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La sedia di Garibaldi

Da sinistra, Vittorio Pavoncello, Silvia Cutrera, Claudio Roberti, Alessandra Fagioli e Anna Maria Meoni, alla premiazione di «Teatro e Disabilità»Com’è noto, il prossimo 3 dicembre si celebrerà la Giornata Internazionale  delle Persone con Disabilità, che quest’anno ha per tema Insieme per un mondo migliore per tutti: includere le persone con disabilità nello sviluppo. Tra le indicazioni dell’ONU vi è anche quella di celebrare l’evento promuovendo iniziative che raccontino e valorizzino il contributo che le persone con disabilità possono dare alla società in cui vivono, diventando in tal modo agenti di cambiamento e sviluppo.
Se poi la storia e le vicende umane legate alla disabilità sono spesso caratterizzate da discriminazioni e ingiustizie che necessariamente richiedono linguaggi politici consoni e incisivi per rivendicare pari diritti e opportunità, è tuttavia altrettanto importante utilizzare altri modi per raggiungere àmbiti nei quali la disabilità è spesso considerata marginale, ininfluente o addirittura assente.
La stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità sollecita la promozione di maggiore consapevolezza delle capacità e contributi della persona con disabilità, sostenendone la partecipazione alla vita culturale.

La prima edizione del Premio per la Drammaturgia Teatro e Disabilità [se ne legga anche nel nostro sito cliccando  cliccando qui, qui e qui, N.d.R.], a parere degli organizzatori dell’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) e dell’ECAD (Ebraismo Cultura Arte Drammaturgia), ha rappresentato uno strumento partecipativo nel percorso di raggiungimento degli obiettivi proposti dalle Nazioni Unite. «Attraverso il Premio – spiegano infatti – abbiamo voluto incoraggiare autori-scrittori, professionisti e non, con disabilità e non, a immaginare la vita di persone con disabilità e restituire in forma di testo teatrale la loro narrazione, per conoscere quale sia la percezione della disabilità nel nostro tempo. L’ambito teatrale si prestava a una rivisitazione, considerato che la disabilità nella storia del teatro ha caratterizzato personaggi famosi, come ad esempio Riccardo III o Edipo».
«Abbiamo ricevuto – sottolineano ancora – una trentina di testi in cui sono state rappresentate le diverse disabilità. Gli autori e le autrici sono residenti nel Centro-Nord e hanno un’età variabile dai 27 ai 58 anni. I testi vincitori hanno proposto uno sguardo ironico sulla disabilità, promuovendo valori positivi. Il primo classificato, Bruno Cerutti con il monologo Yesterday,  ha saputo descrivere, con sensibilità e leggerezza, la sofferenza mentale, indicando al contempo la possibilità e la capacità di poter vivere in autonomia, coltivando interessi, passioni e amicizie, senza dover ricorrere a soluzioni istituzionalizzanti. La seconda vincitrice, Silvia Zoffoli con Amalia e basta, raccontando di una ragazza sorda, ha mostrato come lo sguardo stereotipato sulla disabilità possa generare stigma, causando forme di auto-esclusione. Un racconto teatrale pieno di situazioni sceniche tra il comico e l’imbarazzante».

Entrambi i vincitori hanno partecipato all’evento denominato Un popolo di santi poeti e navigatori… con disabilità, organizzato il 28 novembre al Teatro Sala Umberto di Roma, dove si è svolta la premiazione.
L’attrice Pamela Villoresi ha letto una pagina del testo secondo classificato, mentre una pagina del primo è stata letta dall’attore e regista Marcello Prayer.
«La forte motivazione che ha sostenuto il Premio – concludono i promotori della bella iniziativa – era quella di dare rilievo e valore alla persona con disabilità. Per questo abbiamo scelto di evocare  Giuseppe Garibaldi, sia per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, ma soprattutto perché rappresentativo di una “disabilità occultata”, che andrebbe raccontata, per far conoscere con quale forza e determinazione Garibaldi abbia superato dolori, limiti e ostacoli legati alla sua disabilità. Il silenzio su questo argomento induce a una riflessione sul significato che gli storici e i professionisti politici, appropriatisi del mito garibaldino, attribuiscono alla disabilità: considerata come sinonimo di inferiorità o ipocritamente ininfluente, è comunque un argomento che non deve entrare nei manuali scolastici né nei discorsi politici, non essendo “adatta all’eroe“».

Proprio per onorare la memoria di questa fondamentale figura della nostra storia, dunque, lo spettacolo teatrale conclusivo della giornata è stato La sedia di Garibaldi, pièce creata da Vittorio Pavoncello specificamente per l’evento, che ha raccontato un Garibaldi  senza omertà.

*Presidente dell’AVI (Agenzia per la Vita Indipendente) di Roma.