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Ottanta giorni in giro per l’India

Il Victoria Memorial di CalcuttaContinua l’esplorazione di Superando alla ricerca delle mete turistiche amate dai “viaggiatori avventurosi”. A quanti piacerebbe andare in India?
Guardando questo Paese un po’ da vicino, scopriamo che il VMRCD (Vijay Merchant Rehabilitation Centre for the Disabled) – una struttura che porta avanti il lavoro del suo fondatore Shri. Vijay Merchant, che fornisce ausili per la mobilità e  che propone occasioni lavorative per le persone con disabilità e le assiste nei loro viaggi – si sta occupando attivamente del tema del turismo accessibile in loco. I partner sono Access4All, un gruppo non profit americano che concentra le proprie attività sui temi dell’accessibilità e Samartha Travels, un’agenzia di noleggio auto con sede a Mumbai che all’interno del proprio sito internet offre diverse informazioni utili alle persone con disabilità.
Recentemente il Centro si è fatto promotore di un’iniziativa molto interessante, raccontata in uno specifico sito internet, Beyond Barriers, The Incredible India Tour. Si tratta di un progetto che ha coinvolto quattro viaggiatori indiani con disabilità, Arvind Prabhoo, Nishant Khade, Sunita Sancheti e Neenu Kewlani, che hanno deciso di esplorare il loro Paese insieme, dandosi ottanta giorni di tempo.
Nel sito essi vengono presentati come quattro believers, parola inglese che si traduce con “credenti”, qui intesa nel senso non religioso del termine. I believers sono coloro che hanno creduto possibile che il loro sogno di viaggio-avventura si sarebbe avverato. Due uomini e due donne, tutti in sedia a rotelle, insieme in un’avventura, con lo scopo esplicito di spianare la strada per altre persone nelle loro stesse condizioni. Hanno voluto dimostrare che ci sono dei modi per considerare il loro Paese senza barriere dal punto di vista dei viaggiatori e dei turisti e che, dove quei modi non ci sono, non bisogna stare immobili, ma stimolare un cambiamento architettonico e culturale. I princìpi alla base di questo entusiasmante progetto sono quelli dell’uguaglianza e delle pari opportunità.

I quattro believers, dunque, sono partiti il 28 settembre 2011 e il loro bilancio è stato impressionante: 40 città, 16.000 chilometri, 80 giorni, incluse una serie di tappe turistiche, allo scopo di supervisionare lo stato dell’accessibilità di luoghi che richiamano visitatori da tutto il mondo.
L’esplorazione è stata condotta in contatto con il Dipartimento del Turismo Indiano e con organizzazioni non governative locali legate al mondo della disabilità. Ora i quattro stanno redigendo un resoconto, che hanno intitolato Access Survey Report, e intendono presentare delle osservazioni al Dipartimento del Turismo, al Primo Ministro, al Presidente della Commissione sulla Disabilità e all‘ITDC (Indian Tourism Department Corporation).
Nelle loro avventure sono riusciti ad attirare la stampa locale, che ha pubblicato alcuni articoli, segnalando all’opinione pubblica alcune situazioni di discriminazione. Ad esempio, raccontando l’avventura dei quattro viaggiatori, un giornale ha segnalato le difficoltà che questi ultimi hanno incontrato nella visita al Victoria Memorial, per accedere al quale le persone in carrozzina devono presentare una richiesta almeno un giorno prima. L’articolo condanna apertamente la discriminazione e si scusa in prima persona con le persone con disabilità.
Il Victoria Memorial, a Calcutta, è un imponente edificio costruito all’inizio del Novecento in memoria della britannica Regina Vittoria e oggi utilizzato come museo.
Tra le mete toccate nel viaggio anche la bellissima e contesa Regione del Kashmir, attualmente divisa in tre zone rispettivamente amministrate da India, Pakistan e Cina. Ma facciamoci raccontare l’esperienza direttamente dai believers.

Leh, la città sulla montagnaCominciamo con il sincerarci se il viaggio ora è terminato, visto che nel sito internet la notizia non è ancora stata data.
«Sì, il viaggio è terminato. La squadra è rientrata il 20 dicembre scorso. È vero che il sito internet non è ancora aggiornato, ma lo faremo molto presto».

Avete preparato l’Access Survey Report, il documento che raccoglie i risultati della vostra esplorazione?
«Abbiamo cominciato a scrivere un resoconto e intendiamo sottoporlo alle autorità indiane nel prossimo mese di febbraio».

Qual è il commento generale che vi sentite di fare?
«Abbiamo rilevato in generale, a livello “macro”, un cambiamento in positivo. Le organizzazioni non governative hanno lavorato e stanno lavorando duramente per sensibilizzare le autorità locali. In alcuni luoghi abbiamo rilevato uno sforzo nell’accoglienza del viaggiatore con disabilità da parte dei vari enti, pubblici e privati, che lavorano in questo settore. In alcuni Stati, poi, esiste il tentativo di costruire infrastrutture senza barriere.
Nonostante ciò, a livello “micro”, l’accessibilità nel nostro Paese non incoraggia le persone con disabilità ad avventurarvisi. Ci sono molte barriere, per la maggior parte dei casi dovute alla mancanza di consapevolezza nella società e, in alcuni luoghi, alla rigidità della mentalità ortodossa».

