Contrassegno europeo: manca solo la Gazzetta Ufficiale

Dopo infatti che il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera, manca solo l’ultimo passaggio per risolvere l’annosa questione del mancato adeguamento, da parte dell’Italia, al contrassegno europeo delle persone con disabilità. E quando questo succederà, nei Paesi che hanno aderito alla Raccomandazione Europea del 1998, non si rischierà più di prendere la multa

CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)

Il contrassegno europeo per persone con disabilità

Troppe volte, in questi anni, abbiamo dovuto rilanciare la questione del mancato adeguamento, nel nostro Paese, al contrassegno europeo per persone con disabilità (CUDE – Contrassegno Unificato Disabili Europeo), nonostante lo avesse già prescritto una Raccomandazione del Consiglio Europeo, prodotta addirittura il 4 giugno del 1998.
La questione è ormai abbastanza nota: per anni l’empasse era stata motivata dal “conflitto” tra quel provvedimento e l’articolo 74 del Codice in materia di protezione dei dati personali, ben più noto come “Codice sulla privacy”. Un’empasse che nel 2010, con la Legge 120/10 di modifica del Codice della Strada, sembrava superata. E invece altri due anni sono passati e le persone con disabilità italiane – esponendo all’estero il classico contrassegno “nostrano” arancione – hanno continuato a rischiare concretamente la multa.
Ebbene, ora la situazione sembra effettivamente risolta, dopo che il 25 maggio scorso, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha approvato in via definitiva uno schema di DPR (Decreto del Presidente della Repubblica), dopo il parere favorevole del Consiglio di Stato, provvedimento di «modifica del regolamento di esecuzione del Codice della strada», che prevede «l’adozione di un modello unico di contrassegno per i disabili conforme al modello comunitario, che garantisca adeguatamente la riservatezza degli interessati. La normativa risponde all’attesa delle principali associazioni delle categorie tutelate» (la fonte è un comunicato proveniente dallo stesso Consiglio dei Ministri).
Perché continuiamo a scriverne con cautela, nonostante la notizia sia stata ripresa con entusiasmo ai più diversi livelli? Probabilmente proprio per le continue “frenate” di tutti questi anni, dopo le quali – non essendo ancora stato pubblicato il provvedimento in Gazzetta Ufficiale – vorremmo poter esultare solo dopo quest’ultimo passaggio definitivo.
Al di là di questo, comunque, riteniamo che la questione sia realmente “in dirittura d’arrivo” e anche per questo diamo spazio qui di seguito alle “sensazioni” di Simone Fanti, estratte (per gentile concessione) da una sua nota pubblicata nel blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», tornato in Italia dopo un viaggio in Olanda, durante il quale aveva vissuto sulla propria pelle il rischio di essere pesantemente sanzionato. A lui che chiede se «a qualcuno è successo di prendere multe all’estero per questo problema», facilmente rispondiamo che in questi anni è accaduto a centinaia di persone con disabilità. Ai Lettori, invece, vogliamo ricordare che anche quando la Gazzetta Ufficiale decreterà l’ufficialità del provvedimento, il nuovo contrassegno europeo sarà valido solo in quei Paesi dell’Unione che hanno recepito la Raccomandazione del Consiglio d’Europa. Il consiglio, perciò, è quello di informarsi sempre al meglio, prima di recarsi all’estero. (Stefano Borgato)

Giusto una settimana mi trovavo in Olanda, a Leida, una bella cittadina universitaria, regno incontrastato di biciclette e studenti. Il centro storico, come spesso accade, è chiuso al traffico automobilistico, con dissuasori elettronici con telecomando e così decido di lasciare la vettura su un posto riservato alle persone con disabilità. Espongo il contrassegno – quello arancione per intenderci – e mi accingo a fare il tratto di strada che mi separa dal centro. Poi, voltandomi indietro, vedo che accanto alla mia macchina è ferma la Polizia…
Avranno visto la targa straniera – penso – e controlleranno il contrassegno. Torno così sui miei passi, si fa per dire, mentre vedo un poliziotto che scende a vedere sul cruscotto. Li raggiungo e in inglese dico che la vettura è mia e – come possono vedere – sono un portatore di disabilità.
Con educazione mi raccontano che loro non riconoscono il contrassegno italiano e mi chiedono perché non espongo quello europeo chiamato CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo).
Provate voi a fargli capire che dal 4 giugno del 1998 – data in cui fu pubblicata la Raccomandazione del Consiglio Europeo per l’unificazione del contrassegno – ad oggi l’Italia non aveva ancora trovato il tempo di “ratificarlo” e adattarsi. Provate a spiegare che per una norma legata alla legge sulla privacy in Italia si adotta il cartoncino arancione e negli altri Paesi europei quello blu.
Tutto si risolve, ma mi dicono che in altre città mi avrebbero potuto fare la multa (cosa che in realtà poi non è successa). Ma a qualcuno è successo di prendere multe all’estero per questo problema?
Tornato in Italia, la bella scoperta: il 25 maggio, il consiglio di ministri ha dato il via libera al CUDE… Un piccolo passo verso l’Europa.

Simone Fanti

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