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Quella africana sarà la «tappa del fare»

Salvatore Cimmino nell'Orfanotrofio di Goma, curato da padre Paolo Di Nardo, insieme ai suoi nuovi «fratellini» e «sorelline»Lo avevamo lasciato in Nuova Zelanda, Salvatore Cimmino, il quarantasettenne nuotatore napoletano della Canottieri Aniene amputato della gamba destra, amico del nostro sito e da tempo impegnato, con il patrocinio del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), nel suo giro del mondo a  nuoto, denominato A nuoto nei mari del globo – che lo aveva già portato in Canada e in Argentina – iniziativa con la quale intende dare visibilità al suo progetto Un mondo senza barriere e senza frontiere.
Era reduce dall’attraversamento a nuoto dei 30 chilometri dello Stretto di Cook, ciò che egli stesso ha definito «una favola o anche una storia degna della celebre serie televisiva
Ai confini della realtà».
Come avevamo poi raccontato, quell’impresa era servita anche per gettare concretamente le basi di quella successiva, vale a dire l’attraversamento del Lago Kivu in Africa (dal 23 al 30 aprile prossimi), esattamente da Kiumba a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Una «tappa del fare», la definisce questa Salvatore, perché il suo obiettivo è anche quello di far crescere il sostegno a un Centro Protesi e a uno di Igiene Mentale di Goma, dove recentemente si è recato. Questo è il suo racconto. (S.B.)

Se disponesse dei mezzi necessari per sfruttare il proprio sottosuolo ricco di gas, petrolio, diamanti, oro, coltan (colombo e tantalite) e cassiterite (il 70% dell’intero pianeta), grazie anche alla sua ideale posizione geografica, la Repubblica Democratica del Congo [d’ora in poi RDC, N.d.R.] – sede della prossima tappa del mio giro del mondo A nuoto nei mari del globo (23-30 aprile, Regione del Nord-Kivu, 40 chilometri da Kiumba, nell’Isola di Idwji a Goma) – sarebbe con ogni probabilità uno dei Paesi più ricchi e accoglienti al mondo. Al contrario, come in quasi tutti gli Stati del Continente Nero, il colonialismo prima e le sciagure provocate dalle guerre e dalla natura poi, hanno impedito che questo meraviglioso Paese crescesse e si sviluppasse nella pace e nella democrazia.
Oggi l’RDC è uno dei Paesi più poveri della Terra e la presenza sul territorio di organizzazioni laiche e religiose, insieme all’impegno delle autorità locali, non è sufficiente a rispondere con efficacia alle richieste di aiuto provenienti dalla popolazione che vive, purtroppo, in condizioni disumane. Infatti, i servizi come la sanità, la mobilità, l’istruzione e la sicurezza sono del tutto inaccessibili, se non per pochi gruppi. In una società precaria come questa, poi, la corruzione e la delinquenza organizzata dilagano a dismisura, gravando ancor di più sull’inerme popolazione.

Durante la mia permanenza a Goma, per organizzare la prossima tappa, sono stato ospitato, assistito e supportato con affetto e competenza da padre Paolo Di Nardo, da quasi trent’anni in RDC come missionario dei Caracciolini, che tra un incontro e l’altro con le autorità civili e militari, mi ha descritto le enormi e scandalose difficoltà che la popolazione è costretta ad affrontare, realtà che ho potuto constatare di persona, visitando il Centro Protesi e il Centro di Igiene Mentale di Goma.
La mancanza dei più elementari mezzi di sopravvivenza si ripercuote tragicamente sulla popolazione: l’80% delle famiglie, ad esempio, non può permettersi di mandare i figli a scuola e l’analfabetismo dilaga. Patologie lievi, come una semplice influenza, si trasformano quasi sempre in una malattia grave, per l’assoluta povertà che impedisce l’accesso ai farmaci.
Salvatore a Goma con la piccola JosephineLa situazione si aggrava ulteriormente per le persone con disabilità: l’handicap, infatti, è vissuto come una “vergogna” dalle famiglie – tanto che i bambini che nascono con malformazioni vengono abbandonati notte tempo – e le strade non asfaltate, piene di buche, gli edifici non a norma, l’assistenza quasi del tutto inesistente costituiscono fattori assolutamente negativi, che vanno ad aggiungersi a un’esistenza già di per sé faticosa.
Il tema della totale assenza di sicurezza è un ulteriore aggravio che pesa su un sistema in cui solo i ricchi godono delle ricchezze offerte da questa terra, ricchezze che contrabbandano con grande convenienza personale, senza nulla lasciare a beneficio dell’intera collettività.

Mi appello dunque a quelle realtà che operano nel mondo dell’assistenza e della riabilitazione protesica perché facciano un passo avanti, cooperino e contribuiscano al cambiamento di questa triste realtà. Migliorare e garantire le condizioni sanitarie d’eccellenza e la cura dei bambini e degli adulti ammalati e con disabilità è un dovere del mondo occidentale.
Il sistema sanitario pubblico congolese si trova oggi in condizioni estremamente precarie dal punto di vista strutturale e finanziario e non è in grado di far fronte alle necessità di prevenzione, assistenza e cura per gran parte della popolazione.
Sono ormai anni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia questa grave realtà ed ecco perché è necessario e urgente rafforzare le capacità d’intervento e di sostegno in favore di queste popolazioni indifese, in modo da scongiurare il loro abbandono da parte della comunità mondiale.
Le realtà presenti sul territorio – e penso ai Caracciolini che ho conosciuto nel loro impegno quotidiano, a padre Paolo, sempre entusiasta, mai stanco, ai giovani preti disponibili e votati a una missione di accoglienza e sostegno davvero rari e quasi sconosciuti al mondo occidentale, a Veronique, coraggiosa e competente fisioterapista e, naturalmente, al vescovo Kaboy Ruboneka, che realmente incarna i precetti cristiani con piglio e convinta determinazione – vanno, io credo, aiutate in questo importante percorso di solidarietà.
Voglio quindi sperare che al mio ritorno a Goma, il prossimo 15 aprile, porterò buone notizie ai bambini, agli adolescenti e agli adulti assistiti dal locale Centro Protesi e dal Centro di Igiene Mentale e spero di avere tantissimi regali da donare ai bambini ospiti dell’Orfanotrofio di Padre Paolo.

*Salvatore Cimmino (Torre Annunziata, Napoli, 1964), nuotatore della Canottieri Aniene amputato della gamba destra, è impegnato nel suo giro del mondo a  nuoto, denominato A nuoto nei mari del globo, per dare visibilità al suo progetto Un mondo senza barriere e senza frontiere. Ne segnaliamo nel nostro sito in particolare i testi: Girerò l’Europa a nuoto per un mondo senza barriere (cliccare qui); Quella maratona acquatica, metafora della vita di ogni disabile (cliccare qui); Ho nuotato nell’acqua gelida in nome della mobilità e della vita indipendente (cliccare qui); Ho nuotato per Gianca (cliccare qui); La Nuova Zelanda sta aspettando Salvatore Cimmino (cliccare qui); Io «rilancio» con le mie sfide, gli Stati rilancino con la spesa sociale (cliccare qui); La favola di Salvatore e di un «ponte costruito» in Nuova Zelanda (cliccare qui). Il suo sito è raggiungibile cliccando qui. Il suo giro del mondo a nuoto è patrocinato dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico).