Un nuovo modello di sviluppo sarebbe possibile

È quanto si è detto con forza a Roma, durante il convegno organizzato dal Forum Nazionale del Terzo Settore, per celebrare il quindicesimo anniversario dalla propria fondazione, a patto che venga invertita la rotta e non si guardi più solo ai mercati, per la crescita del Paese, ma a un nuovo modello di sviluppo, più qualitativo che quantitativo, in cui il welfare venga considerato come una delle grandi finalità dello Stato

Andrea Olivero

Il portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Andrea Olivero

Il convegno Non ci salveranno i mercati. Equità, responsabilità e solidarietà per un altro sviluppo, organizzato a Roma dal Forum Nazionale del Terzo Settore, in occasione del quindicesimo anniversario dalla propria fondazione, si è concluso con un appello, una vera e propria sfida lanciata al Governo e alle Istituzioni: «Mentre in queste ore in Europa si sta giocando la grande partita per il nostro continente – ha dichiarato infatti Andrea Olivero, portavoce del Forum, organizzazione cui aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) -, noi siamo qui per chiedere proprio che venga  invertita la rotta e non si guardi più solo ai mercati per la crescita del Paese, ma a un nuovo modello di sviluppo equo, sostenibile, fondato sul principio della sussidiarietà, della solidarietà, sulla crescita qualitativa piuttosto che quantitativa, ancorato ai territori, fondato sulla responsabilità diffusa di Istituzioni, Imprese e Cittadini. Un modello che noi, con orgoglio, affermiamo di saper garantire e in cui il welfare non venga  più considerato un costo da tagliare nei tempi di crisi, ma una delle grandi finalità dello Stato».
«Abbiamo visto in questi quattro anni – ha proseguito Olivero – un costante impegno del Governo e delle forze politiche a tenere sotto controllo la spesa pubblica, senza avere l’ambizione e il coraggio di prospettare una vera uscita dai problemi e senza la capacità di scorgere un obiettivo comune, rendendo sempre più debole la politica nell’affrontare le sue responsabilità».

E a pagare le conseguenze di tutto ciò sono la società italiana e in particolare le persone più deboli, così come il Terzo Settore, arrivato al punto di non poter più garantire il proprio apporto. Basti pensare al taglio al Fondo Sociale Nazionale, passato dagli oltre 2 miliardi e mezzo di euro del 2008 ai soli 179 milioni del 2011; al taglio ai Fondi per l’Assistenza, l’Integrazione degli Immigrati, l’Infanzia e il Servizio Civile; alla continua crescita della tassazione sulle persone fisiche e sul lavoro, senza un equivalente o maggiore aggravio sui redditi da capitale; alla chiusura dell’Agenzia per il Terzo Settore; al mancato sostegno per l’impresa sociale, vera possibilità di rinnovamento dell’economia; e alla contestuale riduzione di agevolazioni alla cooperazione o alla mancata stabilizzazione del 5 per mille.
La cura dei beni comuni, attraverso la disponibilità e l’impegno dei Cittadini, organizzati in migliaia di associazioni, la forza innovativa di giovani, donne e famiglie che oggi continuano a scommettere sul futuro, la ripresa della partecipazione dei Cittadini, in definitiva la coesione sociale, sono tutti obiettivi percorribili, ma che non sono stati presi in considerazione. Il Terzo Settore ha la capacità di costruire questo nuovo modello di sviluppo, ma ha bisogno che la sua autonomia, l’impegno e le risorse che offre vengano riconosciute e rispettate.

Il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, intervenuto al convegno di Roma, ha espresso il proprio sostegno e la propria disponibilità a lavorare secondo il modello di sviluppo che il Terzo Settore propone, cosa che si sta già facendo con esperienze pratiche sui territori, attraverso l’incontro fra pubblico e privato. «È certo – ha affermato – che una parte non secondaria della crisi che viviamo nell’Unione Europea deriva dallo smarrimento del senso della coesione sociale. In questa crisi, accresciuta da una forte crisi della rappresentanza politica, le organizzazioni di Terzo Settore vengono chiamate in causa, ma troppo spesso solo per supplire ad alcune carenze dello Stato e dei partiti. Le vostre strutture sono invece importanti frammenti della costruzione di un’alternativa allo Stato Sociale in crisi».
In modo analogo si è espressa anche Lorena Rambaudi, coordinatrice della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni. «In questa situazione di crisi – ha sottolineato -, che pesa sui Cittadini, sulle Regioni e sui Comuni, il Governo deve capire che non si può pensare solo allo sviluppo economico e alla crescita, ignorando il tema della coesione sociale. Ci rendiamo conto della fragilità sociale che cresce e delle difficoltà nell’erogare servizi, ma abbiamo bisogno che il Governo faccia uno sforzo per mantenere lo stato di sussidiarietà e da parte nostra c’è la disponibilità a lavorare insieme al Terzo Settore e ai Comuni».

Anche Gregorio Arena, docente di Diritto Amministrativo all’Università di Trento e presidente di Labsus (Laboratorio per la Sussidiarietà), nella sua relazione ha riconosciuto il «fondamentale ruolo che le organizzazioni di volontariato, che ricevono circa l’80% della fiducia degli italiani, hanno nel rafforzare la democrazia nel nostro Paese, intesa in senso lato come forma di partecipazione alla vita pubblica».
Ha poi aggiunto che «ad esse spetta il compito di consolidare in primo luogo la democrazia nella sua forma tradizionale, cioè la democrazia rappresentativa, in secondo luogo la democrazia partecipativa e deliberativa, in terzo luogo la democrazia “operante”, cioè quella partecipazione alla vita pubblica che passa attraverso la cura dei beni comuni da parte dei Cittadini, insieme con le Amministrazioni, sulla base del principio di sussidiarietà».
A tal fine Arena ha lanciato la sua proposta per un Piano Nazionale per la Cura dei Beni Comuni, allo scopo di creare un vero e proprio “sistema” per la cura civica dei beni comuni. Il Piano, ha spiegato il presidente di Labsus, «ha bisogno di una regia e i suoi fondatori promotori dovrebbero essere, in una forma di collaborazione strutturata, il Ministero per la Coesione Territoriale e il Forum del Terzo Settore. Da tempo, infatti, sostengo che la nuova frontiera del Terzo Settore, oltre alla cura delle persone, è quella dei beni comuni. Da questi dipende la qualità della nostra vita e del nostro futuro».

In conclusione Olivero ha ribadito che «il Terzo Settore è pronto a fare la sua parte, con impegno e passione, per avviare il processo di cambiamento di cui l’Italia davvero ha bisogno. Pur sapendo che siamo una minoranza, sentiamo e abbiamo un forte senso di responsabilità per portare avanti la nostra proposta, ma chiediamo al Governo e alle forze politiche coraggio e fiducia, e un impegno per un nuovo Patto Sociale volto alla riduzione della povertà e della disuguaglianza, che il welfare sia riformato e considerato un fine a cui tendere per garantire ai Cittadini ben-essere e mettere ciascuno nella condizione di essere autenticamente protagonista del proprio percorso di vita, come vuole la nostra Costituzione all’articolo 3, comma 2 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», N.d.R.]; che sia attuato infine il principio di sussidiarietà, promuovendo in ogni modo la partecipazione dei Cittadini, singoli e associati, nella determinazione e nella costruzione di nuove modalità di impegno civico». (Anna Monterubbianesi)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.

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