Quali sono i ricordi più belli che serbate?
«Il viaggio è iniziato con una partenza memorabile nella città senza barriere di Gandhinagar, capitale dello Stato federato occidentale del Gujarat. Ad Ahmedabad, che si trova sempre nel Gujarat, abbiamo danzato la Garba in carrozzina con altre persone con disabilità in abiti tradizionali, eravamo cinquecento carrozzine».

Che cos’è la Garba?
«È una danza tradizionale del Gujarat, molto bella».

Altri bei ricordi?
«L’indimenticabile bellezza pittoresca di Leh, la più grande città del Ladakh, situata a 3.500 metri di altitudine e circondata da monasteri buddisti. A nord di Leh abbiamo poi attraversato la strada percorribile in auto più alta del mondo: la Khardungla, un passo di montagna a 5.359 metri di altezza. Un’altra bella sorpresa è stata Lucknow, città dello Stato dell’Uttar Pradesh: era completamente priva di barriere e non abbiamo incontrato intoppi. Altra avventura ancora, che vogliamo menzonare, è stata quando abbiamo preso un’imbarcazione veloce e raggiunto la spiaggia di Kovalam».

Ci sono stati momenti particolarmente emozionanti?
«Alcune delle avventure da far rizzare i capelli le abbiamo vissute nello Stato del Manipur, dove siamo arrivati in un momento caldo della crisi economica che lì imperversa da circa un anno, a causa di un gruppo di separatisti che blocca il trasporto di viveri e prodotti rendendo difficile agli abitanti procurarsi beni di prima necessità e carburante.
Un’altra avventura “adrenalinica” è stata quella che abbiamo condiviso sulla strada piena di curve che da Aizwal porta ad Agartala. Abbiamo attraversato l’imponente fiume Brahmaputra. E ancora, prima di intraprendere questo viaggio, nessuno di noi aveva mai cantato e ballato la canzone Mata Ki Arti durante il Festival Indù Navratri dedicato alla divinità Shakti né aveva mai danzato la Garba: avere sperimentato tutto questo è stato travolgente.
Un altro bellissimo ricordo è stato poi l’inaspettato riconoscimento ricevuto all’Indore Rotary Club. Siamo stati accolti nella casa degli ospiti del Governatore ad Agartala – e non era da meno di un palazzo – e abbiamo pranzato nella casa del Governatore stesso.
Poi, l’incontro con degli attivisti di Patna e Leh, che stanno conducendo un lavoro grandioso, nonostante lì manchino infrastrutture e risorse.
E finiamo la lista delle meraviglie che ci portiamo nel cuore, anche se ci sarebbe molto altro da aggiungere: le strade di Andhra Pradesh, Tamilnadu e Kanyakumari sono bellissime; l’Isola Bhavani di Vijaywada è semplicemente stupenda; le bellezze naturali degli Stati del Nord-Est ci hanno tolto il fiato».

Ci sono state delle disavventure o delle situazioni di disagio?
«Ricordiamo la tensione mentre atterravamo a Manipur nel mezzo di una crisi economica, o quando siamo stati bloccati per due ore nell’Isola di Majuli, dopo il tramonto, cosa altamente pericolosa. Abbiamo dovuto chiamare la polizia per chiedere che ci scortasse fino all’hotel.
Vista dall'alto di uno scorcio della città di Mumbai (già Bombay)Altro ricordo di fatica ha senz’altro a che fare con l’attraversamento dell’autostrada nazionale che da Imphal porta a Jiribam: praticamente 120 chilometri di strada ondulata e sporca: a percorrerla ci abbiamo messo dodici ore!
Infine, segnaliamo che in alcuni templi ci hanno impedito l’accesso e che la strada da Patna a Purnia (un villagio del Bihar) è spaventosa».

Voi quattro avrete avuto modo di conoscervi a fondo in questo tempo insieme. Com’è andata?
«Condividere questa avventura è stato meraviglioso e ci ha reso più sicuri di noi stessi. Coordinazione, gestione del tempo e pianificazione insieme di ogni giorno, tenendo conto delle capacità e dei limiti di ognuno, ci ha dato l’opportunità di conoscerci l’un l’altro in profondità».

Quali mete consigliereste a un viaggiatore italiano con disabilità che volesse avventurarsi nel vostro Paese?
«Tutta l’India è bella. È difficile evidenziare solo alcuni luoghi. Ma tra tutti, secondo me, ognuno dovrebbe visitare Gujarat, Rajasthan, Leh Ladakh, Pondichery, Meghalaya, Vishakhapatnam, Kerala, Goa e Mumbai».

Continuando la nostra presentazione di questo affascinante Paese, segnaliamo che un altro sito internet utile per esplorare l’India è quello offerto da Aspark Holidays , dove si trovano elencati una serie di pacchetti dai titoli interessanti. A parte quello della vacanza lampo della durata di un fine settimana, le altre mete nominate sono Rajasthan, Uttaranchal, Kerala, Chardham Yatra, Golden Triangle, Himachal, Kashmir, Goa e Delhi.
Interessante è anche il sito Travel Another India, che propone viaggi senza barriere nella zona tropicale dell’India, al suo interno e sull’Himalaya.
Attenzione: segnaliamo questi link senza però avere sperimentato direttamente la bontà dei servizi offerti. Cogliamo anzi l’occasione per invitare i lettori che lo avessero fatto a contattarci e a condividere con noi della redazione e soprattutto con gli altri Lettori la loro esperienza.
Invece, è certamente il caso di fare riferimento anche a Mobility India, associazione nazionale dedicata alle persone con disabilità.