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Se questa è civiltà…

Il «Muro dell'inciviltà» eretto nel 2007 a Brescia, su un parcheggio per persone disabili, per dare visibilità agli ostacoli quotidiani incontrati da questi ultimiIl solito Gian Antonio Stella, noto “disturbatore-rompitore” dei sogni tranquilli degli ipocriti e dei maneggioni dell’antico italico stivale – razza ahimé, questi ultimi, sempre in espansione – in «Corriere della Sera.it» (9 febbraio 2012) riflette, amaramente, sulla “Cultura della disabilità e dintorni”.
Esordisce con la Didattica, citando l’inizio di un “problema” assegnato in una classe della Scuola tedesca, durante l’era letale del nazismo (1940), quando questo, insieme al fascismo, tocca, in Europa, la punta più velenosa della cattiveria umana di tutta la Storia universale…
Dunque, il “problema”: «Un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno, uno storpio 5,50, un criminale 3,50…». I conti, ovviamente, non tornano. Sterminare eliminare cancellare: le parole di una civiltà (con la “c” rigorosamente minuscola) che si determina, con lucida follia, al dolore e alla morte. E così è stato! Pazzi, storpi, criminali, zingari, omosessuali… tutti nei forni crematori, che non sono forni per fare… la crema. Urla sempre, in eterno, Francesco Guccini: «Son morto che ero bambino / son morto con altri cento / passato per il camino / e ora sono nel vento. /Ad Auschwitz c’era la neve / e il fumo saliva lento / nel freddo giorno d’inverno / e adesso sono nel vento».

L’analisi – inquietante profonda irritante – di Gian Antonio Stella scava nel PIL e nel Fondo per le Politiche Sociali. I risultati, tutto sommato “noti” (che poi non gliene freghi niente a nessuno, se non a pochi, questo è un altro discorso), dicono chiaramente come la scommessa sugli “ultimi” e sulle Persone disabili (vere!) sia perdente, e gli investimenti tout court siano “piccoli” e “incerti” sino alla loro totale sparizione…
Difatti, scrive Stella: «Dal 2008 al 2013 il Fondo per le politiche sociali precipita, nelle tabelle del governo Berlusconi, da 923,3 milioni di euro a 44,6. Quello per la non autosufficienza da 300 a 0». Per tutto ciò il Censis ha dichiarato, clamorosamente: «La disabilità è ancora una questione invisibile nell’agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura. L’assistenza rimane, nella grande maggioranza dei casi, un onere esclusivo della famiglia».

Dunque, le Persone disabili in Italia sono invisibili. Cosa saranno mai 2 milioni e ottocentomila Persone disabili circa a fronte di 60 milioni di Persone? Cifre irrilevanti, insignificanti: così ragiona – e, di conseguenza, fa – chi governa. Ovviamente, a nostro parere, si tratta di: s-ragionare e di s-governare
Si ragiona così (ragione?), evidentemente: «Oggi, questi storpi, matti, ciechi, sordi … non li possiamo sopprimere come ieri (attraverso… l’alta aulica etica del tristemente famoso Arbeit macht frei = Il lavoro rende liberi!); e allora che cosa facciamo? Semplice: Non li vediamo e, dunque, non ci sono perché non esistono; dunque, non costano, non rompono… Ergo: se non li vediamo vuole dire che non ci sono. E dunque, ancora: Non c’è problema!».
Riflettiamo. Perché in tempi di risparmi e di “tagli” anche del personale – restando nel mondo della Scuola italiana – si è risparmiato, “tagliato” e “fatto cassa” in tutte le direzioni, tranne che nei confronti dei docenti di religione cattolica? Ne vogliamo parlare, per capire, o facciamo finta che il problema non si pone e che, dunque, non c’è? Ce l’abbiamo con questo personale scolastico? Ma, no: certo, che no! Solo gli sciocchi e i prevenuti possono pensare e dire certe cose perché, in verità, non vogliono vedere e ipocritamente non vogliono capire. Per proprio tornaconto o personale, o socio-politico, o ideologico, o…

A fronte di questo “fatto”, vogliamo porne un altro, clamoroso, che riguarda le Persone disabili che frequentano, per diritto costituzionale, la Scuola del nostro Paese.
La normativa vigente riserva, eccezionalmente, una “risorsa in più” solo per l’alunno/a disabile: l’insegnante specializzato/a per il sostegno. Si tratta di personale prezioso, che la Letteratura definisce «snodo pedagogico-didattico» per le varie attività scolastiche formative della personalità che, in sintesi, sono l’Educazione e l’Istruzione fornite al livello più professionale e competente possibile: sin dove è possibile. Resta ferma, perché vincente, la strategia dei 20 alunni/e per classe, quando c’è e frequenta l’alunno/a disabile. È un punto fermo, per la Didattica.
Chi “governa” e “razionalizza” ha “tagliato” anche questo personale. Le tante Associazioni di famiglie che hanno i figli/e disabili e gli altri Enti, Cooperative… hanno dovuto far capo, in massa, ai vari Tribunali della Giustizia italiana, per avere riconosciuti: (a) la concretizzazione del “diritto soggettivo pieno” degli alunni/e ad avere il servizio di  tutte le ore settimanali di sostegno, da chi di dovere stabilite, che erano state diminuite o dimezzate o annullate; (b) il ripristino dei posti di sostegno e, quindi, dei docenti che erano rimasti senza lavoro o con le ore di lavoro dimezzate…
In tempo di “vacche magre” i risparmi e le economie si fanno, si devono fare. Ma, la Giustizia parla chiaro: la Legge NON è uguale per tutti! Dobbiamo richiamare alla mente la lezione, sempre verde, di don Lorenzo Milani, un altro grande “disturbatore-rompitore” dei sogni tranquilli degli ipocriti e dei maneggioni dell’italico stivale? C’è bisogno di ripetere che: «Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali» (Lettera ad una professoressa)?

E, dunque. Oggi registriamo una visibilità delle Persone disabili, in gigantografia, che noi, per la verità, abbiamo sempre visto e per le quali ci siamo sempre spesi. E ci spendiamo. Per Etica, per scelta di vita, per il Senso che dà la riflessione profonda sul mistero del Viaggio…
Tutte le Persone dell’Umanità, di ieri oggi domani, sono Persone come me. Persone  diverse come me… e i colori dell’arcobaleno sono infiniti, con le sfumature che sono infinite, con i chiaroscuri che sono infiniti, con le prospettive che sono infinite…
Infinito! Questo è il grande segreto – vincente per le Culture e per le Civiltà – del CUORE umano, più che della ragione, verso la quale nutriamo seri dubbi per ciò che ha gia prodotto e che può continuare a produrre… Ancora o MAI PIÙ Hiroshima e Nagasaki, le Foibe, Dachau…? E non ci parlate di “guerre preventive”; di “bombe intelligenti”; di “guerre giuste”, “sante”; di…
La vita è grande. Com’è grande la Civiltà delle Culture e la Scuola libera che la veicola. La Scuola che insegna proficuamente, dalla parte degli studenti/esse; la Scuola che vive e si lascia vivere come “servizio” e, cioè, come lavoro nobile, svolto da Persone nobili…

Le Famiglie. Le Famiglie delle Persone disabili hanno pagato e, per tante ragioni, continuano a pagare un prezzo “esistenziale” enorme. E non solo dal lato economico-finanziario; ma, soprattutto, dal lato del trattamento indegno di uno Stato che si dice laico e democratico, e che è fondato sulla Costituzione Repubblicana. È ovvio, ci si riferisce a chi ha governato facendolo tante volte male.
Le buone idee, come quelle che sono nei 139 articoli della Costituzione, camminano sulle gambe delle Persone. E le Persone hanno la P grande (se nobili) o la p piccola (se ignobili) a seconda della “visione del mondo”, a seconda del livello di volontà e convinzione a realizzare, davvero, i Principi della Cultura della Solidarietà con tutti e, in particolare, con le Persone che portano e sopportano una croce per tutta la vita, e con queste le Famiglie, le Associazioni…
Ancora c’è tanto cammino da fare… La forma mentis solidale,  diffusamente convinta, passa dalla Cultura e dai Saperi, che la Scuola, la migliore Scuola europea, veicola e inculca criticamente.

*Ispettore del Ministero dell’Istruzione, Direttore del mensile «Scuola e Vita», autore del libro Persone disabili. In Famiglia, a Scuola, in Società (Ferrari Editore, 2011). Di quest’ultimo si legga nel nostro sito un ampio approfondimento di Salvatore Nocera, cliccando qui. Sempre di Fusca, infine, segnaliamo nel nostro sito anche il testo intitolato Classi-pollaio: il lancio di un nuovo «modello organizzativo»? (cliccare qui).