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Le richieste di Cittadinanzattiva alla Conferenza delle Regioni

Medicofotografato di spalle in fondo a un corridoio di ospedale«Chiediamo alla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, convocata in via straordinaria a Palermo, di approvare il punto all’ordine del giorno di inserimento delle reti reumatologiche (e più in generale di azioni a favore delle persone con patologia reumatiche), tra gli ambiti di intervento dei Progetti Obiettivo del Piano Sanitario Nazionale 2012».
Lo si legge in una nota prodotta dall’organizzazione Cittadinanzattiva, riferita appunto alle malattie reumatiche, oltre centoventi patologie caratterizzate da un’alterazione del sistema immunitario, causa di un processo infiammatorio cronico. Tra le più note, vi sono ad esempio l’artrosi, l’artrite reumatoide, l’osteoporosi e la spondilite.
Si tratta certamente di un rilevante problema sanitario, se si pensa – per citare solo qualche cifra – che in Italia sono 300.000 i casi di artrite reumatoide, malattia che colpisce a qualunque età (ma per l’81% dei casi oltre i 60 anni), con un costo medio annuo per paziente di circa 11.000 euro. Inoltre, come causa di invalidità, le malattie reumatiche occupano addirittura il secondo posto dopo quelle cardiovascolari e in termini di pensioni di invalidità circa il 27% è causato da una di esse.
E tuttavia, per la sanità pubblica il problema sembra prioritario solo sulla carta, dal momento che resta totalmente disatteso il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013, approvato da quasi un anno, ove le malattie reumatiche vengono definite come «patologie rilevanti», ciò che spesso ha portato a parlarne – anche sulle pagine di questo sito – come di «grandi dimenticate».

Da tutto ciò deriva la chiara sollecitazione di Cittadinanzattiva – da tempo impegnata in questo settore con il proprio Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC) -, con riferimento esplicito a «una proposta avanzata formalmente dall’assessore alla Sanità delle Regione Siciliana Massimo Russo e già condivisa da Renzo Tondo, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, ove si recepiscono le nostre istanze, insieme a quelle di molteplici associazioni che difendono i diritti delle persone con patologie reumatiche, nonché delle società scientifiche» (sia la proposta dell’assessore Russo che una scheda sulle reti reumatologiche e il Piano Sanitario Nazionale 2012 sono disponibili cliccando qui).
«Chiediamo con forza a tutti gli Assessori Regionali alla Salute – si legge dunque nella nota – di esprimere parere positivo a questa richiesta, che oltre a rappresentare una risposta a una priorità di sanità pubblica e alla questione della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, è la dimostrazione concreta che è possibile far partecipare i Cittadini e le loro Associazioni rappresentative alla definizione e all’attuazione di politiche socio-sanitarie in grado di migliorare concretamente la qualità dell’assistenza ai malati reumatici».

Ma non solamente di malattie reumatiche parla Cittadinanzattiva, nel suo comunicato. I destinatari, infatti, di un altro messaggio espresso con chiarezza sono lo stesso Ministro della Salute e quello dell’Economia affinché «garantiscano velocemente il riparto del Fondo Sanitario Nazionale per l’anno 2012 e assicurino la destinazione del Fondo per i Progetti Obiettivo del Piano Sanitario Nazionale». «Lo stop del Ministero dell’Economia a tali provvedimenti – si rileva infatti -, molto probabilmente perché nel mirino della cosiddetta spending review [la revisione della spesa pubblica, in corso di attuazione da parte del Governo Monti, N.d.R.], ci preoccupa molto per due motivi. Il primo è che un’ulteriore e improvvisa riduzione delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale, già duramente colpito dalle precedenti manovre economiche (circa 8 miliardi in meno entro il 2014), rischia di tradursi ancora una volta in un taglio dei servizi ai Cittadini e in un aumento del peso dei ticket. In sostanza si metterebbe ancora una volta le mani nel portafoglio dei cittadini».
«Il secondo motivo – conclude la nota – è che l’eventuale abolizione del Fondo destinato ai Progetti Obiettivo del Piano Sanitario Nazionale 2012, che ammonta a 1,448 miliardi di euro, potrebbe “far gola” allo Stato centrale, sempre nell’ottica della spending review. Questa misura, però, andrebbe in contrasto con l’esigenza di equità e uniformità di accesso alle prestazioni, meccanismo che è alla base del sistema incentivante per le Regioni dei Progetti Obiettivo. E in tal senso va anche ricordato che che le linee progettuali del 2012 affrontano anche molti altri importanti temi, come l’assistenza primaria, la non autosufficienza, le cure palliative e la terapia del dolore e le malattie rare». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: mt.bressi@cittadinanzattiva.it (Maria Teresa Bressi).