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«InVisibili»: così giovane, ma già così visitato

Simone FantiQuasi 400.000 utenti unici, dati della prima metà marzo. Simone Fanti comincia la chiacchierata con noi comunicandoci questo risultato e ci colpisce. Lui, uno dei tre blogger del fortunato e ancora giovanissimo (compirà due mesi alla fine di marzo) blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», dedicato al mondo della disabilità, aggiunge: «Il “Corriere.it” è un canale fortissimo, eppure il dato mi ha sorpreso, non pensavo raggiungessimo tali numeri».
In effetti gli ingressi sono stati davvero tanti e tutto il mondo della disabilità se ne rallegra perché, a differenza di molti altri luoghi della rete dove si dialoga per lo più tra diretti interessati e addetti ai lavori, il «Corsera» intercetta un gran numero di persone, la maggior parte dei suoi lettori, che con la disabilità non ha necessariamente a che fare. Parlavamo proprio di questo in una nostra recente intervista con Alessandro Cannavò, ideatore dell’iniziativa. A dimostrarlo ci sono anche i commenti ai post, inviati spesso da teste che per le prime volte si mettono a ragionare su questioni che affondano – per altro in profondità – in quel vasto contenitore etichettato con la parola “disabilità”.
Abbiamo detto che il punto di forza del successo sta senz’altro nella sua collocazione all’interno della testata giornalistica più letta dagli italiani. E avevamo già scritto quanto questo dato da solo fosse da salutare come un passo significativo nella direzione dell’inclusione. Ma ci devono essere anche altri “ingredienti segreti”. Li chiediamo a Fanti.

«Il nostro team, è questo il vero ingrediente segreto. È variegato e di alta qualità. Ogni post è il risultato di ragionamenti che facciamo insieme alla riunione. Uno di noi di volta in volta presta la sua penna, ma il contenuto e l’andamento del pezzo sono frutto di cinque, sei teste, quelle di due caporedattori del “Corriere”, di Franco Bomprezzi [direttore responsabile anche del nostro sito Superando, N.d.R.], che ha un carattere molto forte e di Claudio Arrigoni, che ha una grandissima esperienza. Forse il meno preparato sono io. La presenza di Barbara Stefanelli, vicedirettore del “Corriere” ed “espertona” di blog, si sente e ci fa bene. E sentiamo in qualche modo anche lo sguardo di Ferruccio De Bortoli [direttore della testata, N.d.R.]. Non ci siamo confrontati con lui personalmente, ma il fatto che usciamo anche in homepage del “Corriere.it” e veniamo ripresi anche nel cartaceo dimostra che anche lui ci vuole valorizzare».

Qual è la caratteristica che ti contraddistingue all’interno del blog?
«Ho un modo di interagire con la mia disabilità leggero, scanzonato, sono quello un po’ più autoironico, quello che prende “un po’ in giro” la disabilità. Mi sto facendo conoscere dai lettori, recentemente mi sono esposto raccontandomi padre di una ragazzina che adesso è adolescente, confessando i miei sensi di colpa e la mia preoccupazione. I commenti mi hanno dato quello che speravo: l’attenzione di tutti è stata nel rapporto padre-figlio adolescente e la questione disabilità, cui pur accennavo nel mio post, è passata in secondo piano. Obiettivo raggiunto, dunque, perché il mio intervento andava proprio nel senso dell’eguaglianza di tutti i padri, di tutti i figli, di tutti gli esseri umani».

E gli argomenti che avete scelto?
«Siamo riusciti a trattare temi molto forti, e li abbiamo trattati secondo me bene, lanciando e poi tornando su tematiche con argomenti nostri, mettendoci la faccia, tutti noi stessi. Certo, non parlerei di “giornalismo”, perché qui manca la componente della notizia».

Come va l’interazione con i lettori?
«Mi sarei aspettato commenti più “sciocchi”, e invece abbiamo trovato interlocutori che hanno voglia di parlare di questi argomenti in maniera seria. Quando di recente abbiamo affrontato il tema della sessualità e abbiamo attirato quasi trecento commenti con un solo post, sarebbe stato facilissimo cadere nella banalità, nella volgarità. In realtà ci sono stati momenti molto intelligenti. Io, autore di quel post, per mia natura tendo a moderare pochissimo, per cui i commenti che appaiono sono quelli che sono arrivati, così come sono arrivati. Solo tre, quattro li ho tolti perché erano volgari o fuori luogo. Ma su quasi trecento è niente. Si è aperto un dibattito educato, pulito, ed è stata una sorpresa piacevole».

Nei giorni scorsi InVisibili ha pubblicato un post di Fanti che dava voce al racconto di una madre che accompagna il figlio disabile da una prostituta. In risposta ai quasi trecento commenti, anche Franco Bomprezzi si è esposto, ripubblicando un pezzo che aveva scritto diverso tempo fa e che racconta la sua esperienza di ventenne disabile con una prostituta.
Nel nostro sito, Andrea Pancaldi, responsabile della Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna, a proposito di questi interventi ha avanzato un’osservazione importante e probabilmente imprescindibile: di questo tema si è parlato e scritto molto e ancora si continua a farlo (si veda, a titolo di esempio, l’interessante convegno svoltosi il 17 marzo scorso a Udine dal titolo L’emozione opaca: l’intimità). Insomma, non siamo proprio, oggi – marzo 2012 – all'”anno zero” e chi ne scrive dovrebbe non dimenticarsi mai di tenerne conto, pena trasmettere ai nuovi lettori il senso che sia un argomento tutto nuovo. Questa in effetti è una sfida per i tre moschettieri inVisibili: poiché si rivolgono al lettore generico che ha buona probabilità di non aver mai riflettuto su alcuni degli argomenti proposti, sta a loro presentare argomenti che allarghino i suoi orizzonti, ma che gli facciano anche capire che dietro è già stata fatta tanta strada. Torneremo presto anche noi su questo tema, presentando il progetto di un documentario, The Special Need, che si incentra su una storia simile a quelle appena citate.

Continuando a parlare di rapporto con i lettori, chiediamo a Fanti se arrivano loro anche molte mail private, oltre a tutti i commenti pubblici che leggiamo anche noi.
«Nel 99% dei casi la gente risponde nel pubblico e cerchiamo di tenere la discussione nel pubblico. Quando mi arriva una comunicazione nel privato, invito il lettore a pubblicare il suo scritto anche sul sito, per accelerare il processo del dibattito. Direi che ogni 150, 200 commenti arrivano solo due, tre mail. Il nostro blog è come una chiacchierata tra amici, o così almeno vorrei che fosse».

I vostri lettori sono tutti fuori dal mondo della disabilità?
«No, no, dipende dal post. Abbiamo visto che quando Claudio Arrigoni scrive storie di “ragazzi straordinari”, come quello che a tredici anni è riuscito a fare approvare una regola per giocare a calcio con le stampelle, o quella che sogna le Paralimpiadi tirando di scherma con tutti e quattro gli arti amputati, ecco, in questi contesti raccogliamo tanti lettori senza disabilità, così come nei post che hanno affrontato il tema della sessualità o quello in cui mi sono raccontato come genitore.
La mia lettera aperta al presidente dell’INPS ha raccolto invece due tipologie di lettori, quelli che raccontano la propria storia di persona con disabilità o di familiare, e quelli che ragionano da un punto di vista tecnico. Ci sono stati anche dipendenti dell’INPS – almeno io credo che lo siano – che mi hanno raccontato quello che c’è dietro a quanto avevo detto io con i numeri. E sono convinto che altri contesti ancora chiameranno altri tipi ancora di lettori. È la bellezza di scrivere per una testata generalista».

Qual è il taglio delle storie che scegliete di raccontare?
«Ci siamo imposti di non scadere mai nel lacrimevole. Cerchiamo storie battagliere, stimolanti, con quella marcia in più che si fa notare».

Sembri del tutto soddisfatto dell’avventura di blogger di InVisibili fin qua…
«Questa avventura mi ha ridato la voglia di fare il mio lavoro di giornalista. Iniziavo ad annoiarmi, mi pareva di aver già visto e scritto quello che avevo da scrivere. Mi chiedevo: qual è il prossimo obiettivo? Questa iniziativa mi ha dato un’iniezione di energia e ne stanno pagando le spese i miei compagni di viaggio. Ho già scritto altri sei pezzi che attendono la loro analisi prima di venire pubblicati!».

Tu scrivi già in un altro blog. Quali sono le differenze con questo?
«Scrivo su Ok Salute, ma è un blog più di servizio, legato a quello che la persona con disabilità può fare. Non tutte le persone in carrozzina sono consapevoli che ci sono sport, iniziative a cui possono partecipare. Solo da poco più di un mese, ad esempio, so che una persona con disabilità può fare immersioni subacquee [molti articoli si possono altresì leggere in Superando su questa interessante e affascinante possibilità, raccontata nel libro Subacquea e Disabilità di Aldo Torti, che dalla fine degli anni Ottanta porta i disabili motori nelle profondità marine, e cadenzata dalle iniziative di HSA Italia-Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Disabili, come il Premio Sirena, N.d.R.]. Oppure per quanto riguarda i cosiddetti “viaggi avventura” [tema anche questo assai caro a Superando, che lo ha affrontato per la prima volta con il resoconto dell’arrampicata di Giampiero Griffo sulla cima di Machu Picchu, N.d.R.]. È stato proprio tramite il racconto di un mio viaggio che ho conosciuto per la prima volta Alessandro Cannavò».

Com’è andata?
«Ad Alessandro è capitato di leggere il mio racconto di viaggio in Vietnam e gli è piaciuto al punto da volerlo pubblicare. Ci siamo conosciuti ed è pian piano maturata l’idea del blog».
Un’idea, aggiungiamo in conclusione , che è davvero felice e che siamo convinti lascerà il segno nel percorso di inclusione che da diversi anni tutti insieme stiamo percorrendo (Barbara Pianca).