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La disabilità, l’età, il reddito e la fruizione dei servizi

Ombra sfuocata di persona in carrozzinaLe interessanti riflessioni e lo stimolante dibattito comparso in Superando sui temi della “gravità” (grave/gravissimo) e dell’accesso ai servizi sulla base delle disponibilità economiche degli utenti, spingono a riprendere alcuni di questi temi nella consapevolezza della grandissima varietà di situazioni a livello nazionale riguardante l’offerta dei servizi territoriali.
MI soffermerò, in tal senso, su alcuni aspetti specifici riguardanti le problematiche connesse all’età delle persone con disabilità e alla questione dell’accesso e della compartecipazione al costo dei servizi. Lo farò in maniera schematica, sperando che ciò non vada a discapito della chiarezza.

Età e disabilità
Com’è noto, una delle questioni con le quali negli ultimi anni sempre più spesso le nostre organizzazioni si confrontano è quello della problematica connessa all’età nella fruizione dei servizi domiciliari, diurni e residenziali (1). Spesso, infatti, i regolamenti comunali o le normative regionali prevedono che al compiere dei 65 anni la persona disabile diventa “anziana” (2) e conseguentemente non può più rientrare (o restare) all’interno della rete dei servizi per la disabilità.
La problematica è di particolare rilevanza per la residenzialità e la questione, negli ultimi anni, si è affacciata, a causa dell’allungamento della vita, anche per le persone con disabilità intellettiva, pur riguardando tuttavia, in maniera significativa, persone con gravi disabilità motorie (malattie genetiche, esiti di gravi traumi). Interessa, inoltre, anche i servizi domiciliari.
Ci si trova di fronte a diversi problemi:
a) passaggio dall’area Disabilità all’area Anziani, con la richiesta di cambiamento di servizio;
b) connotazione sempre più assistenziale (anche nella disabilità intellettiva) degli interventi;
c) diverse regole di erogazione e di compartecipazione al costo dei servizi (3).

Disabilità e reddito
Prima di accennare ad alcune problematiche riguardanti la modifica dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), prevista dall’articolo 5 della Legge 214/11 (il cosiddetto decreto “Salva-Italia”), ritengo importante riprendere la questione della selettività all’accesso in base al reddito (si vedano in proposito, in Superando, le riflessioni e l’esperienza di Glauco Perani in …Ma non dimetichiamo mai il disabile di Saracinesco!, disponibile cliccando qui).
Se infatti, in genere, quando si rispetta la vigente normativa (e non è scontato), la problematica dell’accesso non investe soggetti con grave disabilità intellettiva che dispongono della sola, misera, pensione di invalidità e dell’indennità di accompagnamento, il problema è particolarmente rilevante in soggetti anche con grave disabiltà motoria che dispongono di reddito, anche basso, da lavoro o pensionistico.
In moltissimi casi – si tratta in genere di servizi domiciliari sia attraverso l’assistenza domiciliare o gli assegni di cura – si è in presenza di una forte selettività nell’accesso al servizio e anche valori bassi di ISEE incontrano ostacoli sia per la fruizione che per la compartecipazione (con richieste di contribuzioni orarie che si avvicinano al costo di una prestazione acquistabile sul mercato).
La questione è di estrema delicatezza e la discriminante ai fini dell’accesso non è il bisogno, ma diventa la condizione economica (4). Per altro, tale situazione non è per nulla nuova, pur essendo probabilmente accentuata ora dalla crisi e dalla contrazione delle risorse sociali degli Enti Locali, derivanti dai tagli ai fondi sociali del Governo Berlusconi (5); essa, infatti, è da sempre quella con cui fanno i conti gli anziani non autosufficienti, quando fanno richiesta del servizio di assistenza domiciliare. Nella maggior parte dei casi è la loro condizione economica e quella delle loro famiglie a determinarne l’accesso, tanto che spesso non viene fatta domanda per il servizio, una volte conosciute le regole di erogazione.
Accade spesso di assistere a interventi che non sembrano tanto sostenere una condizione di non autosufficienza, ma – paradossalmente – di indigenza e non autosufficienza (6). E quando la condizione economica espelle dalla fruizione degli interventi, i problemi “si privatizzano”, con la definitiva scomparsa dei servizi dalla vita di queste persone e delle loro famiglie. La presa in carico, già così difficile a realizzarsi, sparisce definitivamente dall’orizzonte di queste persone e dei loro nuclei familiari.

Universalismo e selettività
Il nodo non si può eludere. Se nella sanità e nell’istruzione si è in presenza di universalismo, nell’assistenza bisogna fare i conti con l’articolo 38 della Costituzione: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale».
Come è noto, la Legge 328/00 non ha sancito nuovi diritti e se per alcuni servizi sociosanitari ci si può appellare ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) (Decreto del Presidente del Consiglio – DPCM del del 29 novembre 2001), ai fini della loro esigibilità rimane il nodo della partecipazione dell’utente (se ha redditi deve compartecipare) alla quota sociale (servizi sociosanitari diurni e residenziali) (7).
Ma, questione ancora più rilevante, i LEA non riguardano interventi di natura sociale, come ad esempio l’assistenza domiciliare o gli assegni di cura a sostegno della domiciliarità (8). E per altro, se la gran parte delle Regioni hanno definito, attraverso i percorsi di autorizzazione, le regole di funzionamento dei servizi diurni e residenziali, molto poco è stato disciplinato in termini di servizi domiciliari (9).

Un cenno infine ad un punto della riforma dell’ISEE. Abbiamo fatto precedentemente riferimento alla normativa vigente in tema di compartecipazione al costo dei servizi e alle modifiche che verranno introdotte in applicazione alla legge 214/11. Rispetto al tema della contribuzione, sembra di capire l’intenzione di andare a una modifica del Decreto Legislativo 130/00, nella parte che prevede per gli anziani non autosufficienti una contribuzione sul reddito individuale, diversificando questa situazione da quella della grave disabilità (familiare per gli anziani, individuale per i disabili gravi).
Se così fosse, quando dunque il disabile grave diventa ultrasessantacinquenne, non solo incontrerebbe i problemi che abbiamo avuto modo di accennare sopra in termini di servizi, ma ne troverebbe un altro di notevole consistenza. Ed è forse il caso di non sottovalutare la questione.

*Gruppo Solidarietà.

Note:
(1)
Vedi anche, nel sito del Gruppo Solidarietà, Nel contenitore della non autosufficienza (cliccare qui).
(2) Vedi anche la riflessione della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) e della Caritas Ambrosiana (2008), 
La persona con disabilità diventa anziana (cliccare qui).
(3) Seppur la normativa vigente preveda che per disabili gravi e anziani non autosufficienti la contribuzione al costo del servizio debba essere considerata sul solo reddito dell’assistito. Nel sito del Gruppo Solidarietà (
www.grusol.it) è presente un’ampia documentazione al riguardo.
(4) Vedi sullo specifico le riflessioni di Cristiano Gori in questo sito (
Limiti reddituali per ricevere l’indennità di accompagnamento?, cliccare qui), in merito alla possibilità che la concessione dell’indennità di accompagnamento sia subordinata al reddito.
(5) Vedi al proposito la riflessione di Nerina Dirindin nel numero 1/2012 di «Appunti sulle politiche sociali», sui temi della riforma assistenziale proposta dal precedente Governo (cliccare
qui).
(6) Ad esempio fa riflettere che nella Regione Marche l’assegno di cura (200 euro al mese) rivolto agli anziani non autosufficienti, che ha come criterio di accesso reddito e percezione dell’indennità di accompagnamento, venga erogato a una piccolissima parte dei soggetti aventi i requisiti (nel 2009 il 20%) e valori ISEE di 4.000/5.000 euro. Pare evidente che in questi casi il sostegno sembrerebbe riguardare più la scarsità di reddito che la non autosufficienza.
(7) Vedi in proposito la petizione promossa dalla Fondazione Promozione Sociale di Torino per il finanziamento dei LEA (cliccare
qui).
(8) Sulla questione, oltre all’articolo di Glauco Perani, citato nel testo, si veda anche:
Vita Indipendente e ISEE: il nuovo contesto del welfare, di Segreteria Operativa di ENIL Italia, nel quale si analizza la normativa sulla partecipazione al costo dei servizi, in relazione alle indicazioni Costituzionali (articoli 2-3-24-31-97) (cliccare qui).
(9) Per la situazione delle Marche, vedi
La programmazione perduta. I servizi domiciliari educativi e di aiuto alla persona nelle Marche (cliccare qui); per quanto riguarda i cosiddetti assegni di cura, invece, il reddito non è uno dei requisiti per l’accesso negli interventi per la disabilità; lo è per gli anziani non autosufficienti. Ad oggi – ma sembra che la Regione Marche voglia modificare tale procedura – il reddito dell’utente non viene considerato ai fini dell’accesso alla vita indipendente. Per approfondire: I servizi territoriali per disabili nella programmazione della regione Marche (cliccare qui) e Per patologia o per bisogno? A proposito dei provvedimenti della regione Marche a favore dei malati di Sla (cliccare qui).

Rispetto ai contenuti del presente testo, suggeriamo la lettura – sempre nel nostro sito – di:
Oggi la priorità è il riconoscimento giuridico dei disabili gravissimi (di Giorgio Genta e Dario Petri, cliccare qui); Disabilità gravissima? No, grazie (di Giampiero Griffo, cliccare qui); Non sempre le parole sono pane (di Giorgio Genta, cliccare qui); Se la questione della gravità diventa terreno di contrapposizioni (di Cecilia Marchisio e Natascia Curto, cliccare qui); Sui gravissimi, ricapitolando (di Giorgio Genta, cliccare qui); Parliamo di «persone che necessitano di maggiori sostegni» (di Giampiero Griffo, cliccare qui); Autodafé ovvero le parole bruciano come il fuoco? (di Giorgio Genta, cliccare qui); …Ma non dimentichiamo mai il disabile di Saracinesco (di Glauco Perani, cliccare qui).
E anche di:
Una petizione popolare per il finanziamento dei Livelli Essenziali (cliccare qui); Temi caldi e forti preoccupazioni nell’incontro con il Ministro e il Sottosegretario (cliccare qui); Vita Indipendente e ISEE: il nuovo contesto del welfare (di Segreteria Operativa di ENIL Italia, cliccare qui); Limiti redituali per ricevere l’indennità di accompagnamento? (di Cristiano Gori, cliccare qui); Nulla è più vitale e paritario della libertà di autodeterminarsi (di Ida Sala, cliccare qui).