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Enea e le donne

Un'immagine del «teaser» di «The Special Need»È solo un teaser ma è così accattivante… Sapete cos’è un teaser? È un trailer girato quando ancora il film non esiste. Viene utilizzato per lanciare un progetto cinematografico, mostrarlo a possibili produttori e distributori e invogliarli a investire nella realizzazione o nell’acquisto dell’opera.
In questo caso parliamo del teaser di The Special Need, documentario italiano rimasto in preproduzione per alcuni anni e che ora finalmente, tra questa primavera e l’estate, entrerà in produzione. Nell’homepage del sito internet dedicato, il teaser compare come primo elemento. Guardatelo: è vivace, colorato, intelligente, accattivante. Dura due minuti, mostra Enea con un amico, viaggiano in un furgoncino grigio seguendo una mappa (ma dove andranno?) e poi trascorrono una giornata al mare (però non è questa la meta finale) a fare sub, a sotterrarsi sotto la sabbia e a guardare le donne in costume da bagno. Già. Le donne. Perché è questo che vuole raccontare il documentario del regista Carlo Zoratti: il rapporto di Enea con le donne.

«Mi chiamo Enea Gabino, ho ventisette anni», si presenta nel teaser Enea, che nel frattempo ne ha compiuti 28, «sono alto un metro e settant’otto metri. Sono un super iper mega ragazzo dolce, romantico, sexy». A Enea, nel pieno della sua potenza sessuale, piacciono tante ragazze, ma non ne ha ancora avuta una. C’è la sua ex “morosa” Alessandra, «con cui avevo voglia di fare l’amore sul letto ma non l’abbiamo fatto». Poi ci sono Michelle, Valentina, Dafne, Elena, Giorgia, Sofia di Brescia, la Ceci, Anna, Camilla e Martina. Come mai con nessuna di queste c’è stata una storia? La risposta che sì dà Enea da solo nel teaser è che è un po’ “picchiatello”. Con queste parole si riferisce al fatto che è un ragazzo autistico e la sua particolare forma di autismo gli rende difficile costruire una relazione. Anche i suoi genitori confessano che lui, più di tutto, desidererebbe una fidanzata. Solo che poi, subito dopo, aggiungono: «Ma non è semplice, cosa si può fare?».

Ecco, è esattamente qui, su questa domanda, che si innesta l’idea del documentario. Perché un’idea ci sarebbe, solo che è «controversa» (definizione presa dal teaser): si potrebbe pagare per ricevere attenzioni sessuali. Solo che il mercato nero della prostituzione in Italia – al di là dell’illegalità dello stesso e dei più disparati giudizi morali personali che ognuno serba in cuor proprio – non è preparato ad accogliere persone come Enea. Accogliere, intendiamo, con consapevolezza, cura, attenzione.
Allora non resta nient’altro da fare per il furgoncino grigio con a bordo Enea e l’inseparabile amico, che attraversare il confine nazionale e salire un po’ più a nord in Europa. Il video documenterà questo viaggio: un’avventura condivisa con un amico e carica di aspettative e tensioni. Come andrà a finire? Ce la farà Enea a realizzare il suo desiderio? E lo potrà vivere bene, con dignità, sentendosi rispettato e accettato? Chi incontrerà lungo il suo percorso?
Carlo Zoratti, il regista, non lo può sapere ancora, perché il viaggio di fatto non è ancora partito. Però sa che tra le varie proposte di alcuni degli altri Paesi attorno all’Italia ce ne sono alcune che prevedono la figura dell’assistente sessuale.

Nel nostro sito abbiamo dedicato un approfondimento a questo delicatissimo tema già nel 2005, con un servizio che analizzava la proposta svizzera allora agli esordi, e cominciava così: «Se si considera quale presupposto incontrovertibile che la soddisfazione delle pulsioni sessuali ed emotive è per tutti gli esseri umani un complesso bisogno primario (fisico e affettivo) – che come tale dev’essere tenuto in considerazione – allora è importante discutere di come poter raggiungere tale appagamento, soprattutto in riferimento alla disabilità, psichica ma non solo».
 Un'altra scena girata da Carlo ZorattiÈ lo stesso identico ragionamento che ha portato Zoratti a ritenere interessante la rappresentazione filmica della ricerca esplorativa di una possibile risposta a tale questione. In Svizzera – come anche in alcuni altri Paesi – esiste una figura professionale preparata per incontrare clienti con disabilità e trascorrere con loro, dietro compenso, alcune ore di intimità. Si tratta, in certi casi, di psicoterapeuti. In molti casi gli operatori hanno seguito una formazione ad hoc. Inoltre, l’incontro a pagamento è da intendersi come un “contenitore aperto”, un momento di intimità e apertura reciproca tra due persone, dove i limiti da segnare e quelli da valicare vengono definiti dinamicamente dall’interazione. Non esiste cioè niente di obbligatorio o dovuto e non c’è nessuna garanzia di rapporti sessuali completi. Quello che si offre è la disponibilità all’incontro e la capacità di ascoltare, osservare, interagire, accogliere, accettare e, a propria volta, mostrarsi.

Se il lavoro della squadra di Zoratti verrà tanto bene quanto il teaser, potrà essere un’occasione per tirare fuori a livello mediatico una volta in più questo tema che – per quanto ormai sviscerato da diversi anni attraverso studi, libri, convegni, approfondimenti, dibattiti, confronti, percorsi personali – viene salutato ogni volta come se fosse la prima volta. C’è da chiedersi il perché.
Se l’era chiesto – dalle pagine del nostro sito – anche Andrea Pancaldi, responsabile della Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna,  in risposta a un gettonatissimo post di Simone Fanti uscito su InVisibili, il blog sulla disabilità di «Corriere.it». «Non siamo all’anno zero», sottolineava Pancaldi. Eppure, per molti di coloro che non sono “dentro” a questo argomento, rimangono ancora insolute perfino le domande “base” del tipo: «Un uomo in carrozzina può avere un’erezione?», «Quanti tra i disabili psichici o intellettivi soddisfano le proprie pulsioni sessuali?», «E quanti tra questi sono donne?».
Di fronte a tanta ignoranza – la parola non è offensiva ma precisa, da intendersi letteralmente come mancanza di conoscenza – trovare canali per comunicare al grande pubblico, cioè a tutti i Cittadini e non solo a quelli direttamente o indirettamente coinvolti con il tema della disabilità, diventa una possibilità importante, da sfruttare con intelligenza.

Simone Fanti, commentando il successo di pubblico del suo post, ci ha raccontato: «Oltre che per il blog di “Corriere.it”, scrivo anche per il sito Ok-Salute. Abbiamo centinaia di esperti a disposizione e perciò, quando ho deciso di affrontare questo argomento, ho contattato i sessuologi della nostra rete. Mi hanno risposto di non aver mai riflettuto prima su questo tema. Ecco la sfida: è ora di ottenere attenzione dal mondo scientifico, gli esperti ci devono comincare a ragionare in modo strutturato». Chissà se qualche esperto analizzerà il lavoro di Zoratti.