle scuole, avviando un confronto operoso con loro, anche perché dal presente delle nuove generazioni può nascere il nostro futuro e una nuova classe dirigente che non ci consideri “numeri”, ma Cittadini»: così Alfio Desogus, presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), inquadra gli incontri nelle scuole cagliaritane che le associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie hanno promosso in occasione del prossimo 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

Studenti in classe scolasticaLa FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha scelto di entrare nelle aule delle scuole cagliaritane, per parlare di disabilità con gli studenti, in occasione di sabato 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Lo farà dapprima all’Istituto Tecnico Michele Giua (Liceo Scientifico per le Scienze Applicate) e successivamente all’Istituto Magistrale Eleonora d’Arborea, con due incontri cui parteciperanno Alfio Desogus, presidente della FISH Sardegna e Mario Orgiana, presidente dell’ASBI Sardegna (Associazione per la Spina Bifida e l’Idrocefalo). In entrambe le scuole, inoltre, un ampio spazio sarà dedicato alle Opportunità della tecnologia assistiva, con dimostrazioni sui vari dispositivi da parte di alcuni giovani in Servizio Civile, coadiuvati da esperti dell’Associazione RP-Sardegna (Associazione Ciechi Ipovedenti Retinopatici Sardi).
A spiegare le motivazioni dell’iniziativa – che fa parte di uno specifico programma, previsto nell’ambito del progetto della FISH Sardegna
Opportunità Solidali, finanziato dalla Fondazione con il Sud – è lo stesso presidente della FISH Sardegna Alfio Desogus.

L’obiettivo che ci proponiamo è quello di aprire un confronto con le nuove generazioni, soprattutto quelle impegnate nella scuola, per l’adozione di un linguaggio rinnovato e appropriato, alla luce delle indicazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ci poniamo così a disposizione di un grande rinnovamento culturale, per una nuova concezione positiva sulle persone con disabilità, adottando il metodo della comunicazione, o meglio, del “parlare con la gente”.
Per questo abbiamo pensato di organizzare – in accordo con i dirigenti e gli organismi partecipativi delle scuole – una serie di incontri tra i responsabili delle nostre associazioni di persone con disabilità e i giovani studenti, per svolgere azioni di informazione, sensibilizzazione, orientamento e discussione. Vogliamo presentare noi stessi, le nostre esperienze di vita, le nostre aspettative e la nostra profonda volontà di essere utili agli altri.
Vogliamo dimostrare che se si modifica il trattamento e l’approccio alle persone con disabilità, si può ricevere un riscontro sociale e umano qualificante e innovativo.
La nostra sensibilità può risultare utile per battere la deriva disumanizzante del nostro tempo. Essere persone per essere uomini è la proposta che avanziamo alle giovani generazioni e lo facciamo mettendo in campo le esperienze di molti che, pur con difficoltà o limitazioni, riescono a svolgere un ruolo e ad avere relazioni sociali positive.
Dirigenti associativi con disabilità e genitori con una loro esperienza in ambito familiare vogliono cimentarsi con le scuole frequentate da allievi con diverse difficoltà. Essi puntano a mettere in evidenza l’esigenza di nuovi processi di integrazione scolastica e di inclusione sociale, per superare stereotipi o stigma negativi immotivatamente discriminatori.
Il dibattito che vogliamo suscitare, dunque, deve servire al superamento delle concezioni negative e al consolidamento dell’“attenzione solidale” degli altri.
Siamo dentro a una cultura che si manifesta con l’accentuazione dell’individualismo e dell’indifferenza verso le altre persone. Il rischio è pertanto che dalla concezione negativa (inutilità, incapacità e gravame sociale), che in tempi andati ha negato la piena cittadinanza alle persone con disabilità, si passi alla subdola indifferenza sociale, sprofondando nel silenzio e nell’anonimato. A questa prospettiva vogliamo invece contrapporre un confronto operoso con i giovani, anche perché dal presente delle nuove generazioni può nascere il nostro futuro e una nuova classe dirigente che non ci consideri “numeri”, ma Cittadini.

*Presidente della FISH Sardegna (fishsardegna@tiscali.it).

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