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Non è Libertà essere rinchiusi in un istituto!

Particolare di volto di donna molto tristeLa lettera-appello cui diamo spazio oggi si affianca idealmente all’analogo messaggio di Cinzia Rossetti, da noi ripreso qualche settimana fa (Posso vivere o no?, disponibile cliccando qui), proviene anch’essa dalla Lombardia e si rivolge sempre al ministro e al sottosegretario del Welfare Elsa Fornero e Maria Cecilia Guerra, al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e a Margherita Peroni, che nella stessa presiede la Commissione Sanità e Assistenza.
«Siamo in attesa di sapere le vostre intenzioni riguardo alle nostre vite!», scrive Elena Wenk ed è proprio questo il tema centrale, in un’epoca ove si continuano a operare tagli in ambito sociale: il destino di tantissime persone adulte con disabilità, che per poter condurre una vita degna di tale nome, hanno bisogno che i loro progetti personalizzati vengano sostenuti.

Ho 43 anni e sono affetta da atrofia muscolare spinale di tipo 2 (SMA 2). Ho l’invalidità dell’100% e non sono in grado di svolgere autonomamente le normali funzioni quotidiane, come alzarmi dal letto, sedermi in carrozzina, andare in bagno, farmi la doccia, prepararmi da mangiare, uscire di casa, coricarmi ecc. ecc.
Mia madre è deceduta e mio padre è ultraottantenne; ho un fratello adottivo malato psichiatrico e una sorella che abita piuttosto lontano e ha “la sua vita”, cioè un marito, un lavoro, una casa e tre figli di cui occuparsi. Attualmente, quindi, non ho praticamente nessuno su cui contare, se non l’aiuto di due assistenti personali assunte come badanti, che fanno i turni giorno, notte e festività.
Nella mia situazione ci sono milioni di persone adulte con disabilità che, come me, non possono più contare sulle loro famiglie.
Se non ci garantite il contributo economico, finanziando i progetti personalizzati per la Vita Indipendente, secondo la Legge 162/98, che cosa avete previsto per noi? Ci volete tutti rinchiusi in istituti o volete eliminarci come ai tempi del nazismo in cui i disabili erano considerati solo un “peso economico” per la società e “vite non degne di essere vissute”?
Tenete conto che molti di noi hanno studiato, sono anche laureati, ma non avendo un assistente che li accompagni sul posto di lavoro, per loro ci sono ancora meno possibilità di trovare o mantenere un’occupazione di quante non ce ne siano per chi non ha disabilità. Non vi rendete conto che con un’adeguata assistenza personale molte persone invalide potrebbero anche essere produttive e diventare così un arricchimento e una risorsa per la società?

L’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce che «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona». In riferimento ciò, è superfluo ricordare che la “Vita” è sacra anche in caso di grave infermità, che la “Libertà” non è certo essere rinchiusi in un istituto e che la “Sicurezza della propria persona” – per una persona con disabilità – non è essere abbandonati a se stessi, rischiando di morire di incuria perché ci avete tagliato i fondi che ci garantiscono di pagarci un’assistenza autogestita a domicilio.
Siamo in tanti e siamo uniti in movimenti e associazioni che difendono i nostri diritti, primo fra tutti il diritto alla Vita Indipendente delle persone con disabilità, che è quello che li riassume tutti. Quindi non potete più ignorarci!
Ora siamo in attesa di sapere le vostre intenzioni riguardo alle nostre vite